Test microbiologico per la prevenzione delle malattie parodontali

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Perché non si dovrebbe mai sottovalutare la parodontite

In odontoiatria una delle patologie con cui si ha a che fare maggiormente è la cosiddetta parodontite (in passato conosciuta anche con il termine di piorrea, oggi poco utilizzato). Molto spesso si sottovalutano le conseguenze che una malattia parodontale può avere sul cavo orale, e quando ci si rende conto della gravità della situazione si rischia di essere già oltre il tempo consentito, con il rischio di incorrere nella perdita definitiva di uno o più denti (a quel punto è necessario ricorrere al ripristino in tempi rapidi, l’ideale è puntare su tecniche di implantologia osteointegrata per ottenere risultati davvero ottimali).  

Si parla di malattia parodontale proprio perché i microrganismi che affollano la placca batterica arrivano a colpire la zona del parodonto, ossia il tessuto di ancoraggio tra dente ed osso, generando un’infezione che tende ad addentrarsi sempre più in profondità, creando un accumulo batteriologico che porta ad allontanare sempre più la gengiva dal dente. 

Questa ritrazione e conseguente perdita di tessuto osseo fa si che si abbia una progressiva perdita di supporto dentale, con uno o più denti che iniziano a diventare mobili fino alla loro definitiva caduta.

I controlli periodici dal proprio odontoiatra di fiducia, uniti ad una buona igiene orale quotidiana, consentono di tenere sotto controllo la situazione ed evitare di trascurare alcuni dei possibili sintomi che possono condurre ad una malattia parodontale, come:

  • arrossamento, gonfiore e sanguinamento a livello gengivale;
  • retrazione della gengiva stessa (questi sono sintomi che possono farci sospettare che sia in atto una malattia parodontale, ma sarà l’odontoiatra a dover stabilire con esattezza la situazione).

Come il test microbiologico può aiutarci a prevenire la parodontite e le malattie parodontali

Detto questo, un odontoiatra ha degli strumenti che consentono di prevenire nel tempo la comparsa di una malattia parodontale, o quanto mai di anticipare la diagnosi il più possibile, nel caso in cui si inizino a notare i sintomi precedentemente considerati. 

L’intento di un’odontoiatra deve essere quello di non mettere un rattoppo ad una situazione potenzialmente compromessa, ma di fare in modo di poter curare la patologia quando questa è ancora ad uno stadio non avanzato.

Ecco perché il tracciamento del profilo microbiologico di un paziente può essere decisivo, nell’ottica di prevenire la formazione di casi di parodontopatia!

Il test microbiologico è, in sostanza, un’analisi del DNA batterico presente all’interno della bocca del paziente. Si tratta, quindi, di un test che consente di conoscere esattamente quali e quanti batteri sono presenti nel cavo orale, isolando quelli che solitamente sono i maggiori imputati della formazione di parodontiti.

Ovviamente non si tratta di un tipo di test richiesto da pazienti perfettamente sani (o che ritengono di esserlo), ma è da consigliarsi nel caso in cui si abbia il sospetto che la malattia possa essere già in atto.

Come si effettua un test microbiologico per la prevenzione delle malattie parodontali?

Si tratta di un esame che non è assolutamente da considerarsi come invasivo, ed è anche particolarmente veloce da eseguire. 

L’odontoiatra utilizza della carta sterile che viene applicata in alcune delle tasche gengivali (sono degli accumuli di batteri della placca, nascosti tra gengiva e dente) dove si sospetta la presenza di batteri responsabili della parodontite e successivamente all’applicazione invia il materiale raccolto ad un laboratorio di biologia molecolare, che in circa 15 giorni manderà un responso elencando se e quali sono i batteri patogeni in bocca, così da poter confermare con certezza la diagnosi di malattia parodontale e far partire i trattamenti necessari ad arrestarla.

Classificazione dei batteri patogeni in un test microbiologico parodontale

In un test microbiologico parodontale non si va a caso, in quanto con il tempo è stato stabilito quali sono i batteri patogeni che portano alla formazione di parodontiti, ideando un elenco che contiene fino a 16 batteri, di cui il test si occupa di scoprire la presenza, e l’eventuale presenza in una forma aggressiva. 

Eccoli di seguito:

  • Aggregatibacter actinomycetemcomitans, un batterio molto comune nelle infezioni del cavo orale, il cui ruolo nella parodontite è considerato molto rilevante;
  • Porphyromonas gingivalis, un batterio altamente patogeno che solitamente non si trova nella normale flora batterica. Tra i possibili responsabili del sanguinamento gengivale;
  • Porphyromonas endodontalis, un batterio solitamente associato a casi di parodontite, infezioni endodontiche, gengiviti e necrosi della polpa dentale;
  • Tannerella forsythia, un batterio altamente patogeno, con forte fattore di virulenza;
  • Treponema denticola, un batterio altamente patogeno e strettamente correlato alle parodontiti avanzate, gengiviti e parodonti ulcero-necrotiche;
  • Peptostreptococcus micros, un patogeno riconosciuto nelle infezioni mediche ed associato nel tempo con la parodontite nella sua forma più avanzata;
  • Filifactor alocis;
  • Synergistetes.

Questi appena elencati sono considerati come i batteri patogeni più pericolosi per una malattia parodontale, difatti lo studioso Socransky alla fine degli anni ’70 definì alcuni criteri utili ad identificare gli agenti patogeni parodontali, suddividendoli in seguito per area di pericolosità

Classificazione di Socransky

Questo studio ha portato alla cosiddetta Classificazione di Socransky, una distinzione delle famiglie di batteri associati alla malattia parodontale e suddivisi per colorazione. 

Quelli che abbiamo appena visto sono classificati con il colore rosso, sono quindi da considerarsi come i più pericolosi.

Esistono però altre due classi di rischio patogeno, più basse e definite con la colorazione arancione e quella verde.

La classe arancione contiene i seguenti batteri:

  • Prevotella intermedia;
  • Fusobacterium nucleatum;
  • Campylobacter rectus;
  • Rothia dentocariosa;
  • Leptotrichia hofstadii.

La classe verde contiene invece questi batteri:

  • Eikenella corrodens;
  • Cardiobacterium hominis.

Per questo tipo di batteri l’odontoiatra stabilisce con il test microbiologico una soglia minima di pericolosità oltre la quale non si dovrà andare (lo capirà sulla base del livello di presenza dei batteri in esame), sia per capire se la malattia parodontale è presente e a che livello.

I trattamenti che seguiranno serviranno a far regredire questo tipo di patogeni al di sotto della soglia di allarme, di conseguenza i test microbiologici dovranno essere ripetuti periodicamente, anche per evitare che si possano avere eventuali ricadute con il tempo e per verificare se i risultati raggiunti si sono mantenuti con il tempo (solitamente il test viene ripetuto ogni 6 mesi).

Il test microbiologico parodontale è quindi un’arma davvero importante a disposizione dell’odontoiatra e di conseguenza, se avete timore che la malattia sia già in atto, sarà importante prenotare un consulto quanto prima per poter eventualmente programmare questo test in tempi rapidi.

Fonti

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