Maria Rita Gismondo e il bioterrorismo

Maria Rita Gismondo

Cos’è il bioterrorismo

Bioterrorismo, una parola che dall’11 settembre del 2001 ha iniziato a fare più paura degli anni precedenti, perché? È da quel giorno, infatti, che la società occidentale è psicologicamente e moralmente segnata.

Gli attacchi terroristici aerei di al-Qaeda contro gli USA hanno acceso il timore che, oltre ad essi, i terroristi possano avvalersi di virus, batteri e tossine per compiere attentati, sabotaggi e stragi tesi a creare isteria collettiva e paura. C’è, in sintesi, la preoccupazione che usino il bioterrorismo. Per garantire la nostra sicurezza, scienziate come Maria Rita Gismondo, lavorano ogni giorno.

Breve storia del bioterrorismo

La storia è piena di conflitti in cui sono state usate armi biologiche, ma certamente diverse da quelle impiegate ancora oggi. La differenza principale è che, nel passato, gli agenti patogeni erano nascosti in oggetti creati ad hoc, oppure venivano trasmessi per mezzo di cadaveri e carcasse di animali infetti.

Gli obiettivi potevano essere diversi: per esempio, contaminare pozzi e cisterne d’acqua usate sia dagli eserciti che dai civili, oppure sterminare le popolazioni tramite regali di amicizia o prostitute che trasmettessero malattie veneree. Tartari e inglesi sono stati veri maestri nella guerra biologica, almeno fino allo sviluppo della microbiologia.

Il ruolo della microbiologia nel bioterrorismo

Cosa accade con lo sviluppo di questa nuova branca del sapere? Durante il XIX sec., iniziò la produzione di patogeni specifici quali Bacillus anthracis e Pseudomonas mallei.

La prima a comprendere le potenzialità di queste nuove armi fu la Germania. Per questo motivo ebbero un grandissimo ruolo nella Prima Guerra Mondiale. Da quel momento anche la Gran Bretagna, gli USA, il Giappone e l’URSS parteciparono alla corsa per la produzione di armi biologiche.

Ciò portò, nel 1972, 140 stati alla ratifica della Biological and Toxin Weapons Convention, un trattato internazionale che mise al bando tutte le armi biologiche (che purtroppo però non significa che le varie Nazioni abbiano smesso di produrle).

Il bioterrorismo oggi

Il primo vero attacco bioterroristico avvenne negli anni ’90 in Giappone, da parte della setta religiosa della Sublime Verità attraverso spore di antrace. Gli attacchi più famosi, però, li misero a punto la setta di Rajneesh nel 1984 in USA e quella di Aum Shinriky che nel 2004, sempre in Giappone, ne fece diversi.

Nello stesso anno ci fu un incidente che coinvolse il ministro Tony Blair, in cui gli vennero lanciati addosso dei profilattici pieni di polvere viola e ciò non solo dimostrò la vulnerabilità dei Parlamenti a questo genere di attacchi, ma sensibilizzò anche molto l’opinione pubblica.

La sensibilizzazione fu così forte che i il Presidente degli USA Bush lanciò l’iniziativa globale “Biodefense for the 21st Century”. Ciononostante, nel 2005 al-Qaeda annunciò il progetto di un attacco alla Camera dei Comuni britannica ma, fortunatamente, non riuscì mai a produrre armi biologiche nei propri laboratori.

La biosicurezza

Chi si occupa della sicurezza delle popolazioni davanti ad attacchi e minacce di questo tipo? Una delle migliori menti italiane è una donna: Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di Microbiologia Clinica del Polo Universitario dell’Ospedale “Sacco”. Il suo curriculum prevede una grande esperienza in batteriologia clinica, probiotici, chemioterapia e meccanismi patogeni dei microbi.

Maria Rita Gismondo, la donna che lotta contro il bioterrorismo
Figura 1 – Maria Rita Gismondo

Chi è Maria Rita Gismondo

Una prima laurea in Biologia, una seconda in Medicina e una specializzazione in Microbiologia Clinica, tutte conseguite presso l’Università di Catania.

Dopo gli studi la D.ssa Gismondo parte per Londra, per poi, invece, diventare il professore associato più giovane d’Italia, a soli 33 anni. Da quel momento, la sua vita sarà costellata di “fughe”, una prima dall’ambiente universitario e una seconda dalla sua Sicilia, verso Milano. Lavorando nei laboratori milanesi, diventa un punto di riferimento durante l’epidemia dell’HIV e partecipa a ricerche e progetti molto importanti sul bioterrorismo.

Il contributo alla lotta al bioterrorismo in Italia

Uno dei lavori più interessanti pubblicati dalla D.ssa Gismondo in materia di bioterrorismo è all’interno del libro “Biopreparedness and Public Health: Exploring Synergies” di Iris Hunger, Vladan Radosavljevic, Goran Belojevic, Lisa D. Rotz.

In particolare, Gismondo e il collega Francesco Urbano si occupano di un aspetto fondamentale della lotta al bioterrorismo in Italia: la centralità del lavoro del SSN. In particolare sottolineano come esso possa lavorare con azioni all’interno delle singole Regioni. Importante anche il focus sulla necessità di un’educazione degli operatori delle professioni sanitarie, specie quelli che operano in prima linea.

Questa prospettiva è sicuramente diversa da quella a cui l’opinione pubblica è abituata, ossia a una lotta al terrorismo che sia esclusiva delle forze dell’ordine e che il campo di battaglia riguardi esclusivamente l’ambito della criminalità. Oggi sappiamo che anche la sanità può dare un grosso aiuto a combattere le minacce che ci fanno più paura.

A difesa delle donne

Maria Rita Gismondo non si occupa solamente di ricerca e lotta al bioterrorismo e biosicurezza, ma si mette al fianco delle donne per aiutarle a dotarsi della giusta autostima. Essa è importante sia per vivere bene con sé stesse che per emergere in ambienti difficili come quelli scientifici e militari.

Sappiamo ormai da tempo che le donne hanno le capacità per riuscire bene nelle materie scientifiche (cosa che non era così scontata fino a qualche anno fa, purtroppo), ma sappiamo anche che, ancora oggi, per una donna è difficile emergere in un ambiente a maggioranza maschile. In una breve video-intervista, la D.ssa Gismondi racconta il suo percorso seduta a quei tavoli dove, in genere, le quote blu si avvicinano al 100% e di come – con la sua tenacia – sia riuscita a ottenere il rispetto che meritava.

La Fondazione “Donna a Milano onlus”

L’impegno nei confronti delle donne della D.ssa Gismondi si attua anche attraverso una fondazione, tramite la quale si occupa del benessere fisico e psichico delle donne. La fondazione offre un “Camper d’Ascolto” per contrastare stalking e violenza e corsi di “Autostima al femminile”, anche all’interno del carcere femminile milanese San Vittore.

Un modello da seguire

Maria Rita Gismondi, per competenza, forza, caparbietà e attenzione all’altro nella sua debolezza e fragilità può essere considerata d’esempio per tante donne che vogliono intraprendere studi e carriere scientifiche senza dimenticarsi chi sono e portando il loro prezioso contributo all’intera società.

Laura Zaccaro

Sitografia

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