Terapia batterica contro le ulcere provocate dall’aspirina

Nella foto è possibile vedere una costruzione in 3D del batterio bifidobacterium con la sua celebre forma ad Y.

“Dosis sola facit, ut venenum non fit.”

Questa famosa citazione di Paracelso (1493 –1541) medico, alchimista e astrologo svizzero, pone diverse riflessioni ed è necessario per affrontare questo articolo in cui si correla l’utilizzo di bifidobatteri con problematiche indotte da farmaci, come l’aspirina.

Tra le molte una in particolare evince come il confine tra l’effetto curativo e quello tossico di una molecola sul corpo umano spesso sia determinato dalla posologia della sostanza, ovvero dose e modalità di somministrazione di questa.

In letteratura esistono numerosi casi di farmaci in cui si registra come l’abuso farmacologico possa generare complicanze ad esempio renali o epatiche; se non casi di over-dose gravi che possono addirittura compromettere la vita stessa del paziente.

Si intuisce come da quella che può sembrare un’arguta citazione di uno studioso rinascimentale, diviene presto un principio farmacologico inscindibile, applicabile fin dalla fase di progettazione e sviluppo di un farmaco (drug design).

La tossicità di una molecola dunque è un fattore molto importante da considerare, anche per quelle molecole, o meglio principi attivi e quindi farmaci che, data la loro bassa tossicità, vengono ampiamente assunti, come nel caso degli antiinfiammatori o FANS.

FANS: l’amato “amico-nemico”

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Figura 1 – Nell’immagine sono riportati diversi formati dei più comuni Farmaci Anti-Infiammatori non Stereoidei.

FANS è un acronimo che sta per farmaci anti-infiammatori non steroidei che individua una classe di farmaci dall’effetto antinfiammatorio, analgesico ed antipiretico.

Il termine non steroidei è necessario per distinguerli dagli steroidi, che pur avendo una simile azione anti-infiammatoria hanno una vasta gamma di altri effetti avversi registrati per molti decenni nell’900.

I farmaci anti-infiammatori noti anche per gli effetti analgesici periferici, agiscono sul metabolismo dell’acido arachidonico e dell’acido eicosapentenoico.

Entrambi sono precursori di molecole coinvolte nel processo infiammatorio quali prostaglandine (PG), prostacicline (PC), trombossani (TX) e leucotrieni (LT).

I FANS bloccano in maniera più o meno reversibile il sito di legame di un enzima: la cicloossigenasi COX.

Cox: un enzima chiave

Nel genoma umano esistono due isoforme, cioè strutture enzimatiche simili tra loro e nominate semplicemente come:

  • COX-1 è prodotta costitutivamente e ubiquitaria nelle normali condizioni fisiologiche;
  • le COX-2 sono sintetizzate quasi esclusivamente durante la fase infiammatoria e sono il targert molecolare di due tipologie di FANS: selettivi e non selettivi e all’interno di questa categoria troviamo anche l’Aspirina.

E’ noto ormai da tempo in letteratura che i FANS non selettivi, pur riducendo l’infiammazione e l’aggregazione piastrinica aumentano il rischio di ulcere e sanguinamenti gastrointestinali.

Gli inibitori selettivi della COX-2 hanno meno effetti gastrointestinali, ma promuovono la trombosi e aumentano sostanzialmente il rischio di infarto.

Di conseguenza, gli inibitori selettivi della COX-2 sono generalmente controindicati a causa dell’alto rischio di malattia vascolare non diagnosticata o difficilmente tale.

Questi effetti differenti tra le due tipologie di FANS sono dovuti ai diversi ruoli e localizzazioni tissutali di ciascun isoenzima COX.

Inibendo l’attività fisiologica della COX, tutti i FANS aumentano il rischio di malattia renale e, attraverso un meccanismo correlato, il rischio di infarto.

Gli effetti collaterali dipendono dal farmaco specifico, ma includono in gran parte un aumento del rischio di ulcere e sanguinamenti gastrointestinali, infarto e malattie renali.

Il motivo per cui è consigliabile assumerli sotto prescrizione medica e a stomaco pieno, consiste proprio nel minimizzare la lesività del farmaco nei confronti delle mucose del sistema gastrointestinale.

L’Aspirina

Uno dei prodotti più venduti tra i FANS è sicuramente l’Aspirina, o il noto acido acetil-salicilico, la cui azione comporta una reazione con l’enzima cicloossigenasi (COX).

Questo enzima subisce un’acetilazione in residui molecolari precisi della molecola e questo va ad inficiare sulle funzionalità che rendono l’enzima di fatto inibito.

Gli effetti collaterali indesiderati avvengono ad alti dosaggi e per assunzione a stomaco vuoto dove si possono avere ulcere ed emorragie.

Nella figura sono riportati gli organi colpiti dall'ulcera peptidica provocata dall'abuso di Aspira.
Curabile  con la terapia batterica a base di bifidobatteri.

Figura 2 – Nell’immagine sono evidenziate le principali regioni colpite dall’ulcera peptidica: rispettivamente la parete dello stomaco e la regione Duodenale.

Questo perché si verifica la riduzione della sintesi di sostanze che proteggono la mucosa gastrica e questa condizione può portare all’insorgere di danni gastrointestinali che possono andare incontro a complicazioni e quindi evolversi in ulcere peptidiche.

Per ridurre questi effetti spesso vengono aggiunti alla formulazione composti di natura basica, o a effetto tampone, nonché farmaci associati con effetto gastro-protettivo o/e inibitori della pompa idrogenionica cellulare, o simili inibitori della secrezione cloridrica.

C’è una nuova cura, ed è tutta batterica

Un assortito pool di ricercatori del Mercy Hospital di Cork, alcuni microbiologi dell’APC di Cork con la collaborazione di una società locale l’Atlantia Food Clinical Trials (AFCT), hanno dimostrato che i bifidobatteri possono prevenire le ulcere intestinali indotte dall’Aspirina nell’uomo.

Lo studio prevedeva la somministrazione di una soluzione di specifici batteri per 10 settimane ad un gruppo di volontari, confrontata ad altrettanti volontari che invece ricevevano una soluzione placebo.

Dopo qualche settimana, i volontari furono sottoposti ad un’analisi endoscopica organizzata dall’AFCT, ed i dati così ottenuti hanno dimostrato come le emorragie fossero diminuite in quel gruppo di volontari che avevo assunto il Bifidobacterium rispetto a chi, aveva assunto solo il placebo.

Bifidobacterium

ll genere Bifidobacterium appartiene al Phylum Actinobacteria, bacilli Gram-positivi pleomorfi, asporigeni, anaerobi obbligati, ma talvolta aerotolleranti, chemorganotrofi, immobili.

I bifidobatteri crescono singolarmente, ma anche in catene o aggregati ed hanno una lunghezza che varia da 2 a 5 µm; presentano spesso le estremità rigonfie a forma di clava e possono essere più o meno ramificati.

Frequente è la forma a Y, ma non sono insolite forme bastoncellari più regolari. La forma delle cellule dipende in primo luogo dalla specie di appartenenza, tuttavia anche all’interno di una singola specie la morfologia può cambiare, a seconda delle condizioni di crescita.

Il pleomorfismo dipende principalmente da specifici deficit nella sintesi della parete cellulare.

I bifidobacteri sono commensali del microbiota intestinale e spesso vengono addizionati all’interno di integratori alimentari e alimenti pro-biotici.

Conclusioni

Da un decennio a questa parte, sempre più spesso si cerca di sfruttare il microbiota come mezzo curativo, avvalorando sempre più la tesi che un microbiota sano e ricco è fondamentale per la salute umana. In questo articolo si descrivono nuovi studi che porterebbero a scenari in cui i bifidobatteri possono curare le ulcere intestinali indotte dall’aspirina nell’uomo

Gli studi riportati in questo articolo, aprono nuovi orizzonti biotecnologici per curare le ulcere, sfruttando batteri già noti per le loro proprietà probiotiche negli alimenti.

Simone Giorgini

Sitografia

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