Ebolavirus: Aggiornamento dal fronte e nuove speranze

Transmission Electron Micrograph (TEM) of the Ebola virus, an RNA virus (filovirus) causing hemorrhagic fever.

Virus Ebola, un agente virale estremamente pericoloso

Il virus dell’Ebola è responsabile di una grave malattia nell’uomo che si caratterizza come febbre emorragica e che presenta un alto tasso di mortalità. L’agente eziologico responsabile è l’Ebolavirus (EBOV, figura 1), della famiglia Filoviridae. Si tratta di un virus a RNA a singolo filamento individuato per la prima volta nel 1976 nella Repubblica Democratica del Congo (nel territorio di quello che ai tempi era lo Zaire, stato da cui poi l’agente stesso ha tratto la propria denominazione, Zaire ebolavirus, mentre il nome “Ebola” deriva da quello del fiume che scorre vicino ai primi focolai individuati), in un malato che presentava febbre alta ed emorragie a vari livelli.

Immagine al microscopio dello Zaire ebo

Figura 1 – Immagine dello Zaire ebolavirus al microscopio

Virus Ebola: un’emergenza globale

A partire da allora sono state registrate diverse epidemie, tra cui quella del 2014-2016, che tutti ricordano per il maggior risalto dato dai media internazionali, sia perché l’emergenza in Africa riguardava più nazioni (Mali, Senegal, Nigeria, Sierra Leone, Guinea e Liberia), sia perché in quell’occasione è avvenuto il primo caso di contagio del virus in Europa. Il fatto è avvenuto in Spagna, nell’ospedale Carlos III di Madrid, dove un paziente, che aveva contratto il virus mentre si trovava in Liberia, lo ha poi trasmesso ad un’infermiera. Alla fine di quell’epidemia in Africa si contavano circa 10000 decessi, secondo dati rilasciati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’emergenza però, non è mai finita. Nel 2017, sempre nella Repubblica Democratica del Congo, un focolaio ha causato 9 vittime in una zona remota del paese che, proprio perché isolata, non ha permesso al virus una diffusione più estesa. Nel 2018 una nuova grave epidemia ha fatto registrare 3250 infetti e 2150 decessi, fino all’autunno di quest’anno, quando i casi hanno iniziato a calare. L’OMS ha comunque invitato a rimanere all’erta poiché “ogni caso ancora presente deve essere considerato un potenziale focolaio”, come annunciato la scorsa settimana dal direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, preoccupato anche per il conflitto nel Nord-Est del paese che sta complicando il contenimento dell’epidemia.

Lotta al virus: buone notizie dall’EMA

Tutto questo accade mentre l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), attraverso il Comitato per i Medicinali per Uso umano (CHMP) ha raccomandato l’approvazione per l’immissione in commercio di un vaccino per l’Ebola (rVSVΔG-ZEBOV-GP, che ha preso il nome di Ervebo, figura 2), prodotto dalla Merck e già utilizzato in via sperimentale per la recente emergenza. Si tratta di un vaccino vivo attenuato e ricombinante ottenuto a partire dal Vesicular stomatitis virus (VSV), già usato come base per altri medicinali, il quale viene privato del gene che codifica per la glicoproteina dell’envelope virale, sostituito con quella dello Zaire ebolavirus.

Ervebo

Figura 2 – Rappresentazione schematica della costruzione del vaccino Ervebo. Al virus VSV ricombinante viene fatto esprimere l’antigene di superficie dello Zaire ebolavirus.

Una volta ottenuta l’approvazione regolamentare per il sito produttivo in Germania, attesa per le prossime settimane, la Merck ha preannunciato la possibilità di fornire il vaccino su larga scala a livello mondiale, fatto che è destinato a rivoluzionare la difficile lotta contro questo virus.

Nuovi vaccini contro il virus Ebola

Oltre all’Ervebo, gli scienziati stanno studiando altri vaccini contro diversi generi di Ebolavirus, come il cAd3-ZEBOV, prodotto dalla GlaxoSmithKline (GSK), che utilizza come base un Adenovirus isolato dagli Scimpanzé, lo Chimp adenovirus di tipo 3 (ChAd3), geneticamente modificato per poter esprimere le glicoproteine dello Zaire ebolavirus e del Sudan ebolavirus, oppure il vaccino sperimentale della Johnson&Johnson, che si compone invece di due parti: una derivante dallo Human adenovirus di tipo 26, che esprime la glicoproteina dello Zaire ebolavirus e una seconda parte costituita dal Modified vaccinia virus ankara – Bavarian nordic (MVA-BN), usato anche nella produzione del vaccino contro il vaiolo.

Vaccino: La strategia ad anello

Quest’ultimo, come l’Ervebo, è stato utilizzato in via sperimentale nella recente epidemia secondo una “strategia ad anello” in cui si somministra il vaccino non in modo massivo ma solo alle persone a rischio, cioè a chi è entrato in contatto con i pazienti e a chi a sua volta ha avuto incontri con essi. Questo insieme di persone, a cui si aggiungono ovviamente gli operatori sanitari, rappresenta “l’anello protettivo”, utile ad impedire una rapida ed incontrollata propagazione del virus.

Davide Ghisi

Fonti

Informazioni su Davide Ghisi 2 Articoli
Laurea triennale in Scienze della Comunicazione, Tecniche di Laboratorio biomedico e laurea magistrale in Biotecnologie Mediche. Percorso di studi contorto, persona semplice. Mi appassiona tutto ciò che siamo e che facciamo.

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