Tubercolosi: si fa strada la speranza di cure sempre più efficaci

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Nuove cure e nuovi metodi per combattere la tubercolosi

Per far sì che la scienza faccia importanti passi avanti, c’è bisogno che guardi con attenzione al presente e alle scoperte già fatte. In questo articolo ci focalizzeremo sull’importanza della ricerca e sui passi da gigante che questa sta facendo per combattere la tubercolosi con nuovi metodologie che porteranno a nuove e sorprendenti cure.

È il caso del sorprendente studio effettuato dalla professoressa JoAnne L.Flynn, PhD presso la University of Pittsburgh, circa l’identificazione di nuovi metodi per combattere la tubercolosi. Il concetto su cui si basa l’osservazione è molto semplice: analizzare il cambiamento dell’efficacia di un vaccino già esistente in base alle diverse modalità di somministrazione.

Cos’è la Tubercolosi?

Prima di comprendere meglio l’esperimento svolto, è bene fare un breve excursus sulla tubercolosi.

Trattasi di una pericolosa malattia infettiva che ha come agente eziologico il Mycobacterium tuberculosis, un bacillo non sporigeno, aerobio obbligato, appartenente alla famiglia delle Mycobacteriaceae.

Il micobatterio deve la sua particolare resistenza alla capsula micolica che rende necessaria la caratteristica colorazione Ziehl-Neelsen per permetterne l’identificazione.

La trasmissione avviene fondamentalmente per via aerea, attraverso le goccioline di Flügge o aerosol ed è favorita da ambienti chiusi e sovraffollati. Il serbatoio d’infezione è l’uomo (raramente i primati), statisticamente interessa principalmente uomini e anziani.

Se le particelle inalate sono sufficientemente piccole da oltrepassare le vie respiratorie, il germe forma il tubercolo primario: un nodulo con infiltrato linfomonocitario in cui il micobatterio sopravvive e comincia a moltiplicarsi. Il complesso può rimanere quiescente anche per anni e solo quando vi è una sovrinfezione o una debilitazione immunitaria dell’organismo si ha il risveglio del tubercolo e l’invasione tissutale.

il viaggio del bacillo di Koch nel corpo umano
Figura 1 – il viaggio del bacillo di Koch nel corpo umano

I sintomi tipici della tubercolosi sono tosse cronica, espettorato sanguinolento, febbre, sudorazione e perdita di peso. Per la diagnosi si procede con RX del torace, isolamento del germe dalle matrici in terreno di Lowestein-Jensen o Agar glicerinato e test di intradermoreazione alla tubercolina.

Nell’evoluzione della malattia, possibili anche complicanze polmonari (quali la caverna tubercolare, con distruzione del parenchima polmonare) e extrapolmonari (quali l’estensione al rachide o morbo di Pott). La malattia appartiene al III gruppo dei flussi di informazione insieme alla malaria, la lebbra, l’AIDS e le micobatteriosi non tubercolari, per le quali è obbligatoria la denuncia.

Per la cura, lo schema antibiotico comprende isoniazide, rifampicina, pirazinamide ed etambutolo tranne che per pazienti che non tollerano tali farmaci o affetti da tubercolosi farmaco-resistenti, per le quali si ricorre a streptomicina, kanamicina, amikacina, capreomicina e fluorochinoloni (abbiamo già trattato di formulazioni sviluppate negli ultimi anni).

Per quanto concerne la prevenzione, l’unico vaccino attualmente utilizzato contro la tubercolosi è il BCG o bacillo di Calmette e Guérin dal nome degli studiosi che lo identificarono agli inizi del Novecento; è costituito da un ceppo attenuato di Mycobacterium bovis che protegge l’individuo soltanto per un tempo limitato, e sebbene la sua efficacia sia ben dimostrata sui bambini, altrettanto non si può dire per adolescenti e adulti.

La World Health Organization (WHO) stima che la tubercolosi sia la malattia infettiva più diffusa a livello globale e che insieme all’infezione da HIV – contro cui la scienza sta compiendo veri e propri passi da gigante – sia la principale causa di morte in tutto il mondo, con 1.5 milioni di decessi annui (su una fotografia di ben 2 miliardi di persone infettate).

Nuove cure per la Tubercolosi in arrivo?

Per i motivi appena elencati e per la risonanza socioeconomica della malattia, la comunità scientifica è alla continua ricerca di metodi di prevenzione più efficaci. A tal proposito, come accennato pocanzi, la prof.ssa Flynn – insieme al suo collega Robert Seder del National Institutes of Health (NIH) – ha voluto valutare i diversi effetti provocati utilizzando diverse vie di somministrazione del vaccino BCG.

Per fare ciò, sono stati condotti studi sulle scimmie poiché esse presentano una modalità d’infezione e di sviluppo sintomatologico pressoché identica a quella di noi umani (manco a dirlo, ancora una volta la sperimentazione animale si rende necessaria!): quelle vaccinate tramite somministrazione endovenosa, a differenza della classica iniezione intradermica o della nebulizzazione in aerosol, mostravano un grado di immunizzazione – in termini di risposta di linfociti T helper (CD4+) e citotossici (CD8+) – molto più elevato una volte esposte all’infezione da M. tuberculosis.

Questo studio – pubblicato pochi giorni fa su Nature – seppur concettualmente semplice, apre le porte a probabili nuove scoperte nell’importante campo della prevenzione di una patologia infettiva così ancora ampiamente diffusa, così come soltanto pochi mesi fa, si proponeva di fare uno studio pubblicato sul The New England Journal of Medicine.

Le nuove cure per la tubercolosi passano dal vaccino M72/AS01?

Un nuovo possibile vaccino – M72/AS01, così chiamato perché contenente la proteina ricombinante M72 di derivazione dai due antigeni tubercolari Mtb32A e Mtb39A, insieme al sistema adiuvante AS01 – è risultato in grado di prevenire la progressione dell’infezione quando ancora allo stato latente.

Lo studio, sponsorizzato dalla multinazionale farmaceutica GSK (con hq a Londra) e in collaborazione con IAVI (International AIDS Vaccine Iniziative), è stato effettuato in luoghi in cui la tubercolosi è endemica come Kenya, Sudafrica e Zambia. 3573 adulti di età compresa tra 18 e 50 anni HIV-negativi (la sinergia con HIV è bidirezionale: una patologia peggiora l’altra), sono stati divisi in due gruppi: al primo è stato somministrato il vaccino mentre al secondo un placebo.

I pazienti sono stati monitorati per tre anni e il responso ultimo è stato estremamente positivo a favore delle persone vaccinate, nelle quali la concentrazione di anticorpi e la conta delle cellule CD4+ specifiche sono aumentate dopo la prima dose e sono rimaste elevate per tutto il periodo di monitoraggio.

Sebbene la concreta conquista di metodi di cura stabili ed efficaci sia un percorso ancora lungo, gli studi finora effettuati dimostrano il grande interesse della comunità scientifica nei confronti di una malattia che continua a mietere troppe vittime, nella speranza che, un giorno, per il mondo diventi soltanto un brutto ricordo.

Le nuove cure per la tubercolosi non tarderanno ad arrivare.

Si ringrazia The Medical Alphabet per la gentile concessione del contenuto.

Elena Panariello

Fonti

Informazioni su Elena Panariello 15 Articoli
Studentessa del Corso di Laurea in Scienze Biologiche.

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