“A tutta birra!”: le proprietà prebiotiche della birra che non ti aspetti

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La birra è da sempre la bevanda dalle mille proprietà. Fin dall’antichità veniva usata come “alimento energetico” non solo per l’uomo ma anche per i cavalli, ed è proprio da qui che deriva la famosa frase:
“A tutta birra!”

La birra, oltre ad essere una bevanda ricca di sostanze antiossidanti, polifenoli, minerali ed a basso tenore alcolico, contiene alcune principi nutrizionali molto importanti per la dieta e la salute umana, tanto da poter essere considerato un alimento prebiotico.

Un alimento prebiotico, da non confondere con il probiotico, è ogni cibo costituito da sostanze che non vengono assorbite dall’organismo ma vengono utilizzate dalla flora intestinale favorendone la crescita e stimolandone l’attività. Questi alimenti sono ormai noti per i loro effetti benefici sulla salute e nella prevenzione di patologie.

La birra può essere considerata un alimento prebiotico perché contiene inulina, una speciale fibra idrosolubile dell’orzo e fruttoligosaccaridi (FOS) derivati sempre dall’orzo, ingrediente base della birra. Questi sono tutti carboidrati non digeribili che agiscono con due meccanismi, da una parte richiamano l’acqua nel colon e idratano il materiale intestinale migliorando le funzioni dell’intestino, dall’altra regolano la digestione degli zuccheri e dei lipidi introdotti con la dieta.  Numerose ricerche hanno dimostrato che favoriscono la digestione, riducono i gas intestinali e migliorano la microflora intestinale.

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Lattobacilli

Inulina e FOS, quando vengono ingeriti, non vengono idrolizzati dagli enzimi del tratto digestivo e non vengono assorbiti dalla mucosa gastrointestinale, giungendo così intatti nel colon. Nell’intestino vengono metabolizzate da Bifidobatteri, contribuendo così allo sviluppo e al mantenimento dei microrganismi endogeni benefici, in particolare i già citati Bifidobatteri e i Lattobacilli.

Questo limita la presenza e sfavorisce la crescita di batteri patogeni e dannosi, come Clostridi, Escherichia coli e di altri ceppi batterici potenzialmente patogeni o dannosi. L’attività prebiotica limita anche la formazione di sostanze dannose all’interno del tratto intestinale, prodotte appunto dai microrganismi patogeni gastrointestinali.

Salvatore Gemmellaro

Fonte: Giornale della Birra

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