Una grave malattia autoimmune può essere scatenata da batteri “buoni” dell’intestino

I miliardi di batteri che rivestono le nostre viscere si sono evoluti con noi e svolgono un ruolo cruciale nella nostra digestione, ed in generale nella nostra salute fisica e mentale.

Ma il ruolo delle diverse specie di batteri non è lo stesso nella totalità degli individui. Infatti, batteri che sembrano vantaggiosi per la maggior parte delle persone possono causare danni ad altre. Possono ad esempio innescare una malattia autoimmune nelle persone più vulnerabili.

Lo studio

Martin Kriegel, immunologo dell’Università di Yale, e il suo team hanno condotto uno studio sulle persone affette da sindrome antifosfolipidica (APS), malattia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca una proteina che svolge un ruolo chiave nella fluidificazione del sangue.

Le persone con tale sindrome, anche se giovani, sono più a rischio di coaguli, ictus e aborti, che possono essere anche fatali.

I batteri coinvolti

Kriegel e colleghi si sono chiesti quale fosse il batterio intestinale che può esprimere una proteina simile a quella che può scatenare l’APS e quale fosse il batterio attaccato dal sistema immunitario delle persone affette dalla sindrome.

Credit Image to William E. Ruff, et al.

Dall’analisi dei microbiomi di individui sani e individui affetti da APS è emersa una corrispondenza, una risposta alla domanda: Roseburia intestinalis, una specie di batteri che è annoverata fra i batteri “buoni”, in quanto si ritiene migliori la salute dell’intestino.

Il team ha poi esaminato l’attività del sistema immunitario nell’intestino di persone con APS e persone sane. Mentre R. intestinalis era presente a livelli simili nell’intestino di tutte le persone esaminate, i batteri sembravano causare infiammazione solo nelle persone con APS.

Questi individui presentavano anche degli anticorpi sviluppati per attaccare i batteri, che sembravano molto simili a quelli che avevano sviluppato per attaccare le loro stesse proteine.

Il ruolo di R. intestinalis

Da test sul modello murino, il team di Kriegel ha anche scoperto che, negli animali geneticamente predisposti allo sviluppo di APS, una dose di R. intestinalis potrebbe scatenare la sindrome ma con esiti letali. Tutto ciò suggerisce che R. intestinalis possa inavvertitamente innescare l’APS in persone geneticamente predisposte a sviluppare la sindrome.

La variabilità dell’effetto dei batteri sull’organismo

Potrebbe anche porsi il caso che un batterio benefico per una malattia sia invece dannoso per un’ altra. I geni e lo stile di vita di una persona, poi, potrebbero potenzialmente influenzare il modo in cui i batteri influiscono sulla salute e sulla vita dell’individuo.

!lla luce di quanto sopra, la speranza è che il microbioma possa offrire nuovi approcci terapeutici per le persone con malattie autoimmuni come l’APS.

Teoricamente, una volta che ad una persona è stata diagnosticata la malattia, rimuovere il microbo dal suo microbioma intestinale potrebbe infatti aiutare a prevenire i coaguli futuri e, quindi, risvolti anche fatali.

Alice Marcantonio

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