Xylella fastidiosa: piaga dell’agricoltura sub-tropicale e mediterranea

Solo un microrganismo, eppure così potente da aver messo in ginocchio la produzione di agricoltori in tutto il mondo suscitando un enorme interesse scientifico, ecologico, economico ma anche politico. Scopriamo di più a proposito di Xylella fastidiosa.

Un po’ di storia sulla diffusione

Xylella fastidiosa è un batterio Gram negativo, asporigeno, della classe Gammaproteobacteria, famiglia delle Xanthomonadaceae, di notevole interesse fitosanitario, in quanto responsabile del “Complesso del disseccamento rapido dell’olivo (CoDiRO)”. Tale devastante sindrome causa il disseccamento dell’olivo e spesso la sua conseguente morte, provocando ingenti danni ecologici ed economici, avendo colpito regioni in cui la produzione di olive e olio rappresenta un’enorme fetta della produzione primaria.

Il ceppo coinvolto in questa fitopatologia è ST53 di Xylella fastidiosa spp. pauca, individuato dapprima in Costa Rica sull’oleandro, sul mango, sulla noce macadamia e sul caffè, e probabilmente importato nel sud Italia, secondo le analisi dei virologi del CNR di Bari e un’analisi di Coldiretti. Il primo focolaio di questa sindrome in Unione Europea risale ad ottobre 2013, quando X. fastidiosa venne rilevata in alcuni olivi in provincia di Lecce, in Puglia. Da allora la sua presenza è stata segnalata anche in Francia, Spagna e Germania, per cui, dopo la pubblicazione del parere dell’EFSA, nel febbraio 2014, la Commissione Europea ha disposto misure di emergenza e iniziative di contenimento per combattere la diffusione e l’ulteriore introduzione del microrganismo negli altri paesi dell’Unione Europea. Tali misure furono poi inasprite a maggio e poi a ottobre del 2015, provocando un importante interesse mediatico sulla questione.

pianta d'ulivo seccata poichè colpita dal batterio Xylella Fastidiosa
Figura 1 – Pianta d’ulivo colpita da Xylella Fastidiosa

Piante ospiti

Oltre all’olivo, questo ceppo è stato rinvenuto in molte altre specie di piante ospiti (già al mese di marzo 2015), come mandorlo, ciliegio, oleandro, Vinca minor, Polygala myrtifolia, Westringia fruticosa, Acacia saligna, Spartium junceum. In Brasile, X. fastidiosa è stato descritto come l’agente eziologico della Clorosi Variegata di Agrumi (CVC), una malattia che ha causato danni economici significativi anche all’industria agrumicola brasiliana. Ma vediamo le sottospecie nel dettaglio e quali piante aggrediscono. Ad oggi sono state individuate 4 sottospecie di X. fastidiosa:

X. fastidiosa fastidiosa: vi appartengono ceppi responsabili della malattia di Pierce sulla vite, in cui una volta colpita i germogli muoiono. Questa sottospecie è in grado di infettare anche altre piante di interesse sia economico che ornamentale, come il mandorlo, il ciliegio, la ginestra, l’acero e l’erba medica;
X. fastidiosa sub. sandyi: colpisce l’oleandro causandone la bruciatura delle foglie ed anche il mandorlo;
X. fastidiosa sub. multiplex: ceppi responsabili del mal di pennacchio del pesco e di alcune malattie del susino, del platano, dell’olmo, della specie di vite Vitis aestivalis;
X. fastidiosa sub. pauca: a questa appartengono i ceppi responsabili della CoDiRO e della Clorosi Variegata di Agrumi già sopra citate.

Ben quattro sottospecie quindi che rappresentano un ostacolo ed un potenziale blocco ad una produzione primaria spesso di vitale importanza. La stima di Coldiretti Puglia è di un danno di oltre un miliardo di euro.

Come agisce Xylella fastidiosa all’interno della pianta?

Non producendo spore, l’infezione da parte di questo microrganismo avviene attraverso la sua diffusione tramite insetti vettori, come le cicaline, che trasmettono il batterio facendo sì che questo colonizzi un nuovo ospite. Il target di questo microrganismo è la rete xilematica all’interno delle piante. Tali condotti si occupano di trasportare l’acqua dalle radici fino alle foglie, per cui la presenza e la moltiplicazione di questo all’interno dei vasi xilematici li ostruiscono e impediscono il normale assorbimento di acqua e nutrienti da parte della pianta, causandone l’essiccamento graduale.

L’affezione si caratterizza per la presenza di intense bruscature fogliari e disseccamenti localizzati di rami e piccole branche distribuiti a caso sulla chioma. I seccumi aumentano progressivamente fino ad interessare l’intera parte aerea della pianta, che così assume il tipico aspetto bruciacchiato. Sui soggetti più fortemente sintomatici, gli agricoltori intervengono con ripetute potature per favorire una ripresa vegetativa che si verifica però soltanto in modo sporadico e settoriale. Il batterio si muove colonizzando sistematicamente i vasi della pianta formando il biofilm, che è considerato il meccanismo principale della patogenicità di X. Fastidiosa.

Le cicaline ed altri insetti vettori, quali le specie della famiglia Aphrophoridae, che si nutrono di linfa ascendente (xylema), trasportano quindi anche il microrganismo da pianta a pianta con un’estrema facilità e difficoltà da parte dell’agricoltore di impedire questo sistema. E’ stato dimostrato anche che il batterio possiede un sistema tossina-antitossina in grado di regolare la formazione di biofilm e coinvolto nello sviluppo di cellule persistenti che permettono al batterio di resistere a condizioni di stress ambientale.

Sputacchina, uno degli insetti vettori di Xylella
Figura 2 – Philaenus spumarius (sputacchina), uno dei vettori di Xylella

Gli ultimi incoraggianti risvolti

Dato l’interesse mondiale che suscita questo batterio, in tutti i settori, sono state indette nel corso degli anni una serie di conferenze scientifiche su X. fastidiosa da EFSA, l’ultima nell’ottobre 2019 ad Ajaccio, Corsica, che ha coinvolto circa 350 specialisti di salute delle piante provenienti da tutto il mondo.

Nel giugno 2020 l’EFSA ha pubblicato linee guida per la rilevazione di X. fastidiosa, un documento per il controllo dei fitopatogeni che definisce dei piani di sorveglianza basati su principi statistici e sui possibili fattori di rischio, grazie anche alle informazioni chiave contenute nella scheda di sorveglianza della Xylella pubblicata nel 2019. I ricercatori dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Consiglio nazionale delle ricerche (Ipsp-Cnr) insieme all’Università degli Studi di Bari e il Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura “Basile Caramia” hanno pubblicato nel 2017 uno studio sulla resistenza al batterio di alcune cultivar di olivo, che conferma sia i fenomeni di resistenza già descritti nella varietà di olivo ‘Leccino’, sia i tratti di resistenza anche nella cultivar FS-17 (all’estero nota come ‘Favolosa’), una selezione di semenzali ottenuta dal prof. Giuseppe Fontanazza e brevettata dall’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Cnr (Isafom-Cnr).

Proprio qualche giorno fa, in Puglia, territorio per primo martoriato dalla diffusione del fitopatogeno, è iniziata con successo la prima vera raccolta dai nuovi giovani uliveti impiantati due anni fa al posto dei campi completamente distrutti dal batterio, un segno di rinascita che fa ben sperare e confidare nel progresso scientifico.

Silvia De Giorgi

Fonti:

  • https://www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/xylella-fastidiosa
  • https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/7411/scoperta-un-altra-cultivar-di-olivo-resistentealla-xylella
  • Evaluation of Olive as a Host of Xylella fastidiosa and Associated Sharpshooter Vectors
    Rodrigo Krugner, Mark S. Sisterson, Jianchi Chen, and Drake C. Stenger, United States Department of Agriculture—Agricultural Research Service, San Joaquin Valley Agricultural Sciences Center, Parlier, CA 93648; and Marshall W. Johnson, Department of Entomology, University of California, Riverside 92521 , 2014
  • The MqsRA Toxin-Antitoxin System from Xylella fastidiosa Plays a Key Role in Bacterial Fitness, Pathogenicity, and Persister Cell Formation
    Frontiers in Microbiology 2016, 7: 904
    Marcus V Merfa, Bárbara Niza, Marco A Takita, Alessandra A De Souza
  • Xylella fastidiosa, la più grave minaccia dell’olivicoltura italiana, Luigi Catalano, in L’Informatore Agrario, n. 16, 2015, p. 37
  • Il disseccamento rapido dell’olivo: stato delle conoscenze, Giovanni Paolo Martelli, su Sapere Food, relazione al convegno tenutosi al Palazzo Comunale di Spoleto, 30 aprile 2015




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