Rischio batteriologico: valutare, prevenire e diagnosticare

Cos’è il rischio batteriologico

Sebbene la gamma di antibiotici in commercio sia sempre più vasta, la resistenza dei batteri patogeni ai farmaci sembra inarrestabile; l’essere umano è, infatti, costantemente esposto alla possibilità di contrarre infezioni batteriche in qualsiasi ambiente di vita quotidiana: tale condizione viene definita “rischio batteriologico”. Questo, oltre al medesimo pericolo legato a virus e funghi (ciò generalmente definito “biorischio”), rientra nel quadro normativo del D.Lgs. 81/2008 che definisce “agente biologico” qualsiasi microrganismo capace di provocare infezioni, allergie o malattie infettive in soggetti umani. 

Possibili scenari

Le principali dinamiche di trasmissione batterica sono quattro:

  • Trasmissione per contatto
  • Trasmissione via aerea
  • Trasmissione tramite goccioline 
  • Trasmissione con vettori fisici (organismi)

Le suddette modalità possono essere fra loro combinate nell’intero processo di infezione, risultando in una propagazione tramite mezzi abiotici e biotici (principalmente artropodi e mammiferi).

Infezioni dovute all’assunzione di acqua o cibo contaminato si sviluppano principalmente con l’ingresso dei batteri attraverso il cavo orale. I microrganismi che sopravvivono al pH acido dello stomaco possono invadere le cellule ospiti e rilasciare tossine, con tutto ciò che ne consegue a seconda della patogenicità del batterio ospitato.

Caratterizzazione batterica

La valutazione del rischio non può prescindere dall’osservazione di alcuni fattori specifici legati ai batteri e alla loro diffusione nell’ambiente:

  • L’infettività, ovvero la capacità del batterio di sopravvivere alle difese dell’ospite e di replicarsi in esso;
  • La patogenicità: capacità di produrre malattia a seguito di infezione;
  • La trasmissibilità: capacità di un batterio di essere trasmesso da un soggetto infetto (o portatore) ad un soggetto suscettibile;
  • La neutralizzabilità: disponibilità di efficaci misure profilattiche (per prevenire la malattia) o terapeutiche (per la sua cura).

Si deve anche fare attenzione alle modalità di diffusione nell’ambiente, che può influenzare il livello di rischio.

Caratterizzazione del rischio

Le autorità competenti si occuperanno di raccogliere informazioni e combinarle al fine di individuare tipologie di rischio crescente, come le seguenti:

  • Rischio nullo: non è prevista alcuna misura;
  • Rischio molto basso: attivazione di misure di preallarme;
  • Rischio basso: adozione di misure ritenute idonee;
  • Rischio medio: adozione di misure atte a impedire il raggiungimento del livello potenziale di rischio;
  • Rischio alto: adozione di interventi necessari a ridurre o eliminare il pericolo connesso;
  • Rischio molto alto: adozione di misure che consentono di ridurre o eliminare la fonte di rischio.

Protezione e analisi

Alla valutazione del rischio deve necessariamente seguire una “risk management”, ovvero la messa in opera di tutte quelle soluzioni che possono minimizzare la probabilità di accadimento dell’evento (misure preventive) o agire sulla magnitudo (misure mitigative), ossia quei provvedimenti tecnico-procedurali volti a ridurre l’entità dei danni. Prima, però, occorre effettuare un’accurata diagnosi della patologia batterica.

I passaggi da ricordare

Con l’avvento dell’infezione virale da Covid-19 è stato costantemente ripetuto che in tutti gli ambiti – ospedaliero, territoriale, domiciliare – ognuno dovrebbe dedicarsi quotidianamente alle seguenti pratiche che, naturalmente, valgono anche per proteggersi da batteri patogeni:

  • Lavaggio/disinfezione delle mani;
  • Adozione di idonee misure di protezione (specialmente in luoghi ad alto biorischio);
  • Adeguate procedure di decontaminazione, pulizia, disinfezione e/o sterilizzazione di presidi e attrezzature;
  • Pulizia, sanificazione e disinfezione di superfici e ambienti;
  • Corretta gestione e trasporto dei campioni di materiale biologico.

Diagnosi delle malattie batteriche

L’avvenuta infezione batterica scatena una risposta infiammatoria caratterizzata da:

  • aumento dei leucociti neutrofili nel sangue;
  • aggregazione degli eritrociti;
  • incremento nel circolo ematico delle plasmaproteine prodotte dal fegato (in particolare la proteina C-reattiva).

Tali condizioni vengono rilevate attraverso prelievo ematico, che deve essere effettuato in fase acuta e comunque prima di qualsiasi trattamento terapeutico. In particolare, nelle malattie infettive setticemiche l’emocoltura è il principale strumento di diagnosi, e consiste nel seminare il sangue in appositi terreni di coltura; nel caso di infezioni all’apparato digerente, invece, si procede alla ricerca dei batteri patogeni tramite coprocoltura, utilizzando appositi terreni di arricchimento; nel caso di infezioni batteriche a carico dell’apparato respiratorio, infine, la presenza dei patogeni è individuabile tramite tamponi naso/faringe o con analisi dell’espettorato

Solo dopo aver individuato il genere e la specie batterica si può procedere con la somministrazione della terapia farmacologica più adeguata.

Conclusioni

Negli ultimi anni la consapevolezza circa il rischio di contrarre infezioni batteriche è aumentata esponenzialmente. Si auspica che, nonostante la continua evoluzione di batteri super-resistenti, la Scienza continui a fornire risposte e strumenti di gestione ottimale del rischio batteriologico, specialmente in quegli ambienti che ospitano pazienti con situazioni immunitarie compromesse.

Fonti 

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Francesco Centorrino

Sono Francesco Centorrino e sono il creatore di Microbiologia Italia. Mi sono laureato a Messina in Biologia con il massimo dei voti ed attualmente lavoro come microbiologo in un laboratorio scientifico. Amo scrivere articoli inerenti alla salute, medicina, scienza, nutrizione e tanto altro.

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