Le malattie dei cereali: breve cronistoria

Condividi l'articolo di Microbiologia Italia:

Introduzione

Parlare di malattie dei cereali significa entrare in una macchina del tempo che ci porta nell’antichità, agli albori della civiltà. Una linea del tempo dove molti episodi che hanno segnato la storia dell’uomo sono stati accompagnati da queste evenienze, che spesso si traducevano in periodi di carestia. Le carestie descritte nella Bibbia, e riportate in altri testi sacri, le Rubigalia dell’antica Roma, la fame nel medioevo fino ai più documentati episodi dei giorni nostri.

Del resto, ad essere colpita era la coltura principale di qualunque popolo, e l’alimento simbolo della nostra tradizione: il pane.

Frumento, orzo, segale, grano e tante altre piante hanno dato da mangiare ad intere civiltà in epoche differenti. Ma i loro raccolti hanno anche conosciuto periodi di crisi, dovute a tante ragioni tra cui, naturalmente, le malattie a cui sono soggette.

Fitopatologia nei cereali

Antichità

Il patriarca Giuseppe dinnanzi al Faraone in un quadro di scuola veneziana.
Figura 1 – In un dipinto di scuola veneziana, Giuseppe dinanzi al faraone ne interpreta il sogno premonitore (wikipedia).

Le prime possibili tracce di malattie del grano le possiamo vedere testimoniate nel libro della Genesi, secondo le premonizioni del Patriarca Giuseppe, che, interpretando il sogno del faraone, poté prevedere ed annunciare 7 anni di raccolti abbondanti, seguiti da altrettanti di carestia (Figura 1).

Già allora gli uomini avevano esperienza di raccolti inspiegabilmente scarsi, naturalmente senza poter fare altro che affidarsi alla divina provvidenza.

E a proposito, più ricca è la letteratura sull’argomento, se si considera l’epoca romana, dove abbiamo una bella descrizione di Ovidio, poeta vissuto a cavallo dell’anno 0, sulla pratica dei Robigales.

Erano queste delle vere e proprie festività, in onore della divinità Robigo, da alcuni descritta come divinità benevola e maschile, da altri riportata come avversa e donna.

Robigo è un termine che indica la ruggine, vocabolo che già allora come oggi descrive una vastità di malattie su piante diverse e da funghi diversi.

Le robigalie erano delle feste propiziatorie che cadevano il 25 Aprile, in cui si invocava Robigo affinché proteggesse i raccolti, curando la maturazione delle spighe secondo i tempi per scongiurare possibili malanni. In questo periodo arrivano i primi caldi e si formano le spighe; per onorare la divinità, era in uso il sacrificio di un cane, animale considerato vicino alla figura di Robigo, ma per alcuni (tra cui lo stesso Ovidio), connesso all’apparizione in cielo di Sirio, stella della costellazione del cane che annuncia l’arrivo della stagione calda.

Periodo medievale

Le malattie dei cereali portarono a periodi di carestia tanto nel basso quanto nell’alto medioevo. Di nuovo, le testimonianze parlano di ruggine, favorita dalle condizioni climatiche che ciclicamente ne agevolavano la crescita.

Nell’Europa Centrale la diffusione della ruggine si accompagnava all’infestazione di una pianta, la Berberis vulgaris, o crespino, che ospitava l’agente eziologico responsabile del malanno. In alcune aree si tornò a pensare alla coltura della segale, che già veniva effettuata in tempi meno recenti ma che venne abbandonata all’epoca dell’impero romano, in quanto ritenuta “poco nobile” e i cui prodotti venivano disdegnati quindi ai banchetti.

Gli anni della peste

Gli anni della peste del XIV secolo furono preceduti da una carestia che colpì anche le zone più “ricche” dell’Europa, in seguito ad un triennio particolarmente freddo e piovoso, segno che l’umidità era un fattore determinante per lo sviluppo delle malattie. Secondo gli storici, in quegli anni si registrarono degli inverni freddi a cui seguirono dei periodi di piogge abbondanti.

Età contemporanea

Nel XIX secolo l’Inghilterra registra il primo caso documentato di Fusarium Head Blight, la fusariosi della spiga, che colpì le coltivazioni di frumento portando a distruzione di interi raccolti. Dapprima la chiamarono “ crosta di grano” e, in seguito, “malattia della pietra tombale”, a causa dell’aspetto gessoso dei chicchi infetti.

In seguito, altri casi si verificarono in tutto i continenti. In Italia, la fusariosi colpì prevalentemente le aree del Nord e del centro.

L’epidemia più grave degli ultimi decenni si è registrata in Francia nel 2000, dove in alcune zone il 100% delle spighe risultava infetto, dando della bassa qualità sia dal punto di vista nutrizionale, che da quello della lavorazione (con molti problemi, ad esempio, nel processo di fermentazione).

Le malattie del genere Fusarium


Le malattie che affliggono i cereali sono numerose, legate all’azione di parassiti, funghi o una combinazione di questi.

Tra i più comuni funghi patogeni delle piante troviamo quelli del genere Fusarium, responsabile di alcune patologie  a carico, soprattutto, delle graminacee e di tante piante ornamentali. Lo sviluppo di Fusarium, è favorito da due fattori in particolare: un clima caldo-umido la presenza di ristagno idrico.

Tre specie in particolare vengono menzionate in questo gruppo:

  • Il Fusarium oxysporum, che vive naturalmente nel terreno in cui svolge una funzione di “controllo”, essendo saprofita, sebbene possa occasionalmente attaccare i vasi linfatici delle piante con conseguenze nefaste. La malattia di cui è responsabile è la tracheomicosi della pianta, che porta ad ostruzione dei vasi linfatici e conseguente impedimento di assunzione dei nutrienti. Una condizione che porta la pianta a morire in brevissimo tempo.
    Il Fusarium graminearum (Figura 2), chiamato anche Giberella zeae, è responsabile di una malattia chiamata “Mal del piede”, che ogni anno è causa di ingenti danni alle colture in tutto il mondo.
    Il Fusarium verticilloides, altro fungo molto comune in grado di provocare fusariosi della spiga.
Spighe colpite da F. graminearum.
Figura 2 – Spighe al centro visibilmente colpite da F. graminearum (apsnet.org)

Strategie di contenimento

Posto che le preghiere non guastano mai, ma appurato anche che i sacrifici animali non vanno ad influire sulla crescita delle spighe, è stato importante nel corso dei secoli adottare strategie di contenimento e prevenzione di una malattia che risulta essere tra le più difficili da risolvere nell’ambito dei cereali.

Il riposo dei campi e la rotazione delle colture vengono espressamente raccomandate nelle linee guida di tutto il mondo.

Le tecniche di coltura prevedono una distanza prefissata di semina tra una pianta e l’altra, per scongiurare la diffusione del fungo, che è piuttosto rapida. Può capitare sovente di notare segni della malattia su alcune spighe; in questo caso si procede circoscrivendo l’area interessata cercando di proteggere le piante più vicine ancora integre, sulle quali verranno effettuati più controlli.

Inoltre, si effettua sempre con controllo alla fonte per quanto riguarda le micotossine, che devono stare sotto ad una dato valore limite.

Conclusioni

Le malattie da fusariosi sono diverse ed hanno interessato la storia dell’uomo fin dal principio, praticamente si suppone dalla nascita stessa della coltivazione dei cereali.

Sì tratta di un genere di fungo che può dare luogo a malattie differenti, come innumerevoli sono le specie interessate e le tipologie di pianta colpite.

Le strategie di contenimento, dispendiose quanto complesse, prevedono tecniche precise nella disposizione della coltura, trattamenti del terreno specifici e controllo delle micotossine.

Fonti

Condividi l'articolo di Microbiologia Italia:

Lascia un commento