Moria del carpino

La moria del carpino: di cosa si tratta?

La moria del carpino consiste nel deperimento della specie arborea Carpinus betulus (carpino bianco) da parte di funghi agenti di cancri corticali e di lesioni del legno, che intaccano gli organi legnosi. Per questo, i sintomi si manifestano soprattutto sui fusti e sulle branche, ma possono estendersi a tutto l’apparato epigeo con disseccamenti. A causa di questo, numerose ricerche sottolineano la pericolosità di questo problema fitosanitario in continua espansione. La sintomatologia è stata, infatti, riscontrata su numerose piante di carpino in parchi, giardini e filari di carpini di vecchia e nuova costituzione. In particolare, le segnalazioni si sono verificate soprattutto nell’Italia settentrionale.

Due principali agenti

Sono due i principali agenti eziologici della moria del carpino: si tratta di funghi appartenenti ai generi Endothiella sp. e Naemospora sp., cioè agenti del cancro corticale. Questi sono stati isolati e identificati in laboratorio durante alcuni studi condotti sul carpino. In più, da questi stessi studi è emersa la frequente presenza di entrambi i funghi in uno stesso ospite. Inoltre, anche le infezioni sperimentali hanno determinato il ruolo di entrambi i funghi come agenti patogeni del carpino. Questi funghi si identificano grazie alla presenza di ammassi gelatinosi rossastri e cirri giallo-arancione distribuiti sul fusto, sulle branche e sulle ramificazioni.

Endothiella: filogenesi e morfologia

RegnoFunghi
PhylumAscomycota
ClasseSordariomycetes
Ordine Diaporthales
Famiglia Valsaceae 
Genere Endothiella
Tabella 1: Tassonomia di Endothiella sp.

Endothiella sp. è un fungo che si manifesta con la formazione di cirri (Figura 1), strutture a spirale di colorazione giallo-arancione che derivano da spore differenziate dagli stromi fertili del fungo. Queste strutture si possono trovare in corrispondenza dei cancri sottocorticali, causati dall’infezione fungina.

Figura 1: Cirri di Endothiella sp. ritrovati sul fusto di un carpino bianco con sintomi di deperimento [Photo: Vanessa Vitali].
Figura 1: Cirri di Endothiella sp. ritrovati sul fusto di un carpino bianco con sintomi di deperimento [Photo: Vanessa Vitali].

Naemospora: filogenesi e morfologia

RegnoFunghi
PhylumAscomycota
ClasseSordariomycetes
OrdineXylariales
FamigliaDiatrypaceae
GenereAntostoma, che include Naemospora
Tabella 2: Tassonomia di Naemospora sp.

Il fungo Naemospora sp. si riconosce per la formazione di ammassi conidici di colorazione rosso vivo (Figura 2), che si possono facilmente trovare sulla corteccia del fusto delle piante infette. Queste masse rosse fuoriescono da loculi che il fungo costituisce tra la corteccia e i tessuti legnosi dell’albero. Al suo interno si trova lo stroma fertile di lunghi conidiofori, che emettono conidi di forma semilunare.

Figura 2: Ammassi conidici di Naemospora sp. ritrovati su un carpino bianco soggetto a deperimento [Photo: Dott. Agronomo Luca Masotto].
Figura 2: Ammassi conidici di Naemospora sp. ritrovati su un carpino bianco soggetto a deperimento [Photo: Dott. Agronomo Luca Masotto].

La moria del carpino: patogenesi e sintomatologia

Questi funghi invadono la corteccia e l’alburno, generando necrosi dei tessuti cambiali sottocorticali destinati alla formazione dei fasci vascolari xilematici e floematici. A causa di questo si ha il disseccamento delle branche e delle ramificazioni (Figura 3) fino, in casi gravi, a causare la morte dell’intera pianta. In più, oltre a questi sintomi, la presenza di questi fitopatogeni può essere verificata dal ritrovamento di ammassi conidici rosso vivo (Naemospora sp.), maculature e cirri giallo-arancioni (Endothiella sp.) sul fusto e sulle branche.

Figura 3: Disseccamenti in chioma provocati da infezione da Naemospora sp. e Endothiella sp. [Photo: Dott. Agronomo Luca Masotto].
Figura 3: Disseccamenti in chioma provocati da infezione da Naemospora sp. e Endothiella sp. [Photo: Dott. Agronomo Luca Masotto].

Prevenzione, controllo e trattamenti

La prevenzione di queste patologie può essere effettuata evitando di provocare ferite agli organi legnosi, via d’ingresso per i patogeni fungini. In seguito alle potature, si possono, eseguire trattamenti con prodotti a base di Sali di rame. Allo stesso tempo, è importante che gli strumenti di potatura siano sterilizzati tra un intervento e quello successivo, onde evitare il passaggio di agenti patogeni da un albero all’altro.

Nel caso dei cancri corticali, non si dispone ancora di strumenti utili a contenere lo sviluppo delle malattie. Ne deriva, quindi, che le piante infette sono destinate al deperimento e, conseguentemente, a morte. Le conoscenze finora ottenute suggeriscono, come buona pratica, per contrastare l’avanzata della malattia (e la diffusione negli alberi vicini a quello infetto), la rimozione tempestiva delle parti legnose infette, con successiva distruzione. Perciò, qualora l’organo infetto sia il fusto, la soluzione auspicabile è l’abbattimento della pianta sintomatica.

Infine, sono comunque da valutare i trattamenti fungicidi, eseguiti in prossimità delle aree legnose sintomatiche, che potrebbero aiutare a devitalizzare almeno in parte l’inoculo del patogeno e ad ostacolarne (almeno temporaneamente) la diffusione.

Gli studi effettuati per valutare la reazione di Endothiella sp. in presenza di fungicidi hanno evidenziato malformazioni degli apici ifali, affastellamenti del micelio e alterazione del diametro delle ife.

Fonti

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