Isao Arita: diario dell’eradicazione del vaiolo

Isao Arita (Figura 1) è un medico, virologo ed epidemiologo giapponese, noto per aver presieduto l’unità per l’eradicazione del vaiolo per conto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra il 1977 e il 1985. Fu proprio durante questo periodo che il vaiolo venne sconfitto e dichiarato eradicato a livello globale.

Foto che rtrae Isao Arita.
Figura 1 – Isao Arita [Fonte: geni.com]

Biografia

Isao Arita nacque nel 1926 a Kumamoto, città situata nell’isola di Kyūshū e capoluogo dell’omonima prefettura.

Scelse la carriera medica e si laureò alla “Kumamoto Medical School”, nel 1950.

Trascorse in seguito diversi anni al ministero della salute, specializzandosi nell’ambito della vaccinazione e del controllo delle malattie infettive.

Nel 1962 iniziò a lavorare per il programma di eradicazione del vaiolo, lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che lo volle tra i principali fautori ed esecutori della missione. Tale programma inizierà poi effettivamente nel 1966, sotto la leadership di Donald A. Henderson.

Diventò quindi capo del progetto a partire dal 1976, e fino al suo compimento, nel 1980, anno in cui l’OMS dichiarò che il vaiolo era stato eradicato in tutto il mondo.

Dopo aver ricoperto ancora degli incarichi per conto dell’organizzazione, fece ritorno in Giappone nel 1985, per dirigere il “Kumamoto National Hospital”. 

Nel 1992 andò in pensione, ricoprendo poi solo ruoli di consulenza, senza mai lasciare il suo lavoro all’ospedale.

Focus: eradicazione del vaiolo

Vaccinazione

Il piano iniziale dell’OMS prevedeva il raggiungimento della copertura vaccinale nell’80% di popolazione in tutte le aree “target”, dove il vaiolo risultava ancora presente. Queste zone si trovavano soprattutto nell’Asia meridionale e in Africa. 

Al momento della partenza, nel 1967, si presentò subito un problema: solo il 30% dei vaccini a disposizione superava gli standard dell’OMS. A preoccupare, la “potenza” del vaccino e la sua conservazione.

Fu subito indetta una task force per ovviare a questo problema, che si risolse con l’invio di esperti nei vari laboratori e la distribuzione di manuali di produzione e conservazione da seguire rigorosamente.

In particolar modo, venne utilizzato un nuovo metodo di conservazione dei vaccini che non andava ad intaccarne stabilità e “potenza”. Tale metodologia consisteva nella crioessiccazione (o liofilizzazione) e di fatto permise la programmata vaccinazione di massa nei paesi in via di sviluppo.

Sorveglianza e contenimento

La strategia vaccinale non fu la sola ad essere presa in considerazione. Durante una visita in Bangladesh, Isao notò che i casi di vaiolo erano concentrati in un’area specifica nel nord del paese. Forte di precedenti ricerche sul campo e delle sue conoscenze, decise di provare ad adottare un’altra strategia: la “sorveglianza e il contenimento”.

Il vaiolo, infatti, tendeva a diffondersi lentamente, tramite contatto prolungato con individui infetti, in zone ad alta densità di popolazione. La sorveglianza, nel caso del vaiolo, è resa possibile dai sintomi ben riconoscibili, quali il rash cutaneo caratteristico. Una volta segnalati i nuovi casi, era questione di riuscire ad intercettarli ed isolarli.

La difficoltà nell’adottare questa doppia strategia stava ovviamente nell’interazione con le persone del posto, nella disponibilità delle strutture e nel coordinare tutta una serie di operazioni delicate che potevano avvenire anche a parecchia distanza dalla base e che dovevano rispettare un determinato protocollo.

L’ultima battaglia

La malattia venne quindi debellata nei punti strategici definiti dall’OMS, tra Africa Sub-sahariana e Sud-est Asiatico, dove si erano registrati gli ultimi casi.

Ma quando tutto sembrava sotto controllo, nel 1976 sopraggiunse un nuovo allarme: un focolaio individuato nella regione dell’Ogaden (Figura 2) a confine tra Etiopia, Somalia e Kenya.

Regione dell'Ogaden dove si registrò l'ultimo caso di vaiolo.
Figura 2 – Regione dell’Ogaden, teatro dell’ultimo caso registrato di vaiolo [Fonte: aljazeera.com]


Tornò utile, in questo caso, la strategia della sorveglianza e contenimento. L’OMS fece trasferire tutti i mezzi a disposizione, uomini, medicinali attorno a quest’area. La difficoltà organizzativa era data dal fatto che era in corso in questa zona una guerra tra etiopi e somali, che rientrava nel contesto della Guerra Fredda. Una situazione sicuramente delicata che, tuttavia, non impedì di circoscrivere il focolaio e di registrarvi l’ultimo caso di vaiolo, nell’ottobre del 1977.

Dopo altri due anni di sorveglianza, in cui non emersero nuovi casi, la malattia venne considerata eradicata anche da quella zona, l’ultima in tutto il mondo.

L’Organizzazione mondiale della sanità, con una dichiarazione ufficiale, nel 1980 dichiarò eradicato il vaiolo, in quello che venne definito come “più che un successo della medicina, un trionfo della buona amministrazione”.

Contributo scientifico

Oltre ad essere stato parte integrante dell’organizzazione riguardante l’eradicazione del vaiolo, Isao Arita ha pubblicato importanti  studi scientifici su poliomielite, SARS, morbillo ed epatiti virali C e D.
Nel 1990 fondò un’agenzia per la cooperazione internazionale alla salute (ACIH). Tale agenzia, ha lo scopo di diffondere conoscenze sulle malattie nei paesi in via di sviluppo, per mezzo di incontri e conferenze su temi vitali quali vaccinazioni, igiene e prevenzione.

Tra i suoi obiettivi, Isao aveva pianificato anche la possibilità di eradicare la poliomielite; la missione è tuttora in corso di svolgimento.

Premi e riconoscimenti

Il suo lavoro nella lotta al vaiolo gli valse, nel 1998, il Japan Prize, prestigiosa onorificenza nipponica dedicata a che si distingue nelle scienze e tecnologie.

Fonti

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