Coxsackievirus, agente del raffreddore, sconfigge cancro alla vescica: primo caso

L’impiego di virus nella lotta al cancro non è una novità assoluta in campo sperimentale, ma, per la prima volta, si è rivelato indispensabile l’agente infettivo responsabile del comune raffreddore umano: il Coxsackievirus.

La città di Coxsackie

L’allitterante nome del virus deriva originariamente da quello di una cittadina sul fiume Hudson, nello stato di New York.

E’ lì che Gilbert Dalldorf isolò per la prima volta il virus mentre investigava su sospetti focolai di poliomielite nella parte settentrionale di New York nell’estate del 1947.

I Coxsakievirus appartengono alla famiglia dei Picornavirus, cioè -letteralmente- dei “piccoli virus ad RNA” e sono inclusi nel genere Enterovirus.

I virus si ritrovano, infatti, nelle feci, ma anche nelle secrezioni respiratorie: l’infezione da tali agenti biologici si trasmette, dunque, attraverso contatto diretto con queste fonti oppure mediante elementi ambientali contaminati (acqua).

Tali agenti virali si dividono in due gruppi, in base alle manifestazioni patologiche in grado di ingenerare, in topi neonati:

  • il gruppo A (A1, A21, A24) causa miosite -ovvero infiammazione del tessuto muscolare striato volontario- generalizzata e paralisi flaccida;
  • il gruppo B (B1 e B6) procura, invece, miosite focale e paralisi spastica.

Studio CAVATAK e Coxsackievirus A21

Un gruppo di ricercatori ha condotto un trial clinico preliminare su pazienti oncologici con cancro alla vescica urinaria.

I soggetti inclusi nello studio presentavano, nello specifico, un Cancro Vescicale Non Muscolo-invasivo (Fig.1-2-3), cioè una forma tumorale circoscritta alla mucosa, strato cellulare più superficiale che riveste internamente la vescica umana.

Quindici di questi pazienti sono stati infettati con Coxsackievirus A21, che è anche uno degli agenti eziologici del comune raffreddore virale. Il virus in questione non ha subìto alcuna manipolazione genetica prima dell’inoculo nei pazienti.

Avanguardia clinico-sperimentale

Appena pubblicato sulla rivista Journal Clinical Cancer Research, lo studio condotto da Harved Pandha, professore di Oncologia Clinica presso l’Università di Surrey in Inghilterra, ha ricevuto subito il massimo interesse della comunità scientifica tutta.

Pandha e colleghi hanno somministrato Coxsakievirus A21 ai loro pazienti mediante cateteri che essi avevano applicati già in funzione di altri trattamenti clinici.

I ricercatori hanno fatto sì che il virus riempisse il catatere inserito, per 1 ora, pompando fluidi nella vescica dei pazienti e ripetendo poi tale operazione.

Successivamente, i soggetti trattati hanno subìto intevento di asportazione di ciò che residuava dei rispettivi tumori vescicali (Fig.4).

In un paziente, in particolare, il Coxsackievirus ad elevate concentrazioni ha completamente annientato il tumore.

Il tumore alla vescica non muscolo-invasivo potra essere sconfitto con Coxsackievirus.
Fig.4 Vescica urinaria

In tutti gli altri soggetti sotto studio, i ricercatori hanno comunque riscontrato evidenze per le quali Coxsakievirus abbia ugualmente danneggiato le cellule tumorali e spronato il sistema immunitario ad inviare un’offensiva contro il tumore.

Il tutto, senza alcun effetto collaterale significativo. Come mai?

Coxsackievirus, arma anti-tumorale intelligente?

L’assenza di danni collaterali, pur impiegando un agente infettivo grandemente temibile, può derivare da differenze strutturali nelle cellule.

I ricercatori ipotizzano, infatti, che tale approccio metodologico anti-cancro abbia funzionato grazie alla presenza, nelle membrane cellulari delle cellule cancerose vescicali, di un “passaggio privilegiato” per il Coxsackievirus: la molecola ICAM-1.

Fortunatamente, le cellule sane non dispongono di tale canale di accesso specifico, proteggendosi, così, da una infezione indiscriminata e dilagante del pericoloso virus.

Una volta entrato nel regno cellulare, il virus dirotta, infatti, i meccanismi biologici naturali e finisce per distruggere le cellule infettate.

Inoltre, secondo i ricercatori, altre cellule tumorali sono state annientate dall’intervento in loco del sistema immunitario.

ICAM-1: se ogni cellula cancerosa lo esprimesse la lotta al cancro avrebbe una nuova arma

La molecola ICAM-1 risulta fortunatamente espressa anche in altri, non molti, tipi di cellule tumorali ed il Coxsackievirus ha dimostrato già in precedenza di essere efficace anche nel melanoma.

In ogni caso, va tenuto conto del fatto che questo è un trial preliminare: c’è ancora molta strada da percorrere, prima che il metodo sperimentale si tramuti in trattamento validato e standardizzato. Tale studio può, comunque, dirsi il primo fondamento su cui costruire nuovi futuri lavori di approfondimento.

A cuor più leggero sul futuro dell’Oncoterapia

Gli studi futuri mireranno a rendere il trattamento ideato sempre più efficace ed ad evitare le recidive.

Sfortunatamente, prendere un comune raffreddore non basterà a difendersi dal cancro, non fosse altro per le massicce dosi virali necessarie, come quelle somministrate da Pandha e colleghi ai pazienti.

Dosi ben lontane, dunque, dalle micro-contaminazioni da tosse e strette di mano che ci infelicitano la salute, in estate come in inverno.

E’ interessante, tuttavia, osservare che i pazienti infettati con Coxsackievirus, mediante catetere, non abbiano poi manifestato alcun sintomo di raffreddore.


Lo studio degli effetti anti-tumorali del Coxsackievirus è solo all'inizio ma promette nuove interessanti prospettive scientifiche.
Harved Pandha, professore di Oncologia Clinica presso l’Università di Surrey (Inghilterra)

Riferimenti bibliografici

Informazioni su Ilaria G. Giuliani 20 Articoli
Mi occupo di Nutrizione Umana, con approfondimento su Terapie Nutrizionali Specifiche per Stati Patologici e Dismetabolismi. Ho condotto programmi scolastici di Educazione Alimentare ed ho collaborato a Progetti di Ricerca in Microbiologia e Tecnologia Alimentare presso CNR-ISPA BARI. Poichè la divulgazione delle conoscenze professionali ha sempre avuto, per me, un valore assoluto, amministro il sito di Informazione Scientifica RiBEN.

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