Dai mirtilli una possible terapia per le malattie infiammatorie croniche intestinali

I mirtilli e le malattie infiammatorie croniche intestinali

Un team di ricercatori della Tokyo University of Science ha identificato nei mirtilli un composto molto importante per le sue proprietà antinfiammatorie. Il composto in questione è un polifenolo, chiamato pterostilbene (PSB) e potrebbe essere impiegato come immunosoppressore in alcune patologie croniche, come le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI).

I pazienti affetti da questa patologia – di cui fanno parte il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa – presentano un’infiammazione cronica del tratto gastro-intestinale dovuta ad una eccessiva attivazione del sistema immunitario. In particolar modo, nei pazienti con MICI, si osserva una eccessiva produzione di citochine pro-infiammatorie come TNF-α, IL-1β e IL-6. Al momento, la terapia utilizzata comprende l’uso di immunosoppressori e anticorpi monoclonali diretti contro TNF-α, ma una cura completa non risulta ancora disponibile.

La risposta immunitaria

Il sistema immunitario, con la sua risposta innata e adattativa, è sicuramente molto importante per il nostro organismo poiché ci protegge dai differenti agenti patogeni. Ma quando la risposta immunitaria viene esacerbata si ha lo sviluppo di allergie e/o malattie autoimmuni.

In particolar modo, di grande importanza è il ruolo di cellule dendritiche (DC) e linfociti T. Le prime si occupano di catturare l’antigene e di esprimerlo assieme al complesso maggiore di istocompatibilità (MHC) e alle molecole co-stimolatorie CD80 e CD86. Questi promuovano l’attivazione dei linfociti T, andando a legare il recettore dei linfociti T (TCR) e la molecola CD28 (espressa dal linfocita T). I linfociti, così attivati, producono IL-2 per promuovere la proliferazione e la differenziazione in linfociti effettori. Una attivazione aberrante dei linfociti T, però, può portare a disturbi immunitari, di cui esempi sono le MICI, la dermatite atopica e la psoriasi.

I polifenoli: resveratrolo nell’uva e pterostilbene nei mirtilli

I polifenoli sono dei composti naturali contenuti in alcuni alimenti consumati dall’uomo, come frutta e verdura. Questi presentano proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e anticancerogene.

Un esempio è il resveratrolo (RSV) (Figura 1), un polifenolo contenuto nell’uva, di cui si sa che ha effetti terapeutici nei disturbi neurologici, cardiovascolari e metabolici nell’uomo. Inoltre, in un modello murino di colite, alcuni ricercatori hanno dimostrato come abbia anche proprietà immuno-modulatorie, riducendo l’infiammazione.

Un polifenolo derivato dal resveratrolo è il 3’,5’-dimetossi-resveratrolo o pterostilbene (PSB) (Figura 1) che è contenuto nei mirtilli. La differenza con il resveratrolo è data dalla presenza di due gruppi metossilici che ne aumentano la biodisponibilità, favorendo un maggior assorbimento lipofilo e orale.

Struttura di resveratrolo e pterostilbene
Figura 1 – Struttura di resveratrolo (a sinistra) e pterostilbene (a destra). Si può osservare nel pterostilbene la presenza dei due gruppi metossilici importanti per la biodisponibilità del composto [Credits: https://farmacologiaoculare.wordpress.com/2009/06/19/polifenoli-facciamo-un-po-dordine/]

Come è stato individuato il pterostilbene: lo studio

Per prima cosa, i ricercatori hanno cercato di studiare gli effetti di una serie di composti di origine vegetale, tra cui il PSB, su una co-coltura costituita da cellule dendritiche e linfociti T. Da qui, hanno evidenziato come questo polifenolo fosse più efficiente degli altri candidati nel contrastare la proliferazione dei linfociti T in seguito a stimolazione da parte delle cellule dendritiche. Questo ha, quindi, fatto comprendere come il PSB abbia una attività immunosoppressiva.

Dopo aver fatto questo, i ricercatori hanno cercato di capire perché il PSB avesse questa proprietà. Hanno scoperto che questo fosse dovuto al fatto che il PSB inducesse i linfociti T a differenziarsi principalmente in linfociti T regolatori (Treg), un sottotipo di cellule T in grado di inibire l’infiammazione. Al contrario, in assenza di PSB, si ha principalmente la formazione di linfociti T effettori come Th1 e Th17.

Ancora, la presenza di PSB impedisce l’espressione, sulle cellule dendritiche, di molecole co-stimolatorie e la produzione di citochine poiché impedisce il legame al DNA di PU.1, un fattore di trascrizione cruciale nell’attivazione della risposta immunitaria.

Inoltre, somministrando per via orale il PSB in modelli murini di colite ulcerosa indotta da destrano sodio solfato, si è avuta una diminuzione dei sintomi e una riduzione dell’espressione di TNF-α. Questo ha, dunque, dimostrato come il trattamento con PSB possa essere utilizzato per combattere le malattie infiammatorie intestinali, essendo, anche, facilmente assorbito dal corpo.

Emanuela Pasculli

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