Il mondo farmaceutico spiegato dal dott. Francesco Daversa

“Ciao Francesco! Ti ringrazio per aver accettato questa intervista. Puoi raccontarmi in breve chi sei, qual è stato il tuo percorso lavorativo e di cosa ti occupi attualmente?”

Grazie a te Francesco per avermi dato la possibilità di raccontare un po’ la mia storia: mi chiamo Francesco Daversa, ho 29 anni e vivo a Milano. Subito dopo il liceo scientifico ho iniziato il corso di laurea in Farmacia all’università degli studi G.D’Annunzio di Chieti.

Dopo i 5 anni previsti dal CdL ho conseguito la laurea e 3 mesi dopo ho preso l’abilitazione alla professione di farmacista. Il tirocinio curricolare che frequentai al 5° anno di studi presso una farmacia mi aveva fatto capire che, benché il lavoro di farmacista fosse interessante, non si configurava comunque come la scelta per me più appropriata. Dopo una serie di telefonate, mail e CV inviati a delle industrie farmaceutiche, fui assunto come analista chimico in GSK a Verona.

L’azienda all’epoca produceva cefalosporine iniettabili per uso umano, e ho avuto modo in quell’esperienza di approfondire (sotto il punto di vista sia chimico che microbiologico) tutte le dinamiche alla base del processo di produzione di un medicinale. Nel corso degli anni successivi ho lavorato come farmacista e ho continuato a studiare e a formarmi, fino all’ottenimento del titolo di Direttore Tecnico e Persona Qualificata presso l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Successivamente sono entrato nella distribuzione farmaceutica nel ruolo di QA Director e QP, tale ruolo è prettamente gestionale, e devo garantire che venga mantenuto un adeguato sistema di gestione della qualità in tutto lo stabilimento.

Fotografia del dott. Francesco Daversa
Figura 1 – Francesco Daversa

“Un ragazzo neolaureato probabilmente non conosce il lavoro di Quality Assurance (QA). Puoi spiegare, brevemente ed in maniera chiara, cosa significa lavorare in questo settore?”

Difficilmente i neolaureati sanno di cosa tratti il Quality Assurance; tale mancanza è determinata dal fatto che le università italiane non sono molto specifiche in quest’ambito, poiché si discosta un po’ da quelle che sono definite le “conoscenze multidisciplinari di base” previste dai piani di studi delle facoltà specifiche (farmacia, chimica e tecnologia farmaceutiche, scienze biologiche etc).

Spesso viene confuso col Quality Control, o con l’Operational Quality. Il QA è un settore dell’industria deputato alla gestione di tutti quei processi che identificano un sito produttivo, o distributivo. Spazia tra quelle che sono le procedure operative, le attività di convalida dei processi delle apparecchiature e strumentazioni, della gestione delle deviazioni e dei reclami, le CAPA, le qualifiche dei fornitori etc.

In pratica è un vero e proprio organo aziendale deputato al continuo monitoraggio delle attività da svolgersi, al fine di garantire uno standard qualitativo alto per un dato settore. E’ molto complesso dare una definizione unitaria e semplice del QA.

“Il tuo lavoro è anche quello di gestire le ispezioni dell’AIFA, ASL e del ministero della salute. E’ un lavoro che col tempo diventa semplice o trovi sempre delle difficoltà anche in considerazione del background conoscitivo dell’ispettore stesso?”

Gestire le ispezioni con gli enti regolatori non è mai cosa facile e non credo diventi più semplice col tempo. Il ruolo di AIFA, dell’ASL e del Ministero della Salute è quello di monitorare le attività di ogni sito produttivo e distributivo, affinché i requisiti di legge, di integrità dei dati, di attribuzione delle responsabilità di ogni azione compiuta vengano fedelmente rispettati.

Chiaramente il background dell’ispettore può impattare più o meno gravemente sull’esito di un’ispezione, soprattutto in determinate aree in cui l’ispettore ha conoscenze più profonde. Solitamente però gli ispettori sono soggetti molto preparati sotto molti punti di vista (documentale, informatico, gestionale, tecnico, etc).

Bisogna essere sempre pronti ad apprendere dai loro consigli, attraverso la risoluzione delle deviazioni che vengono riscontrate in sede ispettiva. Bisogna sempre affrontare le situazioni a testa alta, non perdendo mai il focus principale del nostro ruolo, ovvero quello di attuare delle azioni atte a fornire un miglioramento continuo nel sito in cui operiamo.

“Dalla tua esperienza personale, quali consigli potresti dare ad un ragazzo che vuole crescere e migliorare nel campo del QA? Fare la “gavetta” fa davvero la differenza a lungo termine? Lo stesso varrebbe anche per un percorso manageriale?”

La gavetta bisogna farla in tutti i casi. Partire con un ruolo manageriale dopo l’università è praticamente impossibile. Nei primi 3-4 anni solitamente bisogna tenere duro nel ruolo iniziale in cui ci si trova. Quell’arco di tempo è necessario per consolidare alcune conoscenze, alcuni processi e il modo in cui trattare i dati analitici, o il rispetto fedele delle procedure interne.

A volte può sembrare alienante, può distaccarti dalla realtà, farti smettere di pensare come essere umano e farti agire come un automa. Bisogna fare quello che c’è scritto, senza pensare. Questa cosa può anche spaventare, o deprimere, ma posso assicurare che è uno step necessario per comprendere l’importanza del rispetto delle regole.

Il salto di qualità da un ruolo più basso ad un ruolo più alto solitamente non avviene spontaneamente. Qualcuno con un ruolo superiore al tuo deve spingere per farti emergere, anche se bisogna dare sempre il massimo in quello che si fa. Un’alternativa per crescere senza ausilio di qualcuno che catalizzi il processo (come è avvenuto nel mio caso), è la Formazione.

Continuare a studiare autonomamente, a prendere certificazioni e qualifiche (anche a proprie spese) aumenta notevolmente le proprie capacità. Formarsi, paga sempre, e non a lungo termine. Anche a breve. Investire nella propria formazione è la chiave per emergere in qualsiasi contesto.

“Nel settore farmaceutico è spesso necessario viaggiare ed uscire dalla propria comfort zone. Vorresti spiegare perché è così importante non rimanere legati ad un solo luogo per poter crescere ed avanzare nella propria carriera?”

Le aziende italiane sono un po’ come dei puzzle. Quando ci entri sei un pezzettino che colma uno spazio vuoto, e ahimè è difficile uscire da lì. Cambiare azienda è necessario per crescere.

Questo è dovuto principalmente dal fatto che in Italia le aziende (multinazionali comprese) sono in verità aziende con un format “padronale”. In contesti del genere non si può avere una gran crescita, per questo è necessario spostarsi per ampliare le proprie vedute.

In più, muoversi in più aziende offre al lavoratore una visione più ad ampio spettro delle cose, mediante la conoscenza di più sistemi informatici, di più processi industriali, di più prodotti e di più dettagli in genere.

“L’intervista è quasi terminata. Vorremmo chiederti se conosci il nostro sito Microbiologia Italia e come sei venuto a conoscenza del nostro portale di divulgazione”

Conosco molto bene il sito Microbiologia Italia. L’ho notato un bel po’ di tempo fa mediante la condivisione di contenuti su LinkedIn da parte di alcuni miei contatti. Essendo appassionato di microbiologia, chimica e di farmaci, apprezzo molto gli articoli del sito. Davvero un bel progetto!

“Grazie mille del tempo dedicatoci. Vuoi salutare o dire qualcos’altro ai lettori di microbiologia Italia?”

Ringrazio il dottor. Centorrino per avermi concesso quest’intervista, e ai lettori di Microbiologia Italia vorrei solo dire di non smettere mai di leggere, di studiare, e di essere sempre avidi di conoscenza!

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