L’ormone degli sportivi: l’irisina produce benessere fisico e mentale

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Durante l’attività fisica il tessuto muscolare produce una molecola: l’irisina, anche detta “ormone dello sport”. E’ stata scoperta recentemente la sua capacità di apportare numerosi benefici al metabolismo ed ai processi cognitivi. Quindi, essa è considerata una fonte di benessere fisico e mentale (Fig. 1).

Benefici dell'irisina
Figura 1- Benefici dell’irisina

L’ormone brucia grassi

L’irisina è capace di svolgere il meccanismo molecolare detto “browning” (imbrunimento), cioè la conversione delle cellule adipose bianche in cellule adipose brune. Le cellule adipose bianche costituiscono un serbatoio di grassi; infatti accumulano l’energia in eccesso sotto forma di trigliceridi all’interno della goccia di grasso. Invece le cellule adipose brune hanno una funzione opposta, cioè dissipano le riserve energetiche e bruciano calorie. Quindi quando l’irisina stimola l’imbrunimento, l’organismo consuma le riserve energetiche e inizia a bruciare i grassi (Fig. 2).

L'esercizio fisico libera irisina
Figura 2 – Rappresentazione schematica del meccanismo di produzione dell’irisina, e del suo meccanismo di azione

Il ruolo dell’esercizio fisico

La durata e il tipo di esercizio fisico svolto possono influenzare i livelli di irisina. Alcuni ricercatori hanno riportato che l’irisina raggiunge il picco dopo 60 minuti di esercizio e ritorna ai valori basali 6 ore dopo. I tipi di esercizio che maggiormente ne stimolano il rilascio sono l’esercizio aerobico, esercizi di resistenza o di forza. Infine, anche l’esposizione al freddo aumenta la secrezione di irisina nell’uomo, probabilmente attraverso la contrazione muscolare dovuta ai brividi.

Irisina e malattie metaboliche

I primi esperimenti condotti sulle cellule murine hanno dimostrato che l’irisina provoca perdita di peso e un migliore utilizzo del glucosio. Anche nell’uomo si è riscontrato che l’irisina ricombinante aumenta l’assorbimento di glucosio e di acidi grassi, fino ad un livello simile a quello osservato dopo l’esposizione all’insulina. Per questi motivi può essere considerata un potenziale farmaco in grado di contrastare le malattie metaboliche come l’obesità o il diabete di tipo II.

Irisina e obesità

La percentuale di irisina è maggiore nei soggetti obesi ed è, al contrario, minore negli individui normopeso o sottopeso. Infatti, un aumento della massa grassa di 1 kg può portare ad un raddoppiamento del livello di irisina. Questo succede probabilmente in quanto l’organismo sente la necessità di massimizzare l’utilizzo di energia e del glucosio. Invece la perdita di peso porta a una significativa diminuzione dell’irisina circolante, mentre il recupero di peso riporta i livelli di irisina di nuovo al livello basale.

Molecola contro l’osteoporosi

Il ruolo dell’irisina non è solo quello di bruciare i grassi, ma essa agisce anche sullo scheletro. Infatti può provocare l’aumento della densità minerale dello strato più esterno delle ossa. Per questo motivo potrebbe svolgere un’azione sia preventiva che curativa dell’osteoporosi (Fig. 2). Fortificando le ossa, tale molecola potrà cambiare la vita di molti individui affetti da questa patologia. E’ stato anche dimostrato che le donne in post-menopausa che presentano fratture osteoporotiche sono quelle che hanno concentrazioni più basse di irisina. Quindi l’esercizio fisico, producendo questa molecola, stimola la formazione ossea e riduce il rischio di fratture.

Osteoporosi
Figura 3 – Rappresentazione grafica dell’osteoporosi, caratterizzata da diminuzione della densità ossea e deterioramento della struttura del tessuto

Aumento della concentrazione

L’irisina svolge un ruolo importante nel sistema nervoso centrale, perchè ha la capacità di migliorare la memorizzazione e la concentrazione. Infatti, induce a sintetizzare una molecola detta fattore neutrofico cerebrale (BDNF). Questa è una proteina che stimola la crescita delle cellule nervose e la sintesi di nuove sinapsi. Ciò porta ad un aumento della plasticità neuronale.

Per dimostrare questa sua capacità, è stato condotto un esperimento in cui i topi sono stati divisi in due gruppi: un gruppo era stato sottoposto a prove di allenamento e l’altro, invece, era il gruppo sedentario. Si è riscontrato che dopo il periodo di allenamento, i topi “sportivi” hanno ottenuto risultati migliori nelle prove di apprendimento rispetto a quelli sedentari. Infatti nel circolo sanguigno i topi sportivi avevano una maggiore quantità di irisina, che ne stimolava anche l’apprendimento. L’esercizio regolare aveva inoltre aumentato la proliferazione dei neuroni di topo e aumentato il loro periodo di sopravvivenza.

Benefici sul cervello

E’ noto da tempo che l’attività fisica aiuta il cervello a restare in salute e a rallentare i processi di invecchiamento neurale. Proprio l’irisina potrebbe essere il mediatore tra sport e benessere cerebrale. Per verificare questa ipotesi, sono state condotte delle ricerche su topi che erano stati privati dell’irisina. La sua mancanza ha provocato deficit cognitivi e di memoria simili a quelli causati dal morbo di Alzheimer. Successivamente, somministrando la molecola ai topi, i deficit cognitivi guarivano. Queste conclusioni potrebbero portare allo sviluppo di nuovi farmaci efficaci per guarire o rallentare malattie neurodegenerative grazie all’utilizzo dell’irisina.

Effetto sul cancro al seno

Concentrazioni più elevate di irisina nelle donne diminuiscono inoltre il rischio di cancro al seno. Infatti, i soggetti con carcinoma mammario presentano una maggiore quantità. Studi in vitro hanno mostrato che l’irisina sopprime la proliferazione cellulare, la migrazione e la vitalità delle linee cellulari maligne di cancro al seno MCF-7 e MDA-MB-231 inducendo l’apoptosi, ma non influenza le cellule epiteliali mammarie normali MCF-10A. Di fronte a questi risultati promettenti, l’utilizzo dell’irisina in campo oncologico deve essere ancora approfondito.

Conclusioni e prospettive

L’irisina, quindi, rappresenta una frontiera interessante per la cura delle disfunzioni metaboliche, dell’osteoporosi e delle malattie neurodegenerative. Non si tratta infatti solo di un ormone associato al benessere fisico e allo sport, ma ha delle proprietà sorprendenti, molto utili in campo clinico ed è la prova che lo sport non fa altro che apportare all’organismo benefici non solo fisici, ma anche mentali.

Postiglione Valeria

Bibliografia

Fonti immagini

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