Effetto di Botritys cinerea sulla produzione del vino

Botritys cinerea e la muffa grigia

La muffa grigia o Botrite è una delle più importanti malattie della vite ed è causata da un fungo polifago, Botritys cinerea, ubiquitario, necrotrofo e con capacità saprofitaria. Colpisce più di 200 specie vegetali oltre la vite in tutto il mondo. Avendo un comportamento parassitario porta alla morte i tessuti vegetali sui quali continua a svilupparsi o produce delle strutture di sopravvivenza come gli sclerozi. E’ inoltre in grado di colpire parti di pianta senescenti o in via di decomposizione. Botrytis cinerea Pers. è la forma asessuata o anamorfa, mentre Botryotinia fuckeliana De Bary quella sessuata o telomorfa che è invece piuttosto rara in natura.

Nella vite il fungo può infettare tutti gli organi erbacei, creando però i danni maggiori agli acini. L’attacco di B. cinerea causa una diminuzione quantitativa e qualitativa della produzione, che porta a compiere una selezione delle uve e a effettuare trattamenti sulle uve colpite, ad esempio intense solfitazioni, per ovviare al danno subìto. Le uve botritizzate (Fig. 1a, 1b) conferiscono al vino finito odori e sapori di terra e muffa (geosmina), riducendone l’acidità totale e provocando cambiamenti al colore e alla limpidezza.

Botritys cinerea su uva nera
Figura 1a – Effetto di Botritys cinerea su uva nera

Azione a livello molecolare

B. cinerea produce enzimi ossidasici; in particolare la laccasi ossida numerosi composti fenolici quali polifenoli, antociani e catechine che causando l’imbrunimento di vini bianchi dovuto alla polimerizzazione dei chinoni. Produce inoltre polisaccaridi come il β- glucano, che causa problemi in chiarifica ed eteropolisaccaridi che oltre ad essere colmatanti dei setti filtranti rallentano la fermentazione andando ad inibire il metabolismo di Saccaromyces cerevisiae. L’uva colpita presenta una diminuzione degli zuccheri in quanto il fungo assimila glucosio e fruttosio e l’ossidazione diretta del glucosio causa l’accumulo di acido gluconico e glicerolo nel mezzo. Dalla degradazione delle pectine si accumula acido galatturonico che viene poi ossidato ad acido mucico.

Botritys cinerea su uva bianca
Figura 1b – Effetto di Botritys cinerea su uva bianca

I tessuti colpiti

La Botrite colpisce soprattutto gli acini mentre sono poco frequenti e dannosi i sintomi sulle foglie. In quest’ultimo caso si manifesta con necrosi e comparsa di una massa grigia di conidi. Nei tralci erbacei si possono formare necrosi, imbrunimenti e spesso gli organi di conservazione del fungo, gli sclerozi. Il patogeno può inoltre colonizzare le infiorescenze già prima della fioritura, causando necrosi e disseccamento e ricoprendole di una muffa grigia. In primavera, con andamento climatico umido e piovoso, si hanno le infezioni ai germogli con la comparsa di marciume molle che tende a disseccare e spesso compare una muffa di colore grigio.

Gli acini sono colpiti dopo l’invaiatura in quanto la maturazione dell’uva causa un accumulo di zuccheri e gli acini sono più suscettibili alla germinazione e alla penetrazione del fungo. I sintomi evidenti sono un imbrunimento e marciume molle dei tessuti con conseguente fessurazione e comparsa di sporulazione grigia. Se l’andamento climatico evolve verso un periodo secco, i grappoli possono disseccare e necrotizzare.

Ciclo vitale di Botritys cinerea

Il fungo si conserva nell’ambiente, a partire dall’autunno, come sclerozi o micelio all’interno dei tessuti morti dell’ospite quali i residui infetti caduti a terra ed anche nei grappolini tardivi mummificati rimasti sui tralci.  Alla ripresa vegetativa della vite il micelio sverna nella corteccia dei tralci e nelle gemme producendo conidi oppure a partire da sclerozi producendo micelio e/o conidi.

In condizioni ambientali sfavorevoli, gli sclerozi possono produrre apoteci (corpi fruttiferi), rari in natura, che portano gli aschi con otto ascospore dopo aver subito il processo sessuale. Quando le condizioni tornano favorevoli allo sviluppo del fungo, dagli sclerozi vengono prodotte masse di conidi. I conidi generati dall’inoculo primario danno avvio al ciclo essendo liberati dai conidiofori, le strutture che li portano, e dispersi dal vento, dalla pioggia e dagli insetti. La produzione e disseminazione dell’inoculo sono regolate dalla fluttuazione della temperatura e dell’umidità. Una volta raggiunto l’ospite, i conidi germinano con una temperatura dai 5°C ai 30-32°C ed una prolungata piovosità, con un’umidità di 93% o maggiore (Fig. 2).

Ciclo vitale di Botritys cinerea
Figura 2 – Ciclo vitale di Botritys cinerea

Condizioni favorevoli

Empiricamente le condizioni favorevoli seguono la “regola dei 15/15” ossia 15°C e 15 ore di bagnatura.
Le infezioni in fioritura generalmente rimangono latenti. Quindi Botritys cinerea rimane quiescente, e cioè costituisce la fonte di inoculo per l’infezione degli acini. Sui vitigni precoci si possono avere infezioni importanti anche in post-fioritura. Questo avviene quando l’attacco del fungo si sviluppa nei residui fiorali (ad esempio frutti abortiti e caliptre).

Nelle condizioni medie del Veneto le maggiori infezioni si verificano a partire dall’invaiatura e raggiungono il massimo in prossimità della vendemmia. Infatti, le difese della pianta si indeboliscono in concomitanza con la maturazione mentre il fungo si riattiva e causa il marciume dei frutti e la produzione di
conidi che si disperdono dando avvio a più cicli di infezione.

Contrastare Botritys cinerea: oltre i trattamenti chimici

La riduzione dei trattamenti chimici può avvenire sfruttando tecniche agronomiche che riducono i fattori di rischio d’infezione da parte di Botritys cinerea. Nell’impianto del vigneto si deve tenere in considerazione l’esposizione e il tipo di terreno. Un appezzamento in collina ben esposto e soleggiato risulta meno soggetto all’infezione rispetto ad un terreno in pianura o nel fondovalle e poco soleggiato in cui si verificano le condizioni di elevata umidità. Inoltre, terreni che non permettono un buon ristagno idrico in seguito ad eventi piovosi necessitano di impianti di drenaggio che permettano lo scolo delle acque.

La scelta della varietà e del portinnesto sono importanti al fine di contenere la vigoria, la compattezza del grappolo e la densità della chioma. In questo contribuisce il sistema di allevamento che deve garantire una buona aerazione dei grappoli, evitando di creare microclimi umidi. Pratiche come il diradamento, la potatura estiva e la sfogliatura favoriscono l’arieggiamento.

Eccessive concimazioni azotate contribuiscono invece ad aumentare il rigoglio vegetativo, il numero di acini, la compattezza del grappolo e la formazione di pareti cellulari più sottili che rendono la pianta più vulnerabile all’attacco del patogeno. Per contro, il calcio ha un ruolo fondamentale e aumenta la resistenza alle malattie. La maggiore o minore suscettibilità è legata allo spessore della cuticola e alla presenza di cere, alla forma degli acini o del grappolo e alla sua composizione chimica (antociani e composti fenolici), piuttosto che alle difese costitutive dell’ospite.

Una buona prevenzione si ottiene anche evitando la formazione di ferite o lesioni di diverso tipo (danni da grandine, spaccature da oidio, tignoletta o altri entomopatogeni, ecc.) che possono costituire la via d’ingresso per B. cinerea.

Luana Bignozzi

Fonti:

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