Lacazia loboi: il fungo patogeno degli avventurieri del Sud America

Caratteristiche

Lacazia loboi è l’unica specie appartenente al genere fungino Lacazia. Il suo genoma è molto simile al fungo patogeno Paracoccidioides brasiliensis, noto per la grave infezione polmonare che può causare. Tuttavia, L. loboi non causa alcuna sintomatologia a livello dell’apparato respiratorio e la sua patogenicità gli permette di essere, seppur strettamente correlato a P. brasiliensis, definibile come una specie a parte e appartenente all’ordine Onygenales.

Ad oggi, risulta impossibile coltivare in laboratorio ceppi di Lacazia loboi, il quale al microscopio si presenta sotto forma di cellule simili a lievito e formanti delle catene. Si riproduce per gemmulazione e presenta melanina nella sua parete cellulare.

Osservazione al microscopio di colonie di Lacazia loboi
Figura 1 – Osservazione al microscopio di colonie di Lacazia loboi [dermatologyadvisor.com]

Tassonomia

RegnoFungi
DivisioneAscomycota
ClasseEurotiomycetes
OrdineOnygenales
FamigliaIncertae sedis
GenereLacazia
SpecieLacazia loboi
Tabella 1 – Tassonomia di L. loboi

Patogenesi dell’infezione da Lacazia loboi: la lobomicosi

Lacazia loboi è un fungo capace di sopravvivere nel suolo, in acqua e nella vegetazione e, si ipotizza, è capace di infettare l’uomo per inoculazione attraverso vettori come animali e insetti. L’insorgenza della lobomicosi è caratteristica dopo il morso di alcuni insetti o serpenti, soprattutto in aree tropicali e sud americane; è una malattia rara, se ne conoscono circa 500 casi al mondo, di cui più di 300 in Brasile. Nel 2016, anche in Italia venne diagnosticato un caso di lobomicosi (1 dei 9 diagnosticati al di fuori di Sud e Centro America): un uomo, il quale aveva visitato il Venezuela nel 1999, ha manifestato per anni i classici sintomi da infezione causata da L. loboi. Tuttavia, l’infezione non venne riconosciuta prima del 2016, quando dei campioni di tessuto infetto vennero analizzati dall’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Lacazia loboi ha un periodo di incubazione relativamente lungo, fino a qualche mese, e la patologia si manifesta sotto forma cronica, con lesioni e granulomi sottocutanei, soprattutto nelle zone in cui è avvenuta la lesione che ha permesso al fungo di raggiungere il derma, solitamente arti inferiori. La diagnosi è molto difficile, anche a causa dell’impossibilità di coltivare il fungo in laboratorio; tuttavia, è noto che la patologia è molto comune in agricoltori, cacciatori, minatori e pescatori delle zone precedentemente citate, nonché in turisti e avventurieri spesso poco attenti. Inoltre, seppur raramente, il fungo è capace di svilupparsi e diffondersi tanto ampiamente da causare infezioni anche in zone lontane da quella in cui è avvenuta la lesione.

Arto inferiore di paziente infetto da lobomicosi
Figura 2 – Arto inferiore di paziente infetto da lobomicosi [cidjournal.com]
Caso di lobomicosi in Delfino
Figura 3 – Caso di infezione da Lacazia loboi in Delfino [wikimedia.org]

Strategie di prevenzione e terapie contro Lacazia loboi

Non esistono prodotti direttamente utili a prevenire l’infezione da L. loboi, tant’è che per i lavoratori delle zone in cui il fungo è maggiormente presente e per i turisti è consigliato l’uso di indumenti che coprano gli arti e di non addentrarsi in zone in cui possono esserci animali e insetti che potrebbero fungere da vettore per il fungo. Il paziente che sospetta un’infezione da L. loboi deve immediatamente informare le autorità sanitarie del luogo, al fine di sottoporsi a monitoraggio prolungato, dato il periodo di incubazione particolarmente lungo. Le lesioni più piccole sono trattabili per mezzo di terapie antimicotiche prolungate nel tempo, con clofazimina, itraconazolo o posaconazolo.

Tuttavia, sia per lesioni importanti, sia per piccole lesioni, il trattamento più efficiente e consigliato resta l’asportazione chirurgica ampia e profonda delle zone infette da L. loboi, indispensabile soprattutto per evitare casi, solitamente piuttosto comuni, di recidività.

Fonti

Crediti immagini

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Davide Puntorieri

Dottore in Scienze gastronomiche e oggi studente di scienze e tecnologie alimentari (LM-70) presso l'Università degli studi Mediterranea di Reggio Calabria.

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