Baylisascaris procyonis: il nematode dei procioni

Recentemente la comunità scientifica ha posto l’attenzione su un nematode simile, per tratti clinici ed epidemiologici, a Toxocara canis.
Si tratta di Baylisascaris procyonis (Figura 1), noto come “nematode dei procioni”, osservato in bambini che giocano in aree silvestri popolate da animali selvatici.
Le latrine dei procioni possono infatti abbondare di uova infestanti che, se ingerite, provocano una sintomatologia praticamente identica alla toxocariasi.
Sfortunatamente però, le larve di Baylisascaris procyonis mostrano uno spiccato tropismo per il tessuto nervoso ed oculare, dove provocano pericolose encefaliti e retiniti.

Baylisascaris procyonis
Figura 1 – Baylisascaris procyonis. [Fonte: maxresdefault.jpg (1280×720) (ytimg.com)]

Introduzione

Gli ascaridi sono tra i più comuni parassiti di mammiferi, sono eteroxeni e necessitano spesso di un ospite intermedio per completare il loro ciclo vitale.
Per gli ascaridi dei carnivori, gli ospiti sono solitamente piccoli vertebrati, come roditori, conigli ed uccelli.
Tra le ragioni del loro successo, vi sono la resistenza e il carattere infettivo delle uova, capaci di infettare con facilità un ospite suscettibile.
Le larve generalmente migrano nel soma, invadono gli organi, e si incistano nei tessuti anche per molto tempo.
Quelle di Bayliscaris procyonis, per esempio, possono raggiungere il cervello e provocare infiammazioni e danni letali.

Agenti eziologici (Baylisascaris)

Baylisascaris procyonis e altri nematodi affini, appartengono all’ordine Ascaridida, Superfamiglia Ascaridoidea.
I membri di questa superfamiglia, sono vermi medio-grandi con tre labbra separate da un inter-labbro.
La superfamiglia comprende cinque famiglie:

  • Baylisascaris
  • Toxascaris
  • Parascaris
  • Lagochilascaris

Il genere Baylisascaris è stato definito da Sprent nel 1968 e comprende diversi nematodi chiamati precedentemente Ascaris o Toxascaris.
Presentano un’ala cervicale e un’area periclocale ruvida negli esemplari maschi. Quest’ultimi presentano spicole dure ed uniformi, solitamente più brevi di 1 mm. I nematodi di questo genere infettano i carnivori, alcuni soprattutto i roditori, come nel caso di Baylisascaris laevis.
Gli adulti di B. procyonis sono vermi di grandi dimensioni, color carne: la femmina raggiunge i 20-22 cm di lunghezza, mentre il maschio i 9-11 cm.

Modalità di trasmissione

Le femmine adulte del nematode depongono, nell’intestino dei procioni, da 115.000 a 179.000 uova/nematode/giorno che possono essere a loro volta trasmesse tramite le feci (Figura 2). In condizioni di adeguata temperatura ed umidità, le uova rilasciate nell’ambiente possono diventare infettive nell’arco di 11-15 giorni, e rimanerci per lungo tempo.

I giovani procioni possono perciò infettarsi tramite il latte o la pelliccia delle madri, oppure tramite le latrine nelle vicinanze delle tane.
Dalle uova vengono rilasciate le larve che, dapprima infettano la mucosa intestinale, per poi invadere il lume dell’intestino tenue dove matureranno per 60 giorni circa.
Dall’intestino tenue possono invadere il fegato, entrando nella circolazione portale, od i polmoni provocando emorragie.
Nei topi, le larve di B. procyonis penetrano dei tessuti per poi arrivare agli occhi e al cervello, tre giorni dopo l’inizio dell’infezione.
Le larve che raggiungono il cervello possono provocare danni e infiammazione, portando allo sviluppo di patologie del sistema nervoso centrale.

Ciclo vitale di B. procyonis
Figura 2 – Ciclo vitale di B. procyonis. [Fonte: Baylisascaris_lifecycle_lg.jpg (2000×2578) (cdc.gov)]

Epidemiologia

B. procyonis è indigeno nei procioni del nord America, dell’Europa e dell’Asia.
Nel nord America è più comune lungo la costa ovest e nella parte settentrionale, con una prevalenza compresa tra il 68% e l’82%.
Quest’ultima segue l’abbondanza dei procioni nel paese, e decresce dal nord al sud: infatti, nell’America del sud è decisamente meno comune.
Relativamente all’Europa, è stato stimato che interessi più di 100.000 procioni solo in Germania.

Segni e sintomi

A parte per le infezioni molto gravi con ostruzione intestinale, i procioni affetti da B. procyonis appaiono clinicamente sani e senza segni di infezione.
Anche altri animali infetti e con larva migrans sono solitamente asintomatici, se le larve non raggiungono il cervello.
Quando l’infezione diventa grave, appaiono anoressici, con dispnea e con tasso respiratorio aumentato.
I danni al sistema nervoso centrale dipendono direttamente dal numero di larve che riescono a raggiungerlo.
I piccoli roditori infetti appaiono depressi, letargici, con il pelo arruffato e tremanti.

Patologia e patogenesi

La migrazione somatica delle larve di B. procyonis, provoca necrosi e infiammazione tissutale.
La principale alterazione patologica è data infatti dall’infezione granulomatosa ed eosinofila che interessa vari organi come fegato, polmoni e cervello.
Le lesioni primarie riguardano il cervello con meningoencefalite diffusa, necrosi e spongiosi.

Prevenzione

Per prevenire l’infezione è molto importante informare le persone sulla pericolosità di entrare a contatto con le feci dei procioni.
I genitori dovrebbero portare i bambini a giocare soltanto in parchi recintati, ed incoraggiare i figli a lavarsi bene e con frequenza le mani.

Rischio di bioterrorismo

B. procyonis è divenuto nel tempo una potenziale arma biologica.
Le sue uova, infatti, sono facilmente ottenibili, resistono per molto tempo, e possono provocare gravi patologie nell’essere umano, estremamente difficili da trattare.

Fonti

Crediti immagini

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