Thiopedia e il lago di sangue

Presagi e maledizioni, sono stati spesso argomento di uomini di scienza che hanno cercato risposte e spiegazioni ad eventi naturalistici apparentemente inspiegabili. Questa volta, ad innescare la curiosità è la Thiopedia rosea, batterio ambientale dai pigmenti color “sangue”.

Lago di sangue

Il tingersi delle acque di color sangue è stato, nel passato, un fenomeno spesso avvolto nel mistero. Raccontato in libri di storia, è un evento accaduto in diversi luoghi.

Parliamo del caso del Lago di Pergusa (figura 1), lago ennese ai piedi del monte Carangiaro. Nel 1860 e 1867, a causa di una scarsa piovosità in Sicilia, il lago si ridusse fino a 3 metri provocando un aumento della salsedine nell’acqua. Tale bacino attirò l’attenzione per il colore delle sue acque che si tinsero di rosso, denominando il luogo: Lago di Sangue.

Figura 1- Lago di Pergusa (fonte)
Figura 1- Lago di Pergusa (fonte)

Le analisi

Nel 1932 il geologo Ramiro Fabiani, meravigliato e incuriosito dal color “rame” delle acque, prese un campione e lo portò ad analizzare nei laboratori di Verona. La caratteristica di quelle acque, oltre il colore, era un forte e sgradevole odore dato dall’idrogeno solforato. Infatti, dopo l’essiccamento del campione, la causa di quelle “parti” violacee era la presenza di batteri persistenti in acque solforose.

Tra i ceppi fondamentali riscontrati al centro del lago di Pergusa è la Thiopedia rosea.

Thiopedia rosea

Proteobatterio, la Thiopedia rosea è un batterio rosso dello zolfo (figura 2), strettamente anaerobico e obbligatoriamente fototrofo. Gram negativi utilizzano l’idrogeno solforato come donatore primario di elettroni. Per cui è un microrganismo che ritroviamo in condizioni anaerobiche nella profondità dei bacini idrici.

Figura 2 - Batterio Thiopedia rosea (fonte)
Figura 2 – Batterio Thiopedia rosea (fonte)

Microscopicamente la Thiopedia si mostra come cellule sferiche o ovali non mobili, con vescicole di gas nella parte centrale. Gli estesi vacuoli di gas gli consentono di variare la galleggiabilità. Micrografie elettroniche a trasmissione di sezioni sottili di Thiopedia evidenziano membrane intracitoplasmatiche fotosintetiche di tipo vescicolare. Thiopedia rosea può esprimere pigmenti tendenti al viola, rossi, marroni e arancioni e può includere granuli di zolfo all’interno delle cellule.

Thiopedia rosea è alcalofilo, può crescere a PH superiori a 9 e prospera principalmente nelle lagune di scarico. Crescono sott’acqua disponendosi in cellule singole o in fogli verticali (piastrine) formati da 4 a 256 cellule (possono crescere sino a 2-3- centimetri (figura 3).

Figura 3 - Cellule di Thiopedia rosea agglomerate (fonte)
Figura 3 – Cellule di Thiopedia rosea agglomerate (fonte)

Gli estesi vacuoli di gas che gli consentono di variare la sua galleggiabilità e l’esigenza di sorgente solare inducono la Thiopedia, solitamente, a posizionarsi nell’interfaccia tra epi- e ipolimnio. La qualità della luce è un fattore determinante nello sviluppo dei batteri fototrofi, influenzando la stratificazione delle specie.

Conclusioni

La prodigiosa colorazione delle acque di Pergusa, ritratta nell’acquerello del professor Fabiani, è stata paragonata per anni, a ciò che accadde nel Nilo durante la prima piaga d’Egitto. Ogni 10-15 anni, con il verificarsi del fenomeno, la popolazione di Pergusa si aspettava una “punizione divina” o un infausto destino.

Ancora una volta scienza e religione si ritrovano a viaggiare parallelamente. Chissà se ai tempi di Mosè fu proprio lo stesso “pittore” Thiopedia rosea a tingere le acque o realmente la mano divina.

Fonti

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