Dicrocoelium dendriticum

Caratteristiche

Dicrocoelium dendriticum è uno degli parassiti più diffusi negli allevamenti dei ruminanti in Italia; nelle regioni centro-meridionali del nostro Paese i valori di prevalenza aziendale sono del 67,5% negli ovini e 53,1% nei bovini. Tuttavia, la infestione causata da questi parassiti, definita dicrocoeliosi, è sottostimata per vari aspetti: la sintomatologia è aspecifica e spesso di lieve entità, il frequente poliparassitismo concomitante può “mascherare” gli effetti patologici e le perdite economiche legate a questa parassitosi, vi è difficoltà nella diagnosi e nella terapia. La dicrocoeliosi è anche una food-borne zoonosis. L’infestione da D. dendriticum nell’uomo, sebbene notevolmente sottostimata e spesso del tutto ignorata, è riportata in Europa, Asia, Africa Settentrionale ed Americhe.

Dicrocoelium dendriticum (dal greco “dicróos”: doppio, “choilía”: cavità del ventre, “dentrìticon”: ramificato) è definito “distoma lanceolato” o “piccolo distoma epatico”, per differenziarlo da Fasciola hepatica. È ospite definito dei ruminanti, mentre primo ospite intermedio sono molluschi vari e secondo ospite intermedio sono le formiche (Formica fusca ed altre). L’uovo, eliminato dagli animali infestati viene ingerito dal mollusco idoneo, nel quale si sviluppa a sporocisti e poi a cercarie; queste ultime sono ingerite dalla formica, nella quale si sviluppano a metacercarie. L’ospite definitivo si infesta ingerendo le formiche parassitate. Le metacercarie, nel mammifero, dall’intestino raggiungono poi il fegato (Fig.1).

Ciclo vitale del Dicrocoelium dendriticum
Figura 1- Ciclo vitale del Dicrocoelium dendriticum

Filogenesi

Regno:Animalia
Phylum:Platelminti
Classe:Trematoda
Ordine:Plagiorchiida
Famiglia:Dicrocoeliidae
Genere:Dicrocoelium
Specie:D. dendriticum

Caratteristiche strutturali

D. dendriticum presenta corpo appiattito di forma lanceolata, lungo 4-12 mm e largo 1,5-2,5 mm, con cuticola liscia (priva di spine) e trasparente che lascia intravedere gli organi interni. Come tutti i distomi è munito di due ventose, una anteriore che dà inizio all’apparato digerente ed una posteriore, definita “acetabulum”, localizzata in posizione pre-equatoriale, che funge da organo di adesione.

Aspetto del Dicrocoelium dendriticum
Figura 2 – Aspetto del Dicrocoelium dendriticum

Patogenesi

Nell’intestino dell’ospite definitivo, per azione dei succhi digestivi, le metacercarie si disincistano liberando le forme giovanili (adolescarie), che raggiungono i dotti biliari dove sviluppano a parassiti adulti. La migrazione dei giovani parassiti dall’intestino ai dotti biliari avviene principalmente a ritroso attraverso il coledoco. Il periodo di prepatenza, cioè, tempo che intercorre dalla ingestione della metacercaria contenuta nella formica alla formazione dei parassiti adulti in grado di deporre le uova, varia dai 60 ai 90 giorni. I sintomi clinici non sono solitamente manifesti, anche nelle infestioni gravi, e quindi lesioni maggiori dovute alla disfunzione epatica sono evidenziabili solo con un esame necroscopico.

Anche se sono descritti in letteratura casi di dicrocoeliosi iperacuta derivanti da infestioni massive, con sintomi poco caratteristici: astenia, dimagramento, anemia ed episodi diarroici, edemi nelle parti più declivi del corpo.

Metodi di identificazione

Dal punto di vista clinico, la diagnosi di dicrocoeliosi è difficile per l’assenza di sintomi patognomonici. La diagnosi ante-mortem si basa sull’esame cropromicroscopico che consente la messa in evidenza delle uova nelle feci degli ospiti parassitati. La metodica più utilizzata è la flottazione, che permette di concentrare le uova presenti nelle feci (Fig.3). Per la flottazione delle uova “pesanti” di D. dendriticum è necessario utilizzare soluzioni ad alto peso specifico (1,450) a base di ioduro di mercurio e/o di zinco solfato.

La diagnosi post-mortem si basa sull’esame anatomo-patologico, con la messa in evidenza delle tipiche lesioni, rappresentate dalla dilatazione dei dotti epatici con fenomeni fibrotici più o meno marcati del parenchima e dei parassiti a livello epatico. I metodi sierologici, quali l’ELISA, sebbene non siano utilizzati nella pratica veterinaria, si sono rivelati promettenti per la diagnosi di D. dendriticum.

Aspetto microscopico di uova del Dicrocoelium dendriticum
Figura 3 – Aspetto microscopico di uova del Dicrocoelium dendriticum

Terapia

La terapia della dicrocoeliosi si basa principalmente sul trattamento degli animali con antielmintici quali benzimidazolici (es. albendazolo, fenbendazolo e mebendazolo) e pro-benzimidazolici (es. netobimin).

Prevenzione e controllo

Il controllo della dicrocoeliosi è molto difficile per la complessità del ciclo biologico di D. dendriticum. La profilassi è basata principalmente sul management aziendale, sul controllo degli ospiti intermedi e sul trattamento degli animali infestati con antielmintici. In riferimento al management aziendale è consigliabile evitare il pascolamento degli animali nelle prime ore del mattino e di sera per ridurre la possibilità di infestione; in queste ore, infatti, le formiche paralizzate possono più facilmente essere ingerite dagli ospiti.

I metodi di controllo degli ospiti intermedi possono essere attuati solo in piccole zone, in quanto il loro costo elevato ne impedisce un uso diffuso. Il controllo degli ospiti intermedi usando sostanze chimiche, non è facilmente realizzabile a causa del notevole impatto ambientale di questi prodotti.

Aspetti zoonosici

L’infestione da D. dendriticum nell’uomo, sebbene notevolmente sottostimata e spesso del tutto ignorata, è riportata in Europa, Asia (in particolare Cina, ex Unione Sovietica, Giappone ed Indonesia), Africa Settentrionale ed Americhe. Si tratta di una food-borne zoonosis; infatti, l’uomo si infesta ingerendo le metacercarie presenti all’interno delle formiche accidentalmente ingerite con gli alimenti contaminati.

Come si verifica negli altri ospiti definitivi, anche nell’uomo, i parassiti provocano lesioni meccaniche, spoliatrici e tossiche. La sintomatologia non è patognomonica (disturbi addominali, epatomegalia, febbre, anemia, eosinofilia) ed è riferibile a stati di epatite/epatosi. La diagnosi si effettua mediante esami copromicroscopici per la messa in evidenza delle uova di D. dendriticum o metodi immunologici (ELISA ed immunoelettroforesi).

Dr. Giosuè Ruggiano

Fonti

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