Caratteristiche
Thelazia spp. è un verme cilindrico e parassita i cui ospiti definitivi sono mammiferi selvatici, allevati e anche gli esseri umani. Si tratta di un nematode che viene trasmesso da ditteri (mosche e moscerini) i quali non pungono, ma si nutrono di lacrime. Da adulto vive nei sacchi congiuntivali e nei dotti lacrimali, ed è responsabile di un’infestazione chiamata Thelaziosi.
La distribuzione geografica varia a seconda della specie. Per esempio, Thelazia callipaeda (agente eziologico della thelaziosi umana, una zoonosi vettoriale emergente) è presente in Europa meridionale e anche in Estremo Oriente.
Negli ultimi decenni la diffusione europea è sensibilmente aumentata come conseguenza dell’espansione dell’areale del vettore e degli spostamenti degli animali.
Ciclo vitale di Thelazia spp.

I vermi adulti vivono nell’occhio sotto la membrana nittitante, e le femmine producono un elevato numero di uova dal guscio sottile, che sono fecondate in utero e si sviluppano in larve L1, completamente differenziate e lunghe 180-220 µm. Queste, partorite dalle femmine ovovivipare, ancora avvolte in una membrana, diffondono nelle secrezioni lacrimali e permangono nel sacco congiuntivale (Fig. 1 – fase 1).
Sviluppo larvale nell’ospite intermedio
Le larve L1 vengono ingerite dall’ospite intermedio, una mosca Musca spp. o Fannia spp. o, nel caso di T. callipaeda, un moscerino della frutta Phortica spp. (Fig. 2) o Amiota spp. (Drosophilidae). Questo avviene quando l’insetto, attratto dalle secrezioni lacrimali, si nutre raggruppandosi attorno agli occhi dei mammiferi ospiti (Fig.1 – fase 2).
All’interno del tratto digerente dell’insetto, le larve si liberano dalla membrana, attraversano la parete dell’intestino e, quindi, raggiungono l’emocele. In alcune specie, le larve invadono i testicoli (in Phortica spp.) o più comunemente i follicoli ovarici dell’insetto, dove in 15-30 giorni durante i mesi estivi. si incistano, crescono e attraverso due mute (L2-L3) si sviluppano in grandi larve L3 (stadio infettante), lunghe dai 2 agli 8 mm (Fig. 1 – fase 3). Altre specie, invece, si sviluppano in un organo chiamato corpo adiposo. La velocità di sviluppo larvale all’interno delle mosche dipende dalla temperatura: per esempio, a 25°C la larva raggiunge lo stadio infettante in circa due settimane. La larva L3 è lunga e presenta delle vistose striature trasversali, una cavità buccale corta, un esofago muscolare e una coda corta smussata o arrotondata, a seconda della specie.
Trasferimento sull’ospite definitivo
Queste larve escono dalle loro cisti, migrano verso la proboscide della mosca, e vengono trasferite direttamente sulla congiuntiva o sul margine delle palpebre dell’ospite definitivo non appena l’insetto si nutre attorno ai suoi occhi (Fig. 1 – fase 4). Nel sacco congiuntivale, in circa un mese, i vermi mutano a larve L4, L5 e, infine, raggiungono la maturità come adulti, maschi e femmine, senza ulteriori migrazioni (Fig. 1 – fase 5). Il periodo di prepatenza è solitamente compreso tra 3 e 6 settimane a seconda della specie. La trasmissione avviene soprattutto in ambienti rurali o forestali durante i mesi caldi, quando le mosche sono più attive. e non si verifica nei mesi invernali a causa dell’inattività delle mosche. I vermi adulti persistono sull’ospite definitivo per un anno e anche oltre.
Anche gli esseri umani possono fungere da ospiti definitivi aberranti in seguito al contatto con una mosca o un moscerino infetto (Fig 1 – fase 6).

Filogenesi
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Nematoda |
| Classe | Chromadorea |
| Ordine | Spirurida |
| Famiglia | Thelaziidae |
| Genere | Thelazia |
| Specie rappresentative | Thelazia californiensis Thelazia callipaeda Thelazia gulosa Thelazia lacrymalis Thelazia leesei Thelazia rhodesi Thelazia skrjabini |
| Specie | Ospiti definitivi | Localizzazione | Ospiti intermedi | Distribuzione geografica |
| Thelazia rhodesi | Bovini, bufali, bisonti, occasionalmente pecore, capre, cammelli e cavalli | Occhio, sacco congiuntivale, dotto lacrimale | Muscidae, in particolare mosca del viso (Musca autumnalis), Musca larvipara e Musca sorbens | Africa, Asia ed Europa |
| Thelazia gulosa (sin. Thelazia alfortensis) | Bovini, pecore, ruminanti selvatici, raramente gli esseri umani | Occhio, sacco congiuntivale, dotto lacrimale | Muscidae: mosca del viso (M. autumnalis) in Europa e Nord America, M. larvipara in Ucraina, Musca vitripennis in Crimea e Musca amica in Estremo Oriente | Asia, Europa e Nord America |
| Thelazia skrjabini | Bovini, pecore, ruminanti selvatici | Occhio, sacco congiuntivale, dotto lacrimale | Muscidae: Mosca del viso (M. autumnalis), M. vitripennis e M. amica | Europa e Nord America |
| Thelazia callipaeda | Cani, gatti, esseri umani, primati, conigli (volpi, orsi, lupi, tassi) | Occhio, sacco congiuntivale, dotto lacrimale | Drosophilidae, moscerini della frutta, esemplari maschi (Amiota spp., Phortica variegata in Europa e Phortica okadai in Cina) | Asia ed Europa |
| Thelazia californiensis | Cani, gatti, occasionalmente esseri umani, pecore, cervi, orsi e coyote | Occhio, sacco congiuntivale, dotto lacrimale | Fannia canicularis e Fannia benjamini | Nord America occidentale |
| Thelazia lacrymalis | Cavalli, bovini | Occhio, sacco congiuntivale, dotto lacrimale | Muscidae: mosca del viso (M. autumnalis) e Musca osiris | Asia, Europa, Medio Oriente, Nord America e Sud America |
| Thelazia leesi | Cammelli | Sacco congiuntivale | Fannia lucidula | Stati post-sovietici e India |
Morfologia strutturale di Thelazia spp.
I vermi adulti sono filiformi e di colore da bianco-latte, bianco-grigiastro o anche trasparenti, e misurano 4-20 mm di lunghezza e 200-500 µm di larghezza a seconda della specie e del sesso. È presente una capsula buccale priva di labbra, con pareti ispessite e un disegno spiraliforme. La cuticola presenta numerose prominenti striature trasversali nella parte anteriore. I maschi (Fig. 3) presentano coda smussa e ricurva, papille peduncolate pre- e post-anali e spicula dissimili tra loro come lunghezza. Le femmine invece presentano una coda arrotondata, provvista di un paio di papille laterali; la vulva è situata nella regione esofagea.

Patogenesi
La thelaziosi, anche conosciuta come infestazione da verme oculare, si verifica quando le mosche si nutrono delle secrezioni lacrimali di varie specie di mammiferi selvatici e domestici. e in tale occasione depositano delle larve L3 nei sacchi congiuntivali, sulle membrane nittitanti e presso i tessuti associati. L’infestazione può variare dall’essere asintomatica fino a una grave infiammazione oculare, a seconda del numero dei vermi e della durata:
- Sintomi lievi: epifora (lacrimazione eccessiva), secrezione oculare (da sierosa a mucopurulenta), blefarospasmo (strabismo), congiuntivite iperemica e infiammazione oculare con sfregamento/prurito, fotofobia.
- Sintomi gravi: cheratite, alterazioni degenerative della cornea con opacizzazione della superficie corneale, ulcere e perforazioni corneali, uveite e perfino cecità.
I danni sono dovuti all’azione irritativa della cuticola “seghettata” e ai movimenti continui sulla superficie oculare da parte dei giovani adulti particolarmente attivi. Questa abrasione meccanica è talvolta responsabile di infezioni batteriche secondarie con microrganismi opportunisti, che complicano il quadro clinico, perché i sintomi possono confondersi con allergie o infezioni batteriche, ritardando il riconoscimento dei vermi. L’infestazione è quasi sempre unilaterale. Le lesioni guariscono in 2 mesi anche se in alcuni casi rimangono aree di opacità corneale.
Metodi di identificazione di Thelazia spp.
Una diagnosi precoce è fondamentale al fine di evitare danni permanenti alla vista. Questa diagnosi di thelaziosi si basa principalmente sull’osservazione diretta di vermi bianco latte, filiformi che si muovono attivamente sulla congiuntiva o sotto la membrana nittitante (Fig. 4). L’esame con lampada a fessura permette di visualizzare i parassiti.

I nematodi vengono rimossi meccanicamente e poi identificati morfologicamente. La raccolta dei nematodi si effettua eseguendo un lavaggio oculare con una soluzione fisiologica e un’osservazione macro- e microscopica del liquido. L’instillazione di alcune gocce di anestetico può facilitare la manipolazione della membrana nittitante per cercare gli esemplari adulti. Il lavaggio del sacco congiuntivale e dei dotti lacrimali dopo anestesia locale, permette di isolare vari stadi. La larva L1 può essere ritrovata all’esame microscopico del sedimento del fluido di lavaggio e confermare anche le infezioni più lievi.
La diagnosi diretta di thelaziosi dipende dalla specie di Thelazia spp. implicata nell’infestazione.
- Nel caso di Thelazia rhodesi, la diagnosi è relativamente più facile e si basa sulla messa in evidenza mediante osservazione diretta della congiuntiva e sulla raccolta degli esemplari del parassita dal sacco congiuntivale.
- Nel caso di altre specie, l’esame diretto in vita è difficile a causa del ridotto numero di esemplari presenti nel sacco congiuntivale.
La diagnosi post mortem consente di esaminare non soltanto il sacco congiuntivale, ma anche i dotti ghiandolari; l’incisione dei dotti e delle ghiandole lacrimali, della membrana nittitante e dei canalicoli nasolacrimali consente di rilevare specie come Thelazia gulosa e Thelazia skrjabini che si localizzano quasi esclusivamente in queste sedi.
Le successive procedure diagnostiche si basano principalmente su:
- identificazione microscopica del parassita;
- eventuali analisi molecolari per confermare la specie (PCR e sequenziamento del gene cox1 o 12S).
Terapia
Il trattamento era un tempo basato sulla rimozione manuale dei vermi in anestesia locale, ma questa è stata attualmente sostituita dalla somministrazione topica di pomate oftalmiche contenenti antielmintici efficaci come levamisolo all’1%, o da avermectine impiegate per via sottocutanea o topica. I lattoni macrociclici si sono rivelati delle formulazioni sistemiche o topiche altamente efficaci come antielmintici. Se sono presenti infezioni secondarie o lesioni oculari, si consiglia una terapia antibiotica o antinfiammatoria. Indipendentemente dalla sostanza impiegata il trattamento individuale degli animali allevati, va effettuato nel periodo di minore diffusione delle mosche. Questo trattamento ha da una parte lo scopo di liberare gli animali dal parassita dall’altra quello di ridurre le possibilità di infestazione nella stagione successiva.
Prevenzione e controllo
La prevenzione si basa sul controllo delle mosche e sulla protezione degli ospiti. Il controllo è difficile a causa della diffusione ubiquitaria delle mosche. È essenziale evitare che gli insetti si posino sugli occhi, soprattutto durante le attività all’aperto nei mesi caldi. Reti, repellenti e gestione ambientale riducono sensibilmente il rischio.
Fonti
- Domenico Otranto, Richard Wall. Veterinary Parasitology. Fifth Edition. Wiley-Blackwell, 2024. ISBN 9781394176342.
- John W McGarry, Hany M Eisheikha, Suzanne Taylor. A Colour Atlas of Companion Animal Parasites. Life Cycles and Morphological Identification. Cab Intl, 2024. ISBN 978-1800627345.
- Bonilla-Aldana DK, Bonilla-Aldana JL, Acosta-España JD, Sah R, Rodriguez-Morales AJ. Thelaziasis in humans: A systematic review of reported cases. New Microbes New Infect. 2025 May 23;65:101599.
- Taweethavonsawat P, Tramas N, Narapakdeesakul D, Asawakarn S, Beugnet F. From Asia to Europe: epidemiology, genetic diversity, and One Health implications of Thelazia callipaeda. Parasite. 2026;33:32.
Crediti immagini
- Immagine in evidenza:: https://assets.grok.com/users/2f58c3fb-da14-4549-8b99-190cfc2f1b5f/generated/987ad8a2-fec5-46b4-8f80-7b7f3848f017/image.jpg
- Figura 1: https://www.cdc.gov/dpdx/thelaziasis/modules/Thelazia_LifeCycle_lg.jpg
- Figura 2: https://www.bugguide.net/images/cache/8RZ/H2R/8RZH2RHH7RBLLZULFLAL7ZUL3LELJLNLJLDZQR2L0RRH8RLHERRH0RDZ3LAL6RQHIZLH8ROZQRNLHZNLIZWLQROZLZ.jpg
- Figura 3: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/68/Parasite180153-fig3_Thelazia_callipaeda_%28Nematoda%29.png
- Figura 4: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/cb/Thelazia_callipaeda_in_dog.jpg