Brucellosi

La brucellosi è una zoonosi, cioè una malattia che può trasmettersi dagli animali all’uomo, causata da batteri appartenenti al genere Brucella. Colpisce diverse specie animali, fra cui mucche, pecore, capre, cervi, maiali e cani. Tale malattia rappresenta un importante problema di sanità pubblica per le infezioni umane ed è causa di gravi danni economici, particolarmente nelle aree agricolo-pastorali per le infezioni negli animali da allevamento.

Caratteristiche

Il batterio deve il nome da David Bruce, medico scozzese a capo della spedizione in cui, a Malta, per la prima volta l’italiano Castellani lo isolò e descrisse. Le brucelle sono gram negativi, acapsulati, asporigeni, immobili, aerobi facoltativi. Inoltre, sono ossidasi e catalasi positivi e non fermentano i carboidrati; sono di forma bacillare o coccobacillare (Fig.1), molto piccoli (0,6-2,0 x 0,3-0,5 μm).

Caratteristica importante per l’azione patogena è la capacità di resistere alla fagocitosi, questi batteri sono perciò capaci di sopravvivere all’interno dei macrofagi. Per la coltura, le brucelle hanno bisogno di terreni arricchiti di liquidi organici (sangue, siero), e di un’atmosfera contenente dal 5 al 10% di anidride carbonica; le colonie si rendono visibili dopo 3-4 giorni. Tuttavia, prima di essere considerate negative, le colture devono essere incubate per almeno tre settimane e, in caso di dubbio, vanno ripetute.

Le brucelle sono germi molto delicati e con complesse esigenze nutrizionali: vengono uccise dal calore (62 °C per mezz’ora o 72 °C per 15 secondi), o dalla luce solare diretta in quattro ore e mezza. Le normali procedure di pastorizzazione del latte eliminano facilmente il germe, anche l’abbassamento del pH non permette alle brucelle di sopravvivere.

Aspetto microscopico Brucella spp.
Figura 1 – Aspetto microscopico Brucella spp.

Segni e sintomi

I sintomi sono poco specifici e simili a quelli dell’influenza. Quelli più comunemente riscontrati sono:

  • febbre: all’inizio irregolare, remittente o intermittente (con sbalzi giornalieri, fino a 38-39 °C), dopo qualche tempo, nei casi non trattati, diventa tipicamente “ondulante”, salendo e scendendo durante la settimana;
  • artralgie diffuse;
  • profusa sudorazione (soprattutto notturna) con odore di paglia bagnata o di stalla;
  • aumento di volume del fegato e della milza;
  • cefalea.

La malattia si manifesta improvvisamente dopo 2-4 settimane dall’infezione.

Eziologia e patogenesi

Il genere Brucella comprende sei specie classiche, nell’ambito delle quali sono riconosciuti diversi biotipi:

  • Brucella melitensis (biotipi 1, 2 e 3)
  • B. abortus (biotipi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 9)
  • B. suis (biotipi 1, 2, 3, 4 e 5)
  • Brucella canis
  • B. ovis
  • B. neotomae

Le prime quattro sono in grado di contagiare anche l’uomo. La gravità della malattia dipende dalle condizioni immunitarie e nutrizionali del paziente, dalla carica infettante e dalla via di acquisizione dell’infezione. Le brucelle sono patogeni intracellulari obbligati: sono in grado di sopravvivere all’interno delle cellule fagocitiche dell’ospite, evitando di essere uccise. Le brucelle con il circolo sanguigno raggiungono i linfonodi e, da lì, si disseminano a tutti gli organi del sistema monocito-macrofagico. Possono presentarsi complicazioni che in alcuni casi possono essere anche molto serie; tali complicazioni possono coinvolgere diversi organi e tessuti.

Trasmissione

L’uomo può contrarre la malattia entrando in contatto con animali o prodotti di origine animale contaminati. Quindi generalmente sono tre le vie da cui passa l’infezione: attraverso cibi o bevande contaminati, per inalazione, oppure tramite piccole ferite sulla pelle.

Di queste però sicuramente la prima è la via più comune. Infatti, il batterio della brucellosi è presente anche nel latte degli animali contagiati, e se questo non viene pastorizzato l’infezione passa agli esseri umani. Quella per inalazione, riguarda soprattutto le persone che svolgono determinate occupazioni, in particolare quelle che lavorano in laboratori dove vengono coltivati questi batteri. Invece, il contagio attraverso piccole ferite della pelle può essere un problema per le coloro che lavorano nei mattatoi o nelle cliniche veterinarie. Anche i cacciatori corrono il rischio di infezione dalle prede attraverso piccole ferite superficiali.

Capitolo a parte è invece il rischio di contagio dal cane all’uomo: i casi documentati sono pochissimi e la maggioranza delle volte non si ha il passaggio dell’infezione da cane a uomo.

Infine è estremamente rara l’infezione da uomo a uomo, è tuttavia possibile il contagio da madre a figlio attraverso il latte materno. Sono poi anche stati riportati casi di trasmissione per via sessuale o da trapianti di tessuti.

Epidemiologia

La malattia è cosmopolita, ma ha una maggiore prevalenza nel bacino del Mediterraneo, nella penisola Araba, nel subcontinente Indiano e in America Centrale.

In Italia l’andamento della malattia mostra una tendenza generale alla diminuzione. A partire dal 1996, il trend vede infatti un calo significativo e continuo del numero dei casi di malattia, fino al minimo rappresentato dai 456 casi identificati nel 2012.

Diagnosi

La diagnosi definitiva viene posta solo tramite l’esame colturale (Fig.2), cioè isolando il microrganismo nel sangue (la cui crescita può richiedere più di 7 giorni) , in liquidi biologici (urine, liquor cefalorachidiano, liquido sinoviale o pleurico) o nei tessuti (midollo osseo o biopsia epatica).

Morfologia coloniale di Brucella su agar sangue, con colonie rotonde, traslucide, di aspetto perlaceo
Figura 2 – Morfologia coloniale di Brucella su agar sangue, con colonie rotonde, traslucide, di aspetto perlaceo

Test strumentali e di laboratorio

In assenza di conferma batteriologica, è possibile una diagnosi presuntiva dimostrando la presenza significativa o la risalita dei titoli anticorpali nel siero del paziente. La metodica in uso è la sierodiagnosi di Wright, che è poco sensibile, mentre i test immunoenzimatici (EIA) disponibili possono spesso dare falsi positivi e devono essere confermati da altri esami sierologici più affidabili. Oggi sono disponibili test di microagglutinazione per la ricerca degli anticorpi (Ab) totali agglutinanti (BMAT), questo si basa sulla modifica del tradizionale “standard tube agglutination test” (SAT): il test specifico per Brucella si basa sull’agglutinazione diretta di antigeni batterici da parte di anticorpi specifici presenti nel siero del paziente, esso determina la presenza di IgM, IgG, e IgA. Le IgM prevalgono nelle forme acute di brucellosi e nelle settimane successive diminuiscono di concentrazione.

Terapia

Il trattamento si basa su una terapia antibiotica combinata e prolungata. Gli antibiotici utilizzati sono la Doxiciclina con l’aggiunta di Rifampicina/Streptomicina/Gentamicina, da somministrare per un totale di 6 settimane. Generalmente, la prognosi è eccellente, tuttavia esiste la possibilità di ricaduta (5-15%), che generalmente si verifica entro i primi sei mesi dal termine del trattamento. Le cause comprendono in un inadeguato regime antibiotico, un’insufficiente durata del trattamento; raramente sono presenti fenomeni di resistenza all’antibiotico. La mortalità per brucellosi è bassa (intorno al 2%) ed è in gran parte dovuta ad un interessamento d’organo (ad esempio endocardite o grave coinvolgimento del sistema nervoso centrale) nei casi complicati.

Aspetti medico veterinari

In ambito veterinario è una delle malattie più importanti da ” sorvegliare ” e gestire all’ interno degli allevamenti. La trasmissione della malattia all’interno di essi avviene tramite ingestione di materiale contaminato, ma è possibile anche la trasmissione per via sessuale o la trasmissione congenita da madre a figlio con insorgenza di infezioni latenti. Gli animali gravidi possono perciò trasferire la malattia a livello uterino ai propri figli e, per questa ragione, nei programmi di eradicazione è obbligatorio eliminare sia gli animali infetti che la loro progenie.

L’infezione iniziale è spesso seguita da aborto e infertilità e nel tempo tende a cronicizzare. Gli animali infetti eliminano la brucella tramite l’aborto o il feto, i liquidi e gli invogli vaginali, ma anche attraverso il colostro ed il latte; dal momento che la placenta ed il feto abortito sono contaminati in modo massiccio dalla brucella essi portano alla disseminazione del microrganismo nell’ambiente e all’esposizione della malattia da parte di altri animali non infetti. Nei paesi dell’ Unione Europea è obbligatorio controllare periodicamente tutti gli allevamenti bovini, bufalini ed ovi-caprini con un prelievo di sangue.

Nel caso di riscontro di positività in un allevamento (focolaio) la brucellosi va eliminata al più presto, tramite l’abbattimento obbligatorio degli animali positivi e della relativa progenie, considerata l’alta infettività per l’uomo e per gli altri animali sieronegativi presenti all’interno dell’allevamento. La prova ufficiale utilizzata in Italia per la diagnosi di brucellosi negli animali è la SAR (siero agglutinazione rapida), confermata da FdC (Fissazione del Complemento).

La sorveglianza viene garantita anche tramite la sorveglianza degli animali macellati al mattatoio (c.d. ispezione ante mortem e post mortem), con eventuale isolamento in laboratorio di Brucella spp. L’isolamento viene effettuato anche da placente o feti abortiti rinvenuti in allevamento. Le misure di controllo consistono in:

  • controllo periodico dei bovini, dai dalle 12 mesi di età in poi, ed ovi-caprini, dai 6 mesidi età in poi, tramite SAR e FdC; in particolare nelle regioni italiane non ufficialmente indenni sono previsti due controlli annuali in tutti gli allevamenti bovini e bufalini ed un controllo annuale in tutti gli allevamenti ovi-caprini ufficialmente indenni;
  • abbattimento dei bovini ed ovi-caprini positivi;
  • esclusione dal consumo umano del latte proveniente da animali positivi;
  • pastorizzazione del latte proveniente da animali negativi, appartenenti ad allevamenti positivi;
  • applicazione di misure di biosicurezza all’interno degli allevamenti positivi (isolamento degli animali positivi, in attesa di essere inviati al mattatoio, dal resto della mandria, disinfezioni, bonifica dei pascoli ecc.).

Dr. Giosuè Ruggiano

Fonti

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