Fascite necrotizzante

Per fascite necrotizzante si intende una forma particolare e rara di infezione degli strati profondi della pelle e dei tessuti sottocutanei, che si espande rapidamente attraverso la componente molle del tessuto connettivo che permea il corpo umano (fascia). La malattia, di natura batterica, si sviluppa in modo rapido e aggressivo e, se non viene trattata al più presto, evolve in una lesione cutanea, accompagnata da effetti vistosi quali bolle, vescicole e trombosi capillare, seguiti da necrosi dei tessuti sottocutanei, shock settico e morte.

Generalità

Attualmente, esistono molti nomi utilizzati impropriamente per indicare la fascite necrotizzante e includono:

  • Mangia-carne
  • Infezione o malattia batterica
  • Fascite suppurativa
  • Cancrena cutanea
  • C. ospedaliera
  • Cancrena di Meleney
  • C. di Fournier
  • Cellulite necrotizzante

Per quanto chiunque possa sviluppare la patologia, si tratta fortunatamente di un evento relativamente poco comune e diffuso soprattutto in fasce di popolazione già affetti da altri problemi di salute, tipicamente responsabili di una riduzione delle difese immunitarie, come nel caso di:

  • Diabete
  • Malattie renali
  • Cirrosi epatica
  • Tumore
  • Età avanzata

Eziologia e patogenesi

tipi di fascite necrotizzante vengono raggruppate da alcuni ricercatori in tre gruppi generali, più o meno in base ai generi di organismi che causano l’infezione e ad alcuni risultati clinici che purtroppo variano da paziente a paziente:

  •  Fascite necrotizzante di tipo 1  Causata da più di due generi batterici (polimicrobica) o raramente da un solo genere di batteri come il genere Vibrio o il genere fungino (come nella Candida)
  •  F. necrotizzante di tipo 2 – Causata da Streptococchi SPP
  •  Fascite necrotizzante di tipo 3 – Chiamata anche cancrena gassosa di tipo 3 e causata da Clostridium SPP

La fascite necrotizzante rappresenta in genere la complicazione di una qualsiasi forma di interruzione della continuità della pelle, in grado di spalancare l’accesso a batteri patogeni, come nel caso di

  • Tagli e graffi
  • Ustioni
  • Morsi di insetto
  • Ferite da puntura (comprese quelle dovute all’uso di droghe per via endovenosa o endovenosa)
  • Ferite chirurgiche

È inoltre possibile che si sviluppi anche in seguito a lesioni privi di lacerazioni, come nel caso di forti contusioni.

L’infezione dei tessuti molli determina un’ischemia tissutale da occlusione diffusa dei piccoli vasi sottocutanei. L’occlusione dei vasi causa infarto e necrosi cutanea, che facilitano la crescita di anaerobi obbligati (p. es., Bacteroides) e promuovono il metabolismo anaerobio di microrganismi facoltativi (p. es., Escherichia coli), causando gangrena. Il metabolismo anaerobio produce idrogeno e nitrogeno, gas relativamente insolubili che possono accumularsi nei tessuti sottocutanei.

Segni e sintomi

I primi sintomi della fascite necrotizzante compaiono in forma di:

  • rossore, calore, gonfiore chiaramente visibile sulla pelle, che tende ad espandersi rapidamente (Fig.1)
  • dolore, che si estende anche oltre alla cute più chiaramente interessata
  • febbre ed altri sintomi influenzali

Il dolore è spesso apparentemente sproporzionato rispetto all’aspetto della cute.

Con la progressione dell’infezione, a distanza di ore o giorni, possono comparire

  • Formazione di ulcere, vesciche o macchie nere sulla pelle
  • Cambiamenti nel colore della pelle
  • Formazione di pus o comparsa di sangue
  • Sintomi sistemici
    • Vertigini
    • Senso di stanchezza
    • Diarrea o nausea
    • Confusione
Aspetto fascite necrotizzante
Figura 1 – Aspetto fascite necrotizzante Fonte[ uncome.it]

Diagnosi

La diagnosi di infezione necrotizzante dei tessuti molli, effettuata in base all’anamnesi e all’esame obiettivo, è supportata da leucocitosi, elevata proteina C-reattiva, presenza di gas nei tessuti molli all’esame RX, emocolture positive e condizioni metaboliche ed emodinamiche ingravescenti.

Test strumentali e di laboratorio

La TC e la RM possono essere utilizzate per delineare la malattia, ma il trattamento non deve essere ritardato in attesa dei risultati di imaging.

Durante l’esplorazione chirurgica, ci sono essudato grigio, fascia superficiale friabile e assenza di pus.

Terapia

La cura per la fascite necrotizzante include:

  1. Ossigenoterapia iperbarica – L’ossigenoterapia iperbarica consiste nell’utilizzo di ossigeno puro a scopo terapeutico e portato a una pressione che supera quella dell’atmosfera; essa risulta indicata quando bisogna curare pazienti con ferite ampie o colpiti da distruzione dei tessuti. 
  2. Intervento chirurgico – Con la chirurgia è possibile asportare lembi del tessuto necrotizzante, fino ad arrivare ad amputare l’arto, se la necrosi è già in atto ed estesa in maniera irrimediabile. Il paziente viene però sottoposto a più operazioni, per via della complessità di questo intervento. Spesso si arriva al trapianto dell’arto o dell’organo interessato.
  3. Terapia intensiva – Questa cura è utile per porre rimedio all’ipotensione, ossia risposta che l’organismo mette in atto a seguito della diffusione dell’infezione. La terapia intensiva prevede trasfusione di sangue. 
  4. Terapia antibiotica– La somministrazione di antibiotici si attua quando si sospetta che il paziente stia sviluppando una fascite necrotizzante e include quelli più efficaci, ossia: vancomicina, clindamicinapenicillina

Dr.Giosuè Ruggiano

Fonti

Foto dell'autore

giosuè ruggiano

Autore di Microbiologia Italia. Sono un medico veterinario, spec. in fisiopatologia della riproduzione; da sempre appassionato di divulgazione scientifica e ricerca.

Rispondi