Sindrome di hikikomori: isolamento giovanile ma non solo

Con sindrome di hikikomori, termine giapponese composto da hiku (tirare indietro) e komoru (isolarsi), ci si riferisce a persone che scelgono una vita isolata lontana da relazioni sociali per un tempo prolungato. La sindrome, benché identificata e descritta per la prima volta in Giappone, non è un fenomeno esclusivo dell’isola ma riscontrato sempre più anche in altri paesi asiatici ed occidentali. In Giappone si stima che gli hikikomori siano al momento 1.000.000 comprendendo persone tra i 15 ed i 65 anni. L’età di insorgenza del fenomeno può variare in base alla nazione analizzata ed è legata anche ad aspetti culturali. Vediamo insieme di scoprire di più su questo fenomeno di isolamento scelto dopo essere usciti da un lungo periodo in cui la parola isolamento ha riempito la nostra quotidianità.

Sindrome di hikikomori: i primi criteri di inclusione

Venticinque anni fa la parola hikikomori venne coniata da uno psichiatra giapponese Tamaki Saito, per descrivere un fenomeno osservato in alcuni pazienti. In particolare nel 1998 Saito li descrive come persone che si recludono nelle loro case, per almeno 6 mesi. L’esordio del fenomeno, continua Saito, avviene entro la seconda metà della terza decade di vita (25-30 anni) e l’isolamento non è direttamente riconducibile ad altri disturbi psichiatrici del paziente. Naturalmente, come accade anche in altre circostanze, la coniazione del termine hikikomori non coincide con la prima comparsa della sindrome. Difatti, in un’intervista di Claudia Pierdominici del 2008, Tamaki Saito spiega che prima dell’identificazione del fenomeno, gli hikikomori erano inseriti nei pazienti affetti da apatia o sindrome apatica.

In seguito a queste prime osservazioni il Ministero della Salute, del Lavoro e del Walfare giapponese ha stilato una lista di caratteristiche che definiscono la sindrome di hikikomori:

  • stile di vita centrato sullo stare in casa
  • mancanza di interesse e volontà a frequentare la scuola o a lavorare
  • persistenza dei sintomi oltre i sei mesi
  • esclusione di disturbo dello spettro della schizofrenia, di disabilità intellettiva o altri disturbi mentali

Il Ministero della Salute specifica inoltre che NON rientrano nella sindrome di hikikomori quei soggetti che pur non frequentando scuola o lavoro mantengono delle relazioni interpersonali.

La sindrome di hikikomori colpisce principalmente i giovani ma non solo.
Figura 1. Isolamento in casa di un giovane hikikomori [centro.hikikomori]

Aggiornamento dei criteri

Negli anni successivi numerosi studi di ricerca hanno modificato questa prima lista di criteri aggiornandola nel modo seguente:

  • mancanza di lavoro e partecipazione scolastica
  • mancanza di socializzazione al di fuori della propria dimora
  • persistenza in casa per la maggior parte dei giorni, tranne che per uscite solitarie
  • isolamento sociale nella propria dimora
  • durata minima di 6 mesi
  • compromissione funzionale o disagio legato all’isolamento

Partendo da questa lista, nel 2022 un gruppo di ricercatori ha confrontato 52 studi (giapponesi ma non solo) sugli hikikomori per verificare la frequenza di utilizzo dei criteri sovra-elencati. Dallo studio risulta che quasi 8 lavori su 10 considerano 3 o più criteri di inclusione, dimostrando quindi una certa standardizzazione. Nonostante questo, gli autori osservano che l’interpretazione ed il peso dei criteri può essere differente da studio a studio, rendendo necessario interpretare i singoli lavori in modo accurato.

Gli hikikomori sono un fenomeno esclusivamente nipponico?

La domanda è un po’ retorica ed infatti la risposta è no, o meglio quasi. Soggetti con sindrome di hikikomori si osservano anche oltre i confini nipponici tra cui Corea, Spagna, Francia, Ucraina, Austria, USA, Australia, Brasile ed Italia. Nonostante questa diffusione (e qui la spiegazione del “quasi”) è stato suggerito che i criteri per descrivere un hikikomori debbano valutare anche aspetti culturali e sociali propri della nazione studiata.

Per comprendere meglio questo punto partiamo da alcune caratteristiche della cultura giapponese. In Giappone è molto forte il concetto di interdipendenza. Infatti la società nipponica si basa sulla lealtà in ambito lavorativo, sul rispetto delle leggi e sull’acquisizione di un ruolo utile. In questo contesto ricco di pressioni ed aspettative, un/una giovane che non si realizza rischia di vivere un fallimento personale richiudendosi in se stesso/a e scegliendo l’isolamento. Inoltre l’ambiente famigliare che circonda questi/e giovani spesso aggrava il senso di colpa e l’autoreclusione. I genitori vedono come una nota negativa la non realizzazione dei figli e di conseguenza tendono a rimproverarli e criticarli, causando un ulteriore allontanamento dalla società.

Figura 2. Cultura e società giapponese influiscono sulla comparsa del fenomeno hikikomori [japanzuk]

In aggiunta, tra i fattori di rischio di comparsa del fenomeno di isolamento ci sono eventi traumatici dell’infanzia ed una scarsa capacità, da parte dei genitori, di gestire l’aggressività e le emozioni negative dei propri figli.

Gli hikikomori in Italia

Ad una prima analisi queste caratteristiche sembrano molto distanti dalla società italiana e quindi non si spiega la comparsa del fenomeno nella penisola. In realtà la cosa non sorprende visto il cambiamento delle dinamiche intra ed extra famigliari italiane dell’epoca moderna. Negli anni ci sono sempre più spesso casi di famiglie “instabili”, mutevoli, con un solo genitore o con genitori/tutori diversi nel tempo. La società è sempre più caotica e confusa e questo si riflette nelle caratteristiche del nucleo famigliare, determinando anche difficoltà nel riconoscere se stessi ed il proprio ruolo. Infine una riduzione delle regole e dei valori fondanti la famiglia portano, secondo gli esperti, ad un aumento dell’isolamento simile a quello degli hikikomori giapponesi.

Hikikomori, isolamento ed internet

Nella società attuale verrebbe automatico legare l’isolamento degli hikikomori all’utilizzo eccessivo di internet ma la realtà osservata non è così lineare. Infatti il fenomeno degli hikikomori è precedente alla venuta di internet e solo 1/2 persone su 10 mostrano un abuso nell’utilizzo della rete. Un recente studio in epoca COVID-19 ci fa capire meglio la relazione internet-hikikomori. Gli autori dello studio, Jeff Gavin e Mark Brosnan, erano interessati a capire se il lockdown avesse favorito o meno il rischio di comparsa del fenomeno hikikomori ed hanno analizzato 661 questionari online sottoposti a persone di ambo i sessi tra i 16 ed i 24 anni. Tra i fattori legati ad un aumento del rischio gli autori hanno riscontrato la durata della restrizione imposta dal lockdown, il genere maschile e la riduzione delle uscite da casa ma non l’uso di internet. Difatti, in generale, l’aumento dell’utilizzo di internet correlava in media con una riduzione del rischio di isolamento.

Da una analisi più approfondita dei dati risultava inoltre che la correlazione con il rischio di isolamento dipendeva molto dallo scopo dell’uso di internet. Un utilizzo “gaming”, più impersonale e privo di contatti continui con persone reali, aumentava il rischio mentre un utilizzo più “social” garantiva maggiori relazioni ed aveva un effetto opposto.

Sicuramente altri studi saranno necessari per definire la corretta relazione tra i diversi fattori (tra cui internet) che sono alla base della comparsa della sindrome di hikikomori. In ogni caso fa riflettere che in questo mondo molto social e connesso, l’isolamento personale sia in aumento a discapito di relazioni veramente reali.

Fonti per sindrome di hikikomori

Fonti immagini

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Francesco Da Ros

Professione biologo,classe 1984, mi occupo dal 2009 di ricerca scientifica per carpire sempre più aspetti sconosciuti della vita. Difatti mi piace dire, soprattutto ai miei figli, che studio la vita. Dal 2022 ho iniziato un percorso per aprirmi un futuro come comunicatore scientifico, scrivendo articoli divulgativi su diversi temi ed iscrivendomi ad un master specifico. Questa scelta deriva dal piacere che provo nel spiegare argomenti scientifici in modo semplice, per rendere accessibili informazioni altrimenti inaccessibili. La scienza può raggiungere tutti, con i giusti mezzi e strumenti. Tra gli altri interessi c’è la fantascienza e, ahimè o per fortuna, i giochi da tavolo. www.linkedin.com/in/francesco-da-ros

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