Diffusione della rabbia nelle volpi, pericoli per l’uomo?

Volpi come serbatoi del virus della rabbia

Due volpi nel parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise
Figura 1 – Due volpi nel parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise [Fonte: chietitoday.it]

La storia ci mostra come esistano malattie virali capaci di diffondersi in tutto il globo, una a noi molto conosciuta è il Covid-19. Tuttavia esiste una malattia che può colpire ogni animale a sangue caldo con conseguenze spesso letali per l’ospite (eccetto per il pipistrello). Non stiamo parlando di un nuovo virus emergente ma di un antico e famoso nemico che stiamo ancora cercando di decifrare e scoprire: la rabbia. La rabbia è una zoonosi diffusa appunto a livello globale e può colpire anche l’uomo. In Europa molti stati sono ufficialmente liberi da questo virus, tuttavia i Paesi confinanti con quelli che non rientrano in questa lista corrono il rischio di vederlo tornare sul proprio territorio. Le specie che più di altre possono fungere da serbatoi per la rabbia sono cani randagi, pipistrelli e volpi.

Diffusione del virus della rabbia

Nel mondo si stimano circa 59.000 casi di morte per rabbia all’anno e il 99% è causato da cani randagi. Questo dato però è fortemente indicativo di come i Paesi più poveri, in cui la vaccinazione dei cani domestici è molto minore, siano più colpiti da questa malattia. Difatti nei Paesi più sviluppati il rischio di contagio è perlopiù dovuto alla fauna selvatica, nel nostro caso, le volpi. La vaccinazione anti-rabica orale degli ultimi 40anni ha permesso l’eliminazione della rabbia delle volpi dall’Europa occidentale e centrale.

Ci sono ancora Stati come Montenegro, Serbia, Bosnia Erzegovina, Albania, Ucraina e Russia che invece sono a rischio contagio. Non solo per la rabbia negli animali selvatici ma anche per gli animali domestici come cani, gatti e furetti. In Italia abbiamo avuto l’ultima epidemia di rabbia nel 2008 proprio a causa di due volpi infette nel comune di Udine. Epidemia tenuta sotto controllo e debellata grazie al coordinamento delle regioni coinvolte e della vaccinazione ORV.

Virus della Rabbia

L’agente eziologico della rabbia è un virus a singolo filamento di RNA con senso negativo (RABV), bastoncellare, lungo dai 200nm agli 80nm. I virioni RABV sono avvolti da una membrana derivante dalla cellula ospite, la quale, oltre a proteggerli, ne favorisce la diffusione nelle altre cellule. Questo virus si diffonde principalmente tra i carnivori dato che il fattore di trasmissione più comune è il morso. Difatti questi patogeni tendono ad accumularsi nelle ghiandole salivari, dove hanno più possibilità di entrare in contatto con un nuovo ospite. Questo metodo è il più comune perché, proprio come suggerisce il nome, l’infetto sviluppa una rabbia incontrollata e immotivata che spesso sfocia in aggressività.

Una volta in circolo, il virus va a colpire inizialmente le cellule muscolari dove si replica senza essere rilevato dal sistema immunitario. Successivamente il virus, riprodotto a sufficienza, si diffonde nei neuroni del sistema nervoso periferico. Risalendo attraverso gli assoni, raggiunge il corpo cellulare da dove poi arriverà facilmente al sistema nervoso centrale. Qui il target sono i motoneuroni, cellule in cui il virus può ricominciare a replicarsi. Una volta raggiunto il cervello cominciano a presentarsi i sintomi della malattia: rabbia incontrollata, spasmi, encefaliti, allucinazioni, idrofobia e molto altro. Per gli esseri umani, l’incubazione del virus può variare dalle 2 alle 12 settimane, ma sono stati documentati casi di pazienti che hanno riscontrato sintomi persino dopo 6 anni.

Trattamenti e vaccinazioni

Attualmente la rabbia si presenta come la zoonosi più letale che esista. Una volta comparsi i sintomi le probabilità di non farcela superano il 99%. L’elevata percentuale di morte della rabbia è la stessa sia nell’uomo sia nelle volpi e negli altri animali colpiti. La mortalità di questa malattia è dovuta principalmente alla scarsa comprensione che abbiamo di essa. In particolar modo delle modalità di trasmissione e replicazione del virus. Risulta così difficile capire e prevedere le diffusioni delle epidemie che emergono persino in paesi che in teoria dovrebbero essere liberi da rabbia. Attualmente l’unica soluzione valida per combatterla è la prevenzione tramite vaccinazione, sia per gli umani che per gli animali. Ad oggi esistono numerosi vaccini in commercio, i quali derivano dalla scoperta di Louis Pasteur nel 1885, che riuscì a isolare il virus da un animale infetto.

La vaccinazione ORV

La vaccinazione animale, prevalentemente per la fauna selvatica, avviene nella maggioranza dei casi tramite la vaccinazione orale anti-rabica (ORV). Questa metodologia vede la somministrazione della dose tramite un’esca di cibo, ma vediamo come funziona in dettaglio. Per prima cosa dobbiamo specificare che esistono due tipologie di vaccino: Vaccino virale vivo modificato (MLV) e vaccino a vettore virale (VBV). Il primo consiste in un virus con componente patogena viva, ma modificata in modo tale che non causi i sintomi. Il secondo invece è un virus (chiamato vettore) al cui interno è stato inserito il materiale genetico che codifica per le glicoproteine specifiche del virus della rabbia. In entrambi i casi si viene a creare un immunità nell’animale vaccinato ma si riscontra una maggior efficacia con gli MLV. E’ proprio la prima generazione di questi vaccini ad essere stata usata per l’immunizzazione delle volpi nell’Europa occidentale e centrale.

Vaccino ORV contro la rabbia, distribuito in Trentino Alto-Adige.
Figura 2 – Vaccino ORV distribuito in Trentino Alto Adige nel 2012 [Fonte: www.ladigetto.it]

Sia per gli MLV sia per i VBV la modalità di somministrazione è per via orale o ORV. Questa esca viene prodotta e modificata a seconda della specie target. E’ possibile agire su diversi aspetti: il gusto, per renderla più appetibile per l’animale, la dimensione, fondamentale affinché l’esca venga masticata e la concentrazione del farmaco. Tutti questi fattori sono fondamentali per la riuscita della somministrazione. Difatti per essere assorbito il farmaco si trova in una sospensione liquida all’interno di una apposita “busta” dentro all’esca. Tramite la masticazione la busta viene perforata e il liquido rilasciato nella cavità orale, così da poter essere assorbito principalmente a livello delle tonsille palatine.

Conclusioni: le volpi sono un pericolo per l’uomo?

Le volpi sono il maggior serbatoio per il virus della rabbia negli animali selvatici in Europa. Nonostante non siano gli unici animali con alto potenziale rischio di infezione, queste possono provocarne la diffusione agli animali domestici, e di conseguenza all’uomo. Anche in questo caso sono i Paesi più svantaggiati ad avere il rischio più alto di epidemie. L’impossibilità di accedere a vaccini anti-rabici per i propri animali domestici e l’elevato numero di animali randagi aumenta esponenzialmente il rischio di contagio. Proprio in questi casi il contatto con le volpi potrebbe risultare pericoloso per l’uomo. Altrimenti l’intensiva campagna vaccinale portata avanti da molti Stati in Europa (iniziata con la Svizzera nel 1978) ha portato all’eliminazione apparente della rabbia selvatica. Il continuo monitoraggio e l’allargamento della vaccinazione ORV anche nei Paesi ove la rabbia è presente, ci permette di avere la situazione sempre sotto controllo.

Ritengo quindi definire giusto il sistema di precauzione riguardo un animale meraviglioso come la volpe. Perché rimane comunque impossibile avere la certezza di immunità di ogni esemplare presente anche nei territori definiti liberi dal virus della rabbia. Con la globalizzazione e il trasporto di animali da altri continenti si possono avere contaminazioni incrociate e contagi tra specie. Tuttavia la vaccinazione e il monitoraggio continuo da parte dello stato Italiano ci garantiscono un elevato grado di sicurezza. La volpe è un animale molto comune in Italia e nel corso degli anni il contatto con gli umani si è fatto più frequente. Questo non deve portarci a temere o disprezzare questo animale. La sua esistenza non ci danneggia in alcun modo e con le dovute precauzioni è possibile un’equilibrata e sana convivenza.

Fonti

Crediti immagine

  • Immagine in evidenza: https://www.calanchidiatri.it/wp-content/uploads/2019/02/la-volpe.jpg
  • Immagine 1: https://www.chietitoday.it/~media/horizontal-hi/27855476709933/zappigiuliano-pn-parconazionaledabruzzolazioemolise-2.jpg
  • Immagine 2: https://www.ladigetto.it/files.php?file=PAT/Esche_vaccinali_T_423457702.jpg
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Riccardo Rosa

Chimico, laureato in chimica e tecnologia farmaceutiche, appassionato di biologia e microbiologia

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