Sensazionale scoperta: un nuovo Enterovirus sprovvisto di struttura proteica

Enterovirus

Gli Enterovirus

Gli Enterovirus sono una categoria di virus il cui genere rientra nella famiglia dei Picornaviridae: presentano un genoma a RNA a singolo filamento a polarità positiva con un capside icosaedrico la cui grandezza rientra tra i 22-30 nm.

Sono sprovvisti di envelope, l’involucro esterno di origine lipidica che a volte si riscontra in alcuni virus (es. Hepatitis C Virus). Gli Enterovirus sono generalmente trasmissibili per via oro-fecale e sono in grado di infettare il tratto gastrointestinale da cui possono poi diffondere per causare miocardite, pericardite, malattia febbrile aspecifica, malattia paralitica e meningite asettica acuta con coinvolgimento dei tessuti cerebrali o spinali; inoltre possono colpire anche altri distretti quali i polmoni, la pleura e la cute. Sono dei virus molto piccoli estremamente patogeni sia per l’uomo sia per gli animali, ubiquitari e diffusi in tutto il mondo.

Enterovirus: gruppi specifici

A livello mondiale, gli Enterovirus sono suddivisi in diversi gruppi in base al tipo di manifestazione clinica da essi indotta, in cui è presente anche una ulteriore suddivisione in sottogruppi maggiormente specifici. Le macroclassi principali da ricordare, tuttavia, sono queste:

  • I Poliovirus, che diffondono per via oro-fecale da cui si possono osservare tre manifestazioni cliniche: la poliomelite abortiva, la meningite asettica (o poliomelite non abortiva) e la poliomelite paralitica.
  • I Coxsackievirus, responsabili anch’essi della meningite asettica accompagnata da encefalite ma anche di miocardite e pericardite; un’altra sindrome interessante riscontrabile nei bambini è la malattia “mani – piedi – bocca” caratterizzata da febbre, erpangina, esantema cutaneo.
  • Gli Echovirus, responsabili di patologie a livello polmonare con sintomi prevalentemente respiratori ed a livello nervoso e cardiaco.
Enterovirus

Figura 1 – Schematizzazione degli Enterovirus

Diagnosi

La diagnosi più utilizzata per tali infezioni virali è quella molecolare con la reazione polimerasica a catena (PCR) con retro-trascrizione inversa e amplificazione del DNA complementare, incrementando notevolmente la rapidità e la sensibilità diagnostica.

Nelle sindromi acute la diagnosi è effettuata in modo più rapido con il rilevamento nel virus da tamponi faringei e nei liquidi corporei: quando è presente il coinvolgimento del sistema nervoso centrale, è senza dubbio richiesta la ricerca del virus sul liquor cerebrospinale (CFS). La diagnosi può essere ulteriormente confermata dalle indagini anticorpali, che tuttavia risultano meno rapide rispetto al test molecolare che rimane sempre la scelta d’elezione per la discriminazione di tali infezioni.

Manifestazioni cliniche dei vari sottotipi degli Enterovirus.

Figura 2 – Manifestazioni cliniche indotte dai vari sottotipi di Enterovirus

L’incredibile scoperta

Dalla Tokyo University of Agriculture and Technology è arrivata la sensazionale scoperta che potrebbe mettere il mondo della virologia davanti ad un sistema evolutivo del tutto nuovo.

Un Enterovirus G ricombinante di tipo 2 è stato scoperto nelle feci di maiale: la particolarità di tale virus è la presenza di geni di supporto al posto della struttura proteica che caratterizza ogni virus, necessaria per la replicazione nelle cellule ospiti.

Nelle feci di maiale è stato anche identificato un enterovirus G ricombinante di tipo 1, provvisto di struttura proteica che trasporta il gene PLCP nei siti di giunzione dei geni 2C e 3A; il tipo 2 invece presenta un gene PLCP che sostituisce totalmente i geni strutturali virali: la domanda che, conoscendo i meccanismi di replicazione virale che hanno a monte l’utilizzo delle proteine che li compongono, viene facile porsi è: in che modo un virus senza struttura proteica riesce a replicarsi e conseguentemente ad esistere?

Gli studiosi hanno identificato che nelle feci di maiale, la quantità dell’enterovirus di tipo 1 e di tipo 2 era pressoché uguale, quindi l’EV-G di tipo 1 essendo provvisto di struttura proteica potrebbe essere servito da virus di supporto fornendo proteine strutturali virali necessarie per la diffusione dell’EV-G ricombinante di tipo 2.

Per ora, l’unica spiegazione possibile che i ricercatori si sono dati è che EV-G di tipo 2 sia in grado di sfruttare totalmente le proteine di un altro virus riuscendo a sopravvivere senza problemi.

A tale scoperta seguiranno indubbiamente altri studi poiché siamo sicuramente davanti ad un possibile sistema evolutivo virale del tutto nuovo, il che potrebbe avere una notevole importanza nella clinica e nella diagnostica di laboratorio qualora tali virus siano in grado di infettare e svilupparsi negli esseri umani.

Tale scoperta ha confermato nuovamente quanto i virus possano essere degli organismi tanto affascinanti quanto di difficile comprensione e pericolosità, a causa delle loro inarrestabili mutazioni ed evoluzioni.

Priscilla Caputi

Fonti

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