HIV, tutto quello che c’è da sapere su questo virus e come provoca l’AIDS

Figura 1 - Ceppo del Virus HIV
Figura 1 – Ceppo del Virus HIV

Nascita e Definizione

L’HIV/AIDS ha colto di sorpresa gli Stati Uniti negli anni ’80, e continua a essere epidemia di salute con caratteristiche uniche.

I virus dell’immunodeficienza umana (HIV, “Human Immunodeficiency Virus”) sono due specie di Lentivirus (un sottotipo di retrovirus che causa un’infezione che non trattata provoca la sindrome da immunodeficenza acquisita (AIDS)).

L’infezione da HIV non può essere guarita, ma può essere curata al fine di impedire il manifestarsi dell’Aids. Cominciare una terapia per tempo rinforza il sistema immunitario e migliora lo stato di salute.

Composizione

Figura 2 - Decodificazione del genoma dell'HIV
Figura 2 – Decodificazione del genoma dell’HIV

Il genoma dell’HIV è composto da due filamenti di RNA a polarità positiva, non complementari (i virioni sono quindi diploidi). Sono presenti 3 geni principali codificanti per le proteine virioniche (5’-gag-pol-env-3’) e vari geni addizionali vif, vpr, vpu, tat, rev, nef, che regolano la sintesi e il processamento dell’RNA, oltre ad esplicare altre funzioni all’interno della cellula infetta. Alle estremità del genoma vi sono infine le LTR, costituite da una regione U3(450 basi), dalla sequenza R (100 basi) e dalla regione U5(70 basi).

A livello chimico-fisoco i virioni sono sensibili a calore, detergenti e formaldeide e sono resistenti alle radiazioni.

L’HIV, come altri tipi di virus, è formato da tre parti:

  • envelope: rivestimento esterno, composto da una membrana lipidica e da ‘proiezioni’ proteiche, costituite da due glicoproteine denominate gp120 (forma la parte esterna) e gp41 (forma la base);
  • matrice: conferisce la stabilità strutturale della particella virale. È lo strato proteico dentro l’envelope, e circonda la parte centrale del virus;
  • core: circondato dalla matrice, il core racchiude le parti vitali del virus.

Trasmissione

L’HIV si trasmette attraverso i fluidi corporei (sangue, liquido seminale, fluidi vaginali, liquido precoitale o latte materno). La modalità più comune di trasmissione è rappresentata dai rapporti sessuali non protetti. Altre vie di trasmissione sono le trasfusioni di sangue, l’utilizzo di uno stesso ago per l’uso di sostanze stupefacenti in più individui per via endovenosa e la trasmissione da madre a figlio durante la gravidanza.

L’HIV infetta le cellule del sistema immunitario distruggendole o rendendole inefficaci, portando al deterioramento del sistema immunitario.

Come si diagnostica

Esistono due tipi di test su sangue per la diagnosi dell’Hiv: uno è il test combinato (test di IV generazione) che ricerca gli anticorpi anti-HIV prodotti dall’individuo, come l’antigene p24. Un altro è il test che ricerca solo gli anticorpi anti-Hiv (test di III generazione) che mette in evidenza l’avvenuta infezione già dopo 3-4 settimane.

In prima battuta l’infezione da HIV non causa sintomi o provoca sintomi simili ad un’influenza che scompaiono dopo una o due settimane. In questa fase, l’unico modo per sapere se una persona è stata esposta al virus è l’esecuzione di un test dell’HIV.

Se non viene effettuato nessun trattamento, diventa latente e può causare pochi sintomi anche per alcuni decenni, fino a sfociare nell’AIDS con un graduale aggravamento dello stato di salute della persona affetta da tale malattia.

Figura 3 - Screening Test
Figura 3 – Screening Test

Una diagnosi precoce dell’infezione da HIV è importante perché:

  • può tardare l’avanzamento dell’AIDS;
  • evitare la diffusione dell’infezione permettendo all’individuo affetto di attuare dei comportamenti consoni;
  • può permettere alle donne in gravidanza di eseguire terapie protettive nel confronti del nascituro, andando a ridurre la probabilità dell’infezione prenatale.

Prevenzione

Ad oggi l’unica prevenzione è evitare comportamenti che possono portare al contagio. Per ridurre il rischio a livello sessuale bisogna usare il preservativo maschile (condom) o femminile (femidom) in modo corretto, ovvero sin dall’inizio del rapporto.

Inoltre, tra i metodi più efficaci di prevenzione va annoverata la terapia antiretrovirale. Non c’è il rischio di contrarre l’Hiv se si hanno rapporti sessuali non protetti con una persona con Hiv in terapia antiretrovirale efficace (con carica virale nel sangue non rilevabile da almeno sei mesi).

Trattamento

Per trattare l’HIV viene eseguito un controllo del virus attraverso la combinazione di diversi farmaci che riducono la carica virale, bloccano la replicazione del virus e contengono la distruzione del sistema immunitario.

Esistono diverse classi di farmaci antiretrovirali: una classe inibisce l’entrata di HIV, e le altre inibiscono uno dei tre enzimi di cui il virus ha bisogno per replicare all’interno della cellula umana. Inoltre, altre classi inibiscono la trascrittasi inversa, bloccando la sua attività DNA polimerasica RNA-dipendente e DNA-dipendente. Possiamo così suddividerle:

  • NRTI: Inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa;
  • NNRTI: Inibitori non nucleosidici della trascrittasi inversa;
  • IF: Inibitori di ingresso e della fusione;
  • IP: Inibitori delle proteasi.

Un obiettivo del trattamento è la riduzione della carica virale nel plasma. Inoltre, la profilassi e l’immunizzazione sono molto importanti per le persone affette da HIV perché le aiutano a proteggersi da ulteriori infezioni.

Dati recenti

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in occasione della Giornata Mondiale dell’AIDS nel 2019 ha specificato che “Dal 2000 le infezioni sono scese del 37%. Ma il virus non è sconfitto e gli obiettivi sono ancora lontani. Nel 2018 lo hanno contratto in 1,7 mln. Bisogna andare a potenziare un utilizzo dei test rapidi e valorizzare un ruolo nella società civile”.

Per avere un maggiore riscontro bisogna poter garantire e valorizzare interventi stabili e continuativi di consulenza infettivologica.

Alessandra Guglielmino

Sitografia

Informazioni su Alessandra 2 Articoli
Autrice di Microbiologia Italia

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