Monkeypox: il Vaiolo delle scimmie, raro ma non trascurabile

Monkeypox: il vaiolo delle scimmie

Il vaiolo delle scimmie – “Monkeypox” – così chiamato perché scoperto nelle scimmie Macaca fascicularis nel 1958, è una malattia virale infettiva appartenente al genere Orthopoxvirus, della famiglia Poxviridae, i cui serbatoi sono generalmente roditori e scoiattoli.

Per l’uomo, viene identificata come zoonosi rara poiché si trasmette sporadicamente attraverso il morso o il contatto diretto con sangue o liquidi organici di un animale infetto; possibile ma non comune è anche il contagio interumano.

Il primo caso registrato in un individuo risale al 1970 nella Repubblica Democratica del Congo, Paese in cui si sono verificati la maggior parte dei casi successivi.

Monkeypox: di cosa parliamo?

Clinicamente, segni e sintomi della malattia sono molto simili a quelli del vaiolo. Ha un periodo di incubazione di circa 12 giorni, seguito da febbre, mal di testa, dolori muscolari e ingrossamento linfonodale. Nei giorni successivi si sviluppano eruzioni cutanee pustolose.

Diversamente, nel vaiolo causato da Variola major, le lesioni cutanee non hanno configurazione a grappolo e non vi è linfadenopatia. La malattia da Monkeypoxvirus dura generalmente da due a quattro settimane e la percentuale di mortalità è relativamente bassa.

Sintomi, descrizione, contagio della Monkeypox
Figura 1 – Sintomi, descrizione, contagio della Monkeypox

Un caso di Monkeypox di Inghilterra

Recentemente, la Public Health England ha confermato un caso di Monkeypox in Inghilterra. Si ipotizza che il paziente abbia contratto l’infezione durante una visita in Nigeria e che abbia mostrato i segni al suo ritorno nell’Inghilterra sud-occidentale.

Poiché la malattia è difficilmente focolaio d’infezione tra umani, gli esperti della PHE non si definiscono particolarmente preoccupati, ciononostante sono state prese tutte le possibili misure precauzionali tra cui il controllo dei passeggeri che hanno viaggiato con il paziente che ha contratto l’infezione.

Questa non è la prima volta che il virus si trasmette nel Regno Unito. Nel 2018, infatti, sono stati accertati tre episodi. Oltre alla Repubblica Democratica del Congo, al Regno Unito e alla Nigeria, un’importante ondata di casi si ebbe nel 2003 negli Stati Uniti a causa di un’importazione di roditori dal Ghana al Texas, alcuni dei quali infettati dal virus e divenuti poi serbatoio di infezione per alcuni cani nell’Illinois.

Diagnosi e terapia contro Monkeypox

La diagnosi si basa sull’isolamento in mezzo di coltura del virus da un campione clinico, PCR (reazione a catena della polimerasi per l’amplificazione virale), osservazione al microscopio elettronico e test immunoistochimici. La terapia prevede l’utilizzo di farmaci antivirali come cidofovir o tecovirimat, e anche se attualmente non esiste un trattamento specifico per il vaiolo delle scimmie, si è concordi nel ritenere la vaccinazione anti-vaiolosa un efficace metodo preventivo.

Si ringrazia The Medical Alphabet per la gentile concessione

Fonti:

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