Nuovo ceppo influenzale con potenziale pandemico dalla Cina

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Il nuovo ceppo G4 EA H1N1

Ci risiamo. Ancora spaventati per tutto ciò che SARS-CoV-2 ha portato con sé, come se non bastasse, un nuovo ceppo virale sembra giungere dalla Cina. Come titolano i giornali e la stessa rivista scientifica PNAS sulla quale è stato pubblicato lo studio, sembrerebbe avere una potenzialità pandemica da non sottovalutare.

Il nuovo ceppo, soprannominato “G4 EA H1N1“, è stato scoperto in seguito a un lungo studio, frutto di analisi effettuate dal 2011 al 2018. In questo lasso temporale sono stati prelevati circa 30mila tamponi nasali da maiali in 10 province cinesi, consentendo così di isolare non solo i virus influenzali già noti ma anche il nuovo ceppo che è divenuto dominante nei suini a partire dal 2016.

Naturalmente, quando si scopre un nuovo ceppo virale, ciò che preoccupa i ricercatori e la comunità scientifica tutta, risiede nel fatto che esso possa mutare e diffondersi tra gli umani acquisendo la capacità di passare da persona a persona; meccanismo che non stupisce affatto e con il quale abbiamo fatto conoscenza proprio in questi mesi (il famoso “spillover“).

Trasmissibilità del virus

Nonostante ad ora il virus non abbia mostrato la capacità di trasmettersi da persona a persona, si ritiene che esso possa già passare dai maiali agli uomini. Sono stati, infatti, effettuati test su lavoratori di macelli e industrie della filiera della carne di suino e si è scoperto che ben il 10.4% era positivo per il nuovo ceppo. I più colpiti sembrerebbero essere i soggetti in età compresa tra i 18 e i 35 anni. Ciò è stato possibile grazie al fatto che il virus sarebbe capace di replicarsi all’interno delle cellule che rivestono le vie aeree umane.

I ricercatori, utilizzando dei furetti – animali modello nella ricerca sull’influenza ma anche sullo stesso SARS-CoV-2 – hanno, inoltre, notato che gli individui infetti potevano contagiare quelli sani. Proprio quest’ultima è la scoperta che ha indotto a pensare che il virus potrebbe effettivamente iniziare a diffondersi tra gli esseri umani ed acquisire a tutti gli effetti un potenziale pandemico.

Il nuovo ceppo virale e le similitudini con i “vecchi” virus pandemici

Il virus G4 E4 H1N1, inoltre, sembrerebbe possedere caratteristiche intermedie tra il virus dell’influenza suina H1N1 del 2009 e dell’influenza pandemica del 1918. Ricordiamo che l’influenza suina H1N1 è emersa in Messico nell’aprile 2009 e si è diffusa in più di 70 Paesi provocando fino al 6 agosto 2010, quando l’OMS dichiarò ufficialmente la fine della pandemia, 1632710 casi e 18449 decessi.

L’influenza del 1918, invece, si stima abbia ucciso almeno 50 milioni di persone in tutto il mondo. Colpì, con particolare violenza, gli adulti sani dai 15 ai 34 anni, secondo quanto riportato dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC) americano.

Lo studio mostra quindi, in maniera lapalissiana, la necessità di tenere sotto controllo le capacità d’infezione e di diffusione che normalmente i virus hanno. A tal proposito, il professor James Wood, a capo del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Cambridge, ha affermato che lo studio “giunge come promemoria del fatto che siamo costantemente a rischio di nuove emergenze di agenti patogeni e che gli animali da allevamento, con i quali gli esseri umani hanno un contatto maggiore rispetto alla fauna selvatica, possono fungere da fonte di importanti virus pandemici” (non stupisce, su questa base, la presenza di un massivo focolaio di COVID19 nel mattatoio tedesco di Rheda-Wiedenbrück).

Figura 1 - virus dell'influenza suina del 2009
Figura 1 – virus dell’influenza suina del 2009

Ancora nessun allarme

Per ora, come è giusto che sia allorquando uno studio viene pubblicato da poco, non c’è molto da preoccuparsi. È innegabile però, come suddetto, che è bene tenere gli occhi aperti.

Il dr. Anthony Fauci, consulente in tema nuovo coronavirus presso la Casa Bianca, ha infatti dichiarato che “è un qualcosa ancora in fase di esame e non è una minaccia immediata, ma dobbiamo tenerlo d’occhio, proprio come abbiamo fatto nel 2009 con l’emergere dell’influenza suina”.

Le sue parole trovano appoggio anche in quanto riferito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità durante la consueta conferenza stampa a Ginevra dedicata alla diffusione di SARS-CoV-2.

Il dr. Mike Ryan, direttore esecutivo del programma per le emergenze sanitarie, ha infatti non solo affermato quanto fosse in realtà già noto che il virus dell’influenza suina aviaria circolasse nella popolazione suina in Asia e che fosse in grado di infettare gli esseri umani, ma anche che viene discussa ed esaminata costantemente l’evoluzione del virus influenzale proponendo e studiando di volta in volta validi candidati vaccinali.

Fonti

Elena Panariello

Si ringrazia la pagina The Medical Alphabet per la gentile concessione dell’articolo

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