Nuovo virus, nuova allerta. Riflettori puntati sul primo caso in Guinea

Introduzione

Il primo caso associato alla “febbre emorragica” determinata dal virus Marburg, Marburg marburgvirus, è stato identificato in Africa occidentale. L’allarme è scattato in Guinea nella città di Guéckédou quando, il 2 agosto 2021, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha registrato ufficialmente il primo paziente morto durante quest’anno. Al momento però l’OMS considera la nuova minaccia ad “alto” rischio a livello nazionale e regionale, ma “basso” a livello globale. L’ultima mappa che traccia la diffusione di questo virus nel corso degli anni risale all’anno 2009 (Fig. 1).

Figura 1 – Distribuzione geografica del virus Marburg. [Credits: WHO]

Figura 1 – Distribuzione geografica del virus Marburg [Credits: WHO]

La pandemia in atto, dovuta al terribile virus conosciuto come COVID-19, è la dimostrazione che arginare determinati eventi biologici rappresenta la vera soluzione per prevenire la diffusione di invisibili minacce mondiali. Il costante monitoriaggio è certamente una delle armi più utili a nostra disposizione.

Uno sguardo generale sulla microscopica causa

Il virus di Marburg appartiene alla famiglia delle Filoviridae e venne descritto per la prima volta nel 1967 durante le epidemie a Marburg, Francoforte e Belgrado. Clinicamente viene spesso confuso con quello dell’Ebola in quanto sono entrambi noti per essere gli agenti eziologici della “febbre emorragica” ma nel caso del virus Marburg si registra un alto tasso di mortalità intorno al 24% – 88% a seconda del ceppo del virus e della gestione clinica del caso. Nel 1967 la diffusione si ebbe in seguito all’importazione di scimmie infette provenienti dall’Uganda, mentre nel caso attualmente accertato si ritiene che il serbatoio sia il pipistrello della frutta africano, Rousettus aegyptiacus, noto colonizzatore delle caverne africane.

Struttura del virus

Il virione presenta la classica struttura dei filovirus. In particolare, il virione ha una struttura pleomorfica caratterizzata da una forma a bastoncello (talvolta circolare oppure a forma di U – Fig. 2,3) di lunghezza pari a 665 nm ed un diametro di circa 80 nm.

Figura 2 – Prima immagine del Marburg virus, anno 1967 [Credits: University of Marburg, Germany]

Figura 2 – Prima immagine del Marburg virus, anno 1967 [Credits: University of Marburg, Germany]
Figura 3 – Rappresentazione 3D Marburg virus [Credits: Hum3D.com]
Figura 3 – Rappresentazione 3D Marburg virus [Credits: Hum3D.com]

Il nucleocapside presenta una molecola di RNA a singolo filamento negativo ed il capside ha una simmetria elicoidale. Il genoma del virus è grande circa 19.11 kB (sequenza di riferimento NCBI: NC_001608.3) e sembra codificare sette prodotti. In particolare, sono state condotte analisi evolutive di natura molecolare per i virus Ebola e Marburg che hanno permesso di evidenziare una differenza importante nei loro genomi, quindi la presenza di una sola zona di sovrapposizione genica (tra geni VP30 e VP24) nel virus di Marburg contro tre aree di sovrapposizione presenti nel virus Ebola.

Attacco alle cellule ospiti e replicazione virale

L’ingresso del virus nella cellula si verifica mediante una glicoproteina di superficie ma non è ancora noto il meccanismo preciso di penetrazione. Pertanto, non è stato ancora stabilito se il virus penetra per fusione delle membrane o per endocitosi. Al contrario, è sicuramente chiaro che i processi di trascrizione e la replicazione del virus avvengono nel citoplasma della cellula ospite dove viene prodotto un RNA stampo utile alla traduzione, la formazione delle proteine e la replicazione completa del genoma virale.

Sintomatologia

I sintomi associati al virus di Marburg ed Ebola sono molto simili. In particolare, dopo un periodo di incubazione di 2-20 giorni, si possono osservare: febbre emorragica, mialgia, cefalea, dolori addominali, nausea, vomito, diarrea, tosse, dolore toracico, faringite, fotofobia, iniezione congiuntivale, ittero, pancreatite e linfoadenopatia. Nel caso di attacco al SNC, le conseguenze possono essere rilevanti, e infatti possono insorgere delirio e coma. Sono noti casi in cui, a causa della perdita di elettroliti, si sono verificati iponatriemia, ipopotassiemia e ipocalcemia particolarmente gravi.

Trasmissione

Secondo quanto dichiarato da OMS la trasmissione potrebbe avvenire dai pipistrelli alle persone mediante il contatto con le feci di pipistrelli infetti o l’aerosol. Dopo l’infezione del primo individuo il virus può diffondersi tra gli esseri umani per contatto diretto con sangue, fluidi corporei, tessuti oppure il contatto con oggetti contaminati. Le cause che hanno provocato i due eventi storici di diffusione (nel 1967 e 2021) si sono probabilmente verificati manipolando animali malati/morti infetti come scimmie o pipistrelli della frutta.

Diagnosi e trattamento della malattia

La diagnosi può avvenire mediante immunoassorbimento enzimatico, Polymerase Chain Reaction (PCR) o microscopia elettronica. Secondo l’OMS non esistono vaccini approvati o trattamenti antivirali specifici, quindi gli unici metodi per aumentare e migliorare i tassi di sopravvivenza sono la reidratazione orale o endovenosa, la somministrazione di ossigeno, le trasfusioni di sangue ed il trattamento di eventuali sintomi specifici.

Conclusione

In un mondo ormai segnato dagli effetti scatenati da una pandemia ancora in corso risulta fondamentale non sottovalutare i pericoli e valutare attentamente i rischi di una possibile espansione globale. La miglior risposta a questa nuova “emergenza” include sicuramente un’attenta sorveglianza sanitaria per il diffondersi della malattia oltre regione (screening delle comunità), l’assistenza clinica e l’eventuale supporto logistico per le popolazioni colpite. Non sono da escludere misure drastiche quali rigoroso isolamento e quarantena degli individui sicuramente o potenzialmente infetti. Al momento è necessario riporre fiducia nei molteplici vaccini e terapie sviluppati contro i filovirus ed è importante sottolineare che sono già in atto grandi sforzi per ottimizzare e concedere in licenza alcuni prodotti sicuramente determinanti per arginare e/o risolvere problemi legati alla possibile diffusione.

Autore: Gennaro Velotto

Fonti

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