Poliomielite: Scomparsa?

Rotarians partner together on National Immunization Day in Moradabad, India.

Global Polio Eradication Initiative

Era il 1988 quando a Ginevra i membri dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) avviavano uno dei più grandi progetti di sanità pubblica mai realizzati: la “Global Polio Eradication Initiative”.
Questo progetto aveva come obiettivo la scomparsa di una delle malattie più pericolose del mondo: la poliomielite.
Dopo il 24 Ottobre 2019 possiamo finalmente dirci vicini all’obiettivo.

Che cos’è il poliovirus?

Nel 1908 Karl Landsteiner e Erwin Popper isolarono per la prima volta il poliovirus (PV), l’agente eziologico della poliomielite.

Questo virus, conosciuto ormai in tutto il mondo, è un classico esempio di virus a RNA facente parte del genere Enterovirus.

Il PV è formato da una parte proteica, il capside, e dal genoma (RNA). Il capside, costituito da 32 capsomeri a formare nel loro insieme un icosaedro, è costituito da 4 differenti proteine: VP1, VP2, VP3, VP4 (di cui VP2 e VP4 provengono dalla proteolisi di VP0) .

Figura 1: Raffigurazione del poliovirus: In alto a sinistra (A) il virione nella sua interezza, mentre in alto a destra (A) e nelle figure B, C, D la parte proteica del virus. (VP1, blu; VP2, giallo; VP3, rosso; VP4, verde) (Credit: ASM Journals)

Esistono in totale tre ceppi del poliovirus:

  1. il Brunhilde (chiamato così dal nome della femmina di scimpanzé da cui fu isolato, è il più paralitico)
  2. il Lansing
  3. il Leon

Meccanismo d’azione

Mediante un legame con un recettore di membrana (CD155) viene indotto un cambiamento conformazionale irreversibile nel virus stesso, che gli consente di invadere la cellula umana.

Nel nostro corpo le cellule che contengono questo recettore sono le cellule dell’encefalo, fegato, polmoni, placenta, placche del Peyer, tonsille, leucociti, cellule follicolari dendritiche e linfociti B. Nonostante questa distribuzione, non tutte le cellule, in particolare quelle del cuore, dei polmoni e del fegato (in cui la concentrazione di CD155 è molto alta), vengono infettate dal virus.

Figura 2: Struttura di CD155

Una volta infettata la cellula ospite, il virus deve utilizzare le sue risorse per replicarsi e esprimere il suo genoma. A tal fine vi è l’inibizione della sintesi proteica e quindi l’inibizione della traduzione di mRNA cellulare e la contemporanea espressione del proprio genoma. Si assiste inoltre anche a cambiamenti morfologici della cellula ospite (effetto citopatico).

Trasmissione e sintomatologia

La via di trasmissione è quella oro-fecale: l’agente eziologico viene eliminato mediante feci e ingerito attraverso il canale alimentare. Scarse condizioni igieniche-sanitarie sono quindi alla base di una diffusione su larga scala. In particolare, l’acqua contaminata rappresenta il maggior veicolo di diffusione.

Una volta avvenuta l’infezione, solo una piccola parte delle persone infette sviluppa i sintomi della malattia (che sono i medesimi indipendentemente dal ceppo) mentre il 92% è portatrice sana. Tra le persone che manifestano i sintomi possiamo distinguere a loro volta chi presenta disturbi dell’apparato gastrointestinale, chi sviluppa meningite asettica non paralitica e chi va incontro a paralisi (poliomielite paralitica).

Figura 3: Il ciclo del poliovirus nell’organismo

L’eradicazione

Arriviamo ora al punto cruciale: si è già detto come di questo virus esistono tre tipi di ceppo che per semplicità chiamiamo con i numeri 1, 2 e 3. Anche se questi ceppi di virus presentano la stessa sintomatologia, essi differiscono da un punto di vista genetico ed è quindi necessario combatterli indipendentemente l’uno dall’altro.

Dopo l’eradicazione del ceppo 2 siamo riusciti ad ottenere un nuovo un importante risultato: il 24 Ottobre è stata annunciata l’eradicazione del ceppo di tipo 3, il cui ultimo caso risale nel 2012 in Nigeria.

Il raggiungimento dell’eradicazione della polio sarà una pietra miliare per la salute globale

Tedros Adhanom Ghebreyesus

Questo incredibile successo, simile a quello che si ottenne con il vaiolo, si deve principalmente alle numerose vaccinazioni che hanno portato, nel corso degli anni, ad una graduale diminuzione di casi. Da quando è partito infatti il progetto “Global Polio Eradication Initiative” sono stati vaccinati più di 2,5 miliardi di bambini in tutto il mondo, permettendo cosi a milioni di persone di evitare la paralisi.

Figura 4 e 5 – A sinistra, il Dr. Jonas Salk alle prese con le ricerche per trovare un vaccino contro la poliomielite. A destra, articoli di giornale annunciano l’uscita del vaccino. (Credit: La medicina in uno scatto)

Fonti

Commenta per primo

Rispondi