Toscana phlebovirus (TOSV)

Caratteristiche

Il virus Toscana, conosciuto anche come Toscana phlebovirus (TOSV) è un virus a RNA a singolo filamento appartenente all’ordine dei Bunyavirales ed alla famiglia dei Phenuiviridae. Fino al 2017 l’ordine Bunyavirales era considerato come famiglia (Bunyaviridae) ma studi sull’organizzazione genomica, distribuzione geografica e relazioni filogenetiche da parte dell’International Committee on Taxonomy of Viruses (ICVT) ne hanno modificato la classificazione. Attualmente, infatti, il nuovo ordine Bunyavirales comprende diverse famiglie, di cui ricordiamo le più importanti e conosciute: Arenaviridae, Phenuiviridae, Hantaviridae, Nairoviridae.

Il Toscana phlebovirus, isolato nella regione Toscana intorno agli anni ’70, rientra tra gli arbovirus come Chikungunya e Zika e, proprio come questi ultimi, è considerato un virus emergente. È trasmesso dai flebotomi, in particolare Phlebotomus perniciosus e Phlebotomus perfiliewi, specie da cui fu inizialmente isolato.

È doveroso ricordare che alcuni dei virus appartenenti a tale ordine sono responsabili di diverse patologie nell’uomo (es. Hantavirus, Nairovirus), alcune anche molto gravi come febbri emorragiche (es. febbre emorragica Congo-Crimea) ed encefaliti, ed a tal proposito la loro manipolazione in laboratorio deve essere eseguita rigorosamente in laboratori di biosicurezza BSL-3 e BSL-4.

Filogenesi

DominioAcytota
GruppoGruppo V (ssRNA-)
OrdineBunyavirales
FamigliaPhenuiviridae
GenerePhlebovirus
SpecieToscana phlebovirus

Morfologia strutturale

Il Toscana phlebovirus, come tutti i virus appartenenti all’ordine dei Bunyavirales, presenta una forma sferica il cui diametro può essere variabile, di circa 80 – 160 nm, con una media di 100 nm. Sono virus provvisti di pericapside esterno, in cui sono presenti le due glicoproteine virali Gn e Gc. Il genoma a RNA a singolo filamento a polarità negativa è suddiviso in tre frammenti di diversa lunghezza e grandezza, così ripartiti:

  • il segmento maggiore (L), codificante per l’RNA polimerasi-RNA dipendente;
  • il segmento medio (M), codificante per le due glicoproteine dell’envelope, Gc e Gn; queste due glicoproteine mediano l’ancoraggio del virus alle cellule dell’ospite. L’ingresso del virus nelle cellule avviene grazie all’interazione di Gc e Gn con dei recettori espressi sulla superficie delle cellule bersaglio, in particolare DC-SIGN (lectina DC-SIGN), espresso nelle cellule dendritiche, macrofagi, linfociti B e piastrine ed i glicosaminoglicani (GAG).
  • il segmento minore (S), codificante per le proteine del nucleocapside.

Sia nel TOSV che negli altri Bunyavirales, il genoma è fiancheggiato da regioni non tradotte situate alle estremità terminali 3′ e 5′ che circondano una singola ORF.

Genoma dei Bunyavirlaes
Figura 1 – Genoma dei Bunyavirlaes

Patogenesi

Il Toscana phlebovirus non è virus particolarmente conosciuto, quindi è ancora oggi oggetto di studio, sia per quanto concerne la patogenesi sia per la risposta immunitaria che viene ad instaurarsi.

Il periodo di incubazione può variare da pochi giorni a due settimane ed anche il decorso dell’infezione può essere molto variabile: può decorrere in maniera asintomatica o paucisintomatica, mentre in alcuni casi i sintomi possono aggravarsi fino ad arrivare ad un quadro clinico di encefalite e meningoencefalite. Quando il decorso non è particolarmente grave, i sintomi riguardano febbre, mialgia, cefalea, malessere generale ed eritema cutaneo maculo-papulare.

Metodi di identificazione

I metodi di identificazione, svolti su siero e liquor, riguardano l’utilizzo di tecniche dirette, con l’isolamento virale mediante colture cellulari e la ricerca del genoma attraverso la RT-PCR, gold standard per via dell’alta sensibilità e specificità.

Le tecniche indirette riguardano invece la diagnosi sierologica con la ricerca degli anticorpi specifici, eseguita in immunofluorescenza indiretta ed immunoenzimatica (ELISA).

Questi virus, come anche i flavivirus, richiedono sempre una diagnosi differenziale poiché a livello clinico sono spesso accomunati da manifestazioni cliniche simili.

Terapia

Attualmente non esiste né un vaccino né una terapia specifica contro questo virus. Quest’ultima è solo di supporto con farmaci mirati alla riduzione della sintomatologia.

La prevenzione è basata invece sulla sorveglianza degli agenti vettori quali i flebotomi e sulla riduzione, con opportune protezioni, delle loro punture.

Priscilla Caputi

Fonti

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