Vaiolo in laboratorio: ti distruggo ora o mi salverai in futuro?

L’incendio avvenuto nel laboratorio russo Vector riaccende il dibattito sulla conservazione di potenziali armi biologiche come il virus del vaiolo.

Per ammalarsi, si deve entrare in contatto con una persona malata o con qualcosa che abbia toccato. Per spaventarsi basta entrare in contatto con una calunnia, con la televisione, con internet. (cit. Dr. Ellis Cheever dal film Contagion)

L’incendio del laboratorio contenente il vaiolo

In questi giorni, una serie di sentenze allarmistiche da parte di varie testate giornalistiche sta richiamando l’attenzione della comunità scientifica e lo spavento della popolazione in generale, in un tragicomico scenario simile a quello descritto nel film Contagion di Steven Soderbergh. Si tratta dell’incendio scoppiato in un laboratorio custode del pericoloso virus del vaiolo.

Il fatto

L’obiettivo delle telecamere è rivolto all’accidentale esplosione avvenuta lo scorso 16 Settembre nel laboratorio russo di Koltsovo, il Centro di ricerca statale di Virologia e Biotecnologia, il Vector. L’incendio che ne è derivato si è scatenato durante dei lavori di ristrutturazione nella sala di ispezione sanitaria, ossia un’area assente dal trattamento di materia biologica.

L’allarmismo deriva da due questioni abbastanza sensibili, al giorno d’oggi: in primis il fatto che si tratta di un laboratorio in cui si conservano virus pericolosi come quello del vaiolo, in secondo luogo si tratta di un laboratorio russo.

Biosicurezza 4

Le due questioni possono essere affrontate spiegando prima di tutto al lettore che la conservazione di campioni di sostanza biologica altamente pericolosa non è come nascondere in soffitta un giochino che non si usa più.

Nel caso del vaiolo, parliamo di due uniche strutture al mondo abilitate a questo ruolo (oltre al Vector c’è il Centre for Disease Control, ad Atlanta) in cui vige il più elevato sistema di sicurezza disponibile, il sistema di Biosicurezza 4. Ma, fisicamente, dove si trova questo pericoloso nemico?

Ebbene, si tratta di fiale chiuse ermeticamente e conservate in serbatoi di nitrogeno liquido a -80 °C. Questi ultimi sono a loro volta localizzati in strutture sotterranee isolate, il cui accesso è permesso solo a personale altamente qualificato. L’entrata è inoltre concessa solo con le opportune precauzioni previste per il massimo livello di sicurezza: tute personali a pressione positiva, docce all’entrata e all’uscita delle camere, passaggio per camere a vuoto, camere con radiazione UV e altre misure di sicurezza (Figura 1).

Evidentemente, un sistema di questo tipo non potrebbe non essere a prova anti-incendio, per lo meno per quanto riguarda le camere destinate a trattamento biologico.

Figura 1: Esempio di laboratorio di Biosicurezza 4.

Pertanto, nonostante l’ormai popolare segretismo russo riguardo i grandi incidenti nucleari avvenuti in un passato più o meno recente, questo non è il caso nè il momento per immaginare un complotto a livello politico.

Chiarito questo punto essenziale, per il quale qulasiasi attacco di panico da potenziale dispersione avvenuta in seguito a questo incidente dovrebbe essere già sparito dalla nostra immaginazione, il dibattito e la confusione sulla conservazione stessa di queste potenziali arme biologiche resta aperto e torna a dividere la collettività.

Il dibattito

Le dichiarazioni recentemente rilasciate alla rivista online Open dal professor Andrea Cossarizza, vicepresidente di Patto trasversale per la scienza, ci offrono una opinione scientifica e istituzionale al riguardo.

Oltre a rassicurare i lettori contro un insensato allarmismo, Cossarizza affronta anche il problema riemerso da questo incidente. Ha senso continuare a conservare dei campioni di un virus letale come quello del vaiolo, nonostante le condizioni di estrema sicurezza in cui quest’ultimo si trova?

La maggior parte della comunità scientifica è concorde nel riconoscere la preziosa fonte di conoscenza che rappresentano tuttora questi campioni biologici unici. Grazie al sequenziamento del DNA e tecniche di ingegneria genetica sempre più raffinate siamo stati capaci per la prima volta nel 1789, siamo in grado ora e potenzialmente lo saremo anche in un futuro di sviluppare nuovi vaccini sempre più efficaci per combattere questo virus.

E’ vero, è un virus pericoloso e potenzialmente letale. Ed è proprio per questo motivo che è conservato con i massimi livelli di sicurezza, affinchè la sua fuga sia quasi del tutto impossibile.

Tuttavia, la letalità di un virus come il vaiolo lo rende una delle armi biologiche più appetibili. Infatti, non potremmo nemmeno essere totalmente certi che gli unici campioni esistenti al mondo siano quelli conservati nei due laboratori ufficialmente riconosciuti come suoi custodi fedeli.

Ipotizzando che una loro fuga sia già avvenuta, è proprio qui che entra in gioco l’importanza di disporre di campioni del virus intoccabili. Per poter usufruirne in momenti di necessità e urgenza.

Bibliografia

Serena Galiè

Informazioni su Serena Galié 49 Articoli
Laureata in Biotecnologie Mediche con curriculum internazionale in Management in Medical Biotechnology presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Master in Biotechnology of Environment and Health presso l'Università di Oviedo, in Spagna. Attualmente studentessa di un PhD in Nutrizione e Metabolismo presso l'Università Rovira I Virgili, a Tarragona in Spagna.

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