La viroterapia oncolitica: lotta ai tumori tramite i virus

Si dice che il nemico del nostro nemico, ci sia amico, ed è proprio il caso dell’utilizzo dei virus nella lotta ai tumori.
Siamo abituati a considerare i virus come forme di vita biologica altamente dannose per il corpo umano e il suo funzionamento.
In questi mesi di continua emergenza sanitaria, abbiamo avuto la prova di quanto possa essere pericoloso un virus, ma questo non è il caso dei virus definiti oncolitici.

I virus oncolitici e viroterapia

E’ definito virus oncolitico, quel tipo di virus che presenta un naturale tropismo per le cellule tumorali, infettandole e uccidendole.
Dopo la distruzione, per oncolisi, della cellula infettata, si verifica il rilascio di particelle infettive di origine virale, che contribuiranno alla distruzione delle altre cellule tumorali.
L’obiettivo di questi virus è quindi quello di agire direttamente sulle cellule coinvolte nella formazione del tumore e di stimolare la risposta immunitaria del soggetto.

Gli studi su questi tipi di virus iniziarono nel 1960, ed ad oggi i virus coinvolti in test clinici sono innumerevoli.
Tra questi riscontriamo gli adenovirus, l’herpes simplex, il virus del morbillo e cosi via.
La maggior parte però presentano selettività nei confronti di un solo tipo di tumore.
Il primo virus approvato da un agenzia di regolamentazione, nel 2005 in Cina, fu l’adenovirus geneticamente modificato H101, per il trattamento del tumore della testa e del collo.
In Europa invece, l’unico farmaco riconosciuto è basato sull’utilizzo di un virus herpes simplex indebolito, denominato T-VEC.
Questi rappresentano una valida alternativa alle chemioterapie e radioterapie nei pazienti affetti da tumore.

cellule tumorali infettate da virus oncolitici
Figura 1 – Cellule tumorali infettate da virus oncolitici.

La viroterapia oncolitica e problemi annessi

Il problema dell’applicazione di questo tipo di terapia consiste essenzialmente nel dover ridurre la virulenza di questi virus capaci di attaccare le cellule tumorali.
Tutto questo è ovviamente possibile, ma si presentano al progredire della diminuzione della virulenza due aspetti legati all’effetto del virus stesso sulle cellule.
In primo luogo, se troppo debole il virus non riuscirà ad uccidere con facilità le cellule tumorali bersaglio, e a questo problema ne nasce subito un altro, ovvero che se il virus non è sufficientemente indebolito potrebbe apportare danni anche alle cellule considerate sane.
Per questi motivi, la viroterapia non è ancora una metodica diffusa nella corsa verso la ricerca di una cura.

E’ da aggiungere che, questa particolare terapia, è maggiormente efficace se opportunamente accompagnata da immunoterapia.
Si spera che in un futuro non molto lontano si riesca ad unire diverse metodologie per portare alla guarigione di una sempre maggior percentuale di pazienti.

Cellule tumorali
Figura 2 – Cellule tumorali attaccate dal sistema immunitario

Progressi della ricerca

In Europa, è terminato nel Febbraio di quest’anno, un progetto di ricerca denominato ONCOLYTIC-HERPES.
I ricercatori si prefiggevano lo scopo di ingegnerizzare geneticamente gli HVS (herpes virus), modificando il tropismo del virus senza andare ad intaccare la sua virulenza.
Questo potrebbe portare all’espressione della massima virulenza di quest’ultimi solo all’interno delle cellule tumorali target e non coinvolgendo le cellule sane.
In particolar modo, il prototipo di virus che intendevano realizzare, aveva come bersaglio l’HER2, un recettore presente nella mammella, nelle ovaie e in differenti tumori.

Durante il percorso sperimentale, il professore Campadelli, responsabile del progetto, ha dichiarato:

“Gli oHSV con HER2 diversamente orientati impiegati negli studi preclinici sono stati prodotti nelle cellule tumorali e sapevamo che un tale metodo sarebbe stato difficilmente approvato per un virus di livello clinico.
Abbiamo dovuto progettare nuove strategie di retargeting e abbiamo optato per due serie di modifiche genetiche nelle glicoproteine HSV che mediano l’ingresso del virus nella cellula. Una modifica consente l’infezione delle cellule produttrici attraverso un recettore artificiale da noi progettato, mentre la seconda modifica consente l’infezione delle cellule tumorali attraverso il recettore del cancro di scelta”

Grazie agli sforzi compiuti, il team di ricerca è riuscito a dimostrare come gli oHSV siano capaci di stimolare la risposta immunitaria antitumorale.
Inoltre, è stato mostrato come potenzialmente gli oHSV possano essere utilizzati per combattere svariati tipi di tumore tra cui: il tumore dello stomaco, del pancreas, dei polmoni, e di svariati tipi di carcinoma.
A progetto concluso, il team è alla ricerca di un’azienda disposta a investire in una prima fase di sperimentazione clinica sull’uomo.

Nuove sperimentazioni

Da poco in Cina, invece, si è dato inizio alla sperimentazione in fase di studio clinico di un nuovo farmaco per il trattamento dei tumori solidi.
Lo studio, in collaborazione con l’università di Xiamen, prevede la messa appunto di questa viroterapia efficace in particolar modo per i tumori di testa e collo, dei polmoni e per il carcinoma del colon retto.
Nello specifico, il virus alla base di questa terapia sarebbe in grado di stimolare la produzione di particolari anticorpi antitumorali, gli anticorpi PD-1.
Inoltre sarebbe capace di rilasciare questi anticorpi direttamente all’interno delle cellule tumorali, creando anche una memoria immunitaria anti-tumorale a lungo termine.
Il tutto rappresenterebbe una svolta anche per eventuali recidive della malattia nei pazienti già guariti.

immunità anti-tumorale indotta
Figura 3 – Possibile meccanismo di immunità anti-tumorale indotta dall’utilizzo di questi virus con la viroterapia

In caso di successo, tutti questi studi di ricerca, porterebbero ad un aumento dei guariti da questa malattia, salvando molte vite ed evitando tante sofferenze.
Il punto di svolta è visibile, e i ricercatori concorrono per raggiungerlo.

Fonti

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