Virus del Mosaico del Tabacco

Caratteristiche

Il virus del mosaico del tabacco (Figura 1) è costituito da un singolo filamento di RNA a polarità positiva (Gruppo IV) ed è lungo circa 6400 paia di basi. Possiede un involucro proteico che forma una struttura a forcina. E’ compreso nella famiglia dei Virgaviridae, che trovano nelle piante i propri ospiti naturali, ed appartiene al genere Tobamovirus. Individuato nel 1898 da Martinus Beijerinck, si tratta del primo virus identificato dall’uomo. Questo virus è responsabile di una fitopatia osservata nelle coltivazioni di tabacco ed altri vegetali quali le patate, i cetrioli e le immancabili barbabietole da zucchero. Già prima del ‘900, in seguito a due diverse epidemie, gli studiosi si interrogavano su quale fosse questo agente eziologico misterioso in grado di distruggere intere colture. Dmitri Ivanovsky, botanico russo, capì che si trattava di qualcosa di più piccolo di un batterio; un organismo che riusciva ad oltrepassare un sistema di filtrazione già sofisiticato ai tempi: il filtro Chamberlain. Fu appunto Beijerinck, poco tempo dopo, a dare il nome virus a questo patogeno, dopo aver replicato con successo un esperimento di Ivanovsky.

Immagine al microscopio del virus del mosaico del tabacco. Si può noyare la struttura a bastoncello.
Figura 1 – Virus del mosaico del tabacco visto al microscopio

Filogenesi

PhylumKitrinoviricota
ClasseAlsuviricetese
OrdineMartellivirales
FamigliaVirgaviridae
GenereTobamovirus
SpecieTobacco Mosaic Virus
Filogenesi del virus del mosaico del tabacco.

Morfologia strutturale

Il Virus mosaico del tabacco presenta una struttura bastoncellare caratterizzata dalla presenza di un capside, formato da 2130 molecole di proteine di rivestimento e da una molecola di RNA a singolo filamento, lunga 6400 paia di basi.
Le proteine che fanno da rivestimento si assemblano intorno al genoma a formare una struttura a forcina. Il virione completo misura circa 300 nm di lunghezza e 18 di spessore.
Il suo RNA a singolo filamento codifica 4 geni (Figura 2); due proteine associate ad una replicasi, una proteina di movimento e una proteina del capside. Il filamento singolo di RNA viene utilizzato direttamente come mRNA; la traduzione avviene per mezzo dei ribosomi della cellula ospite.

Strutturagenetica del virus del mosaico del tabacco.
Figura 2 – Struttura genetica del virus del Mosaico del Tabacco

Patogenesi

Il virus mosaico del tabacco è responsabile di una malattia che può presentarsi in varie forme, dipendentemente dalle condizioni ambientali, dal ceppo del virus, dall’età e dalle caratteristiche genetiche della pianta. Ad oggi, per la coltivazione, vengono selezionati semi appositi in grado di resistere ad un eventuale aggressione da parte del virus che, nella maggior parte dei casi, debilita la pianta senza ucciderla del tutto. Una delle problematiche legate a questo virus è stata proprio la sua sintomatologia molto variabile e non sempre riconoscibile all’immediato. Inoltre, si tratta di un organismo resistente anche ad alte temperature ed in grado di vivere nel terreno. Piccoli insetti, come gli afidi, sono i più comuni vettori della malattia.
Una volta infettata la pianta, il virus si replica e si diffonde tramite il plasmodesma, grazie alle proteine di movimento. Le foglie infette possono presentare macchie scure, deformazioni, arresto della crescita e necrosi.

Metodi di identificazione

Il miglior metodo di identificazione del Virus del mosaico del tabacco è quello della RT-PCR, che avviene dopo purificazione di colonie isolate in coltura. Questo, infatti, permette di avere risultati più specifici per quanto riguarda l’individuazione del ceppo virale che, come accennato, può essere determinante nella patogenesi.

Terapia

Non esiste una vera e propria terapia; si selezionano e si coltivano le piante più resistenti, in modo da ridurre l’impatto sulle piantagioni. In alcuni casi è stata sperimentata una sorte di “vaccinazione”, che consiste nell’inoculo del virus inattivato nelle piante in modo da garantire una protezione a lungo termine da ceppi più pericolosi del virus. Questa pratica, più comune nelle colture non intensive, prende il nome di cross protection.

Fonti

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