Alla Ricerca del Mistero del “Mostro di Tully”: Una Scoperta Paleontologica Rivoluzionaria

Negli annali della paleontologia, pochi fossili hanno suscitato tanta curiosità e dibattito quanto il “mostro di Tully.” Questo enigmatico fossile, risalente a 300 milioni di anni fa, ha costituito una sfida per i paleontologi per oltre settant’anni, sfuggendo a una chiara classificazione come vertebrato o invertebrato. Tuttavia, una nuova ricerca condotta da un gruppo di scienziati giapponesi potrebbe finalmente aver svelato il segreto del “mostro di Tully.”

Mostro di Tully
Figura 1 – Il leggendario Mostro di Tully

Il Misterioso “Mostro di Tully”

Il “mostro di Tully,” scientificamente noto come Tullimonstrum gregarium, è una creatura che visse nel periodo del Carbonifero, con una lunghezza massima di appena 35 centimetri. La sua anatomia è stata oggetto di grande curiosità a causa della sua combinazione unica di caratteristiche. Questo antico abitante degli oceani possedeva un corpo simile a quello di una seppia nella parte posteriore, due occhi appaiati ai lati di un segmento trasversale, un lungo collo e una piccola testa munita di denti aguzzi.

Il Dibattito Paleontologico sul Mostro di Tully

Il “mostro di Tully” ha scatenato un acceso dibattito tra i paleontologi. La principale questione era se questo fossile dovesse essere classificato come un vertebrato o un invertebrato. Nel 2016, uno studio americano aveva suggerito che potesse essere simile alle lamprede, un gruppo di primitivi pesci senza mascelle. Tuttavia, questa teoria è stata ora contestata dai ricercatori giapponesi.

La Scoperta Giapponese

Un gruppo di ricercatori delle Università di Tokyo e di Nagoya ha condotto un’indagine approfondita sul “mostro di Tully” utilizzando tecniche all’avanguardia. Hanno esaminato 150 fossili di Tullimonstrum e utilizzato uno scanner laser 3D per creare mappe dettagliate e colorate dei reperti fossili. Queste mappe hanno rivelato sottili irregolarità nei tessuti corporei, che hanno permesso di fare importanti scoperte.

Un Invertebrato con una Corda

Secondo la nuova ricerca, il “mostro di Tully” era un invertebrato, il che significa che non possedeva una spina dorsale ma una corda, simile a quella presente nell’anfiosso (Branchiostoma lanceolatum), un membro dei Cefalocordati. Gli Cefalocordati sono caratterizzati da un cervello, ma non hanno un vero e proprio cranio a causa dell’assenza di ossa. La presenza di questa corda permetteva al Tullimonstrum di nuotare con un movimento ondulatorio senza la necessità di un apparato locomotore.

Caratteristiche Distintive e Nuove Prospettive

L’analisi ha rivelato ulteriori differenze tra il “mostro di Tully” e i vertebrati. Ad esempio, i denti del Tullimonstrum differiscono notevolmente da quelli delle lamprede, suggerendo una natura invertebrata. Inoltre, i miomeri, una specie di muscoli segmentati del tronco, sono distinti da quelli dei vertebrati.

La discussione tra i paleontologi è destinata a continuare, questa volta riguardo alla collocazione precisa del Tullimonstrum tra gli invertebrati. Mentre i ricercatori giapponesi suggeriscono una parentela con gli Cefalocordati, altri ritengono che questa strana creatura possa essere inclusa nel gruppo dei Protostomi, un vasto insieme di invertebrati, che comprende insetti, vermi, lombrichi e lumache.

Conclusioni

In conclusione, la ricerca sui fossili del “mostro di Tully” rappresenta un importante passo avanti nella comprensione di questa misteriosa creatura del passato. Sebbene molte domande rimangano ancora senza risposta, questa scoperta rivoluzionaria ha aperto nuove prospettive sulla sua natura invertebrata e potrebbe portare a ulteriori scoperte sulla storia evolutiva della vita sulla Terra. Il dibattito paleontologico continuerà sicuramente, ma una cosa è certa: il “mostro di Tully” continuerà a incuriosire e affascinare gli studiosi per molti anni a venire.

Fonti

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Nazzareno Silvestri

Sono Nazzareno, scrivo da Messina. Il mio amore per la divulgazione scientifica nasce tanti anni fa, e si concretizza nel pieno delle sue energie oggi, per Microbiologia Italia. Ho diverse passioni: dalla scienza al fitness. Spero che il mio contributo possa essere significativo per ogni lettore e lettrice, tra una pausa e l'altra.

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