Alcool-tolleranza: una nuova minaccia negli ospedali?

Nessun allarmismo, l’alcool rimane ad oggi il gold standard per la disinfezione. Allo stesso tempo, però, è necessario riconoscerne i limiti di efficacia. Due concetti fondamentali per comprendere l’importanza di avere un ambiente sicuro in grandi strutture sanitarie si racchiudono nelle parole disinfezione e agente disinfettante.

La disinfezione è un processo attraverso il quale si ottiene la riduzione della carica microbiologica patogena presente su di un substrato o in un determinato ambiente. Si tratta di un processo che include tanto l’uccisione come l’inattivazione o allontanamento della maggior parte dei microrganismi possibili. A questo scopo intervengono degli agenti disinfettanti, di natura chimica o fisica. Generalmente, nella maggior parte delle strutture sanitarie la principale famiglia di agenti chimici disinfettanti è rappresentata dagli alcoli, la cui applicazione con strofinamento delle mani è sufficiente ad ottenere una disinfezione efficace. Tra questi l’alcool etilico al 70% e l’alcool isopropilico sono i migliori agenti battericidi.

L’uso di disinfettanti a base di alcool è infatti associato ad una riduzione della trasmissione di specie patogene, quali ad esempio il batterio multi-resistente Staphylococcus aureus e l’Enterococcus faecium. Nonostante il successo di questi agenti disinfettanti, le infezioni causate da E. faecium nelle strutture sanitarie sono in continuo crescendo, soprattutto in seguito alla comparsa di specie antibiotico-resistenti. La necessità di monitorare la diffusione di queste specie batteriche all’interno delle strutture sanitarie si rispecchia in programmi di precauzione che vanno dal semplice uso di camici e guanti a stanze di isolamento per pazienti infetti. L’impatto economico e sociale di tale problematica ha stimolato la comunità scientifica ad approfondire il meccanismo di alcool-tolleranza di queste specie patogene. Un gruppo di ricercatori australiani dell’Università di Melbourne, ha dimostrato la generazione di una forma di alcool-tolleranza da parte di specie batteriche patogene di E. faecium-vancomicina resistenti (o batteri VRE), isolate all’interno di strutture ospedaliere australiane.

Immagine 1: Enterobacter faecium

I risultati ottenuti dallo studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Science Translational Medicine hanno rilevato che, in un arco temporale che va dal 1997 al 2015, i ceppi batterici VRE hanno accumulato una tolleranza ad agenti disinfettanti a base alcolica 10 volte maggiore.

Analisi di convergenza evolutiva sul genoma dei ceppi di E. faecium alcool-tolleranti hanno permesso l’approfondimento delle basi genetiche di questo meccanismo. Mutazioni puntiformi a livello di diversi loci genici sono probabilmente coinvolte nel favorire uno stato di alcool-tolleranza. Principalmente si tratta di sequenze geniche codificanti per trasportatori di membrana, oltre che proteine coinvolte in funzioni metaboliche, probabilmente correlate anche ad una maggiore patogenicità dei ceppi batterici.

Nonostante questo studio faccia riferimento a strutture sanitarie australiane, la comunità scientifica ne avverte la rilevanza a livello internazionale, comunicando l’urgenza di riadattare e migliorare i sistemi di sicurezza sanitaria negli ospedali, principali foci di diffusione delle infezioni batteriche. Come afferma il co-autore dello studio, Paul Johnson, è probabilmente necessaria l’assunzione di forme alternative di prevenzione, che includano ad esempio diversi agenti infettanti, come potrebbe essere la clorexidina, un potente battericida ad ampio spettro.

Insomma, il messaggio non vuole essere un allarme, ma piuttosto un avviso di garanzia: non abbassare la guardia in ospedale!!

Serena Galiè

Fonti

  • https://edition.cnn.com/2018/08/02/health/hand-sanitizer-bacteria-resistance-study/index.html
  • Increasing tolerance of hospital Enterococcus faeciumto handwash alcohols (Sacha J. Pidot et al., 2018)

Laureata in Biotecnologie Mediche con curriculum internazionale in Management in Medical Biotechnology presso l’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Master in Biotechnology of Environment and Health presso l’Università di Oviedo, in Spagna. Attualmente studentessa di un PhD in Nutrizione e Metabolismo presso l’Università Rovira I Virgili, a Tarragona in Spagna.

Informazioni su Serena Galié 25 Articoli
Laureata in Biotecnologie Mediche con curriculum internazionale in Management in Medical Biotechnology presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Master in Biotechnology of Environment and Health presso l'Università di Oviedo, in Spagna. Attualmente studentessa di un PhD in Nutrizione e Metabolismo presso l'Università Rovira I Virgili, a Tarragona in Spagna.

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