Biodiversità Globale: La Rete di Sicurezza

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By Elisabetta Cretella

Fino a oggi, le strategie per il clima e quelle per la biodiversità globale sono rimaste separate. Tuttavia, la scienza dimostra che la crisi dell’una è strettamente collegata a quella dell’altra: sono due fenomeni interdipendenti. Affrontarle come compartimenti stagni rischia di portare al fallimento di entrambe le strategie.

La soluzione emergente è la creazione di una Global Safety Net (Rete di Sicurezza Globale). Questo piano identifica il 50,4% della superficie terrestre come area critica. Tali zone devono essere protette o gestite in modo sostenibile per garantire la stabilità del pianeta.

I target per la Biodiversità Globale

Il mondo punta a proteggere il 30% della Terra entro il 2030 (il cosiddetto target 30×30). Tuttavia, i dati indicano che questa cifra è solo un punto di partenza. Il piano per la biodiversità globale aggiunge al 15,1% di terre già protette un ulteriore 35,3% di territorio. Questo spazio si suddivide tra due obiettivi specifici:

  • Target 1 (Biodiversità): identifica le terre vitali per la vita selvatica, incluse le aree con specie a rischio estinzione ed ecosistemi ancora intatti.
  • Target 2 (Clima): si concentra sulle Climate Stabilization Areas (Aree di Stabilizzazione Climatica), zone fondamentali per assorbire CO2 e prevenire le emissioni derivanti dalla conversione del suolo.

Diversità beta e biomassa di carbonio

Per realizzare questa rete, gli scienziati utilizzano parametri precisi. Il progetto dà priorità alla diversità beta, un concetto che si distingue dalla biodiversità globale intesa in senso generico. Mentre la biodiversità indica la varietà totale di specie in una zona, la diversità beta misura nello specifico il tasso di sostituzione delle specie. In queste aree, la composizione di piante e animali cambia drasticamente spostandosi anche solo di pochi chilometri.

Dettaglio di un ecosistema forestale ricco di biodiversità globale e biomassa di carbonio. [Fonte: Pixabay.com]
Figura 1 – Dettaglio di un ecosistema forestale ricco di biodiversità globale e biomassa di carbonio. [Fonte: Pixabay.com]

Sul fronte climatico, la rete mappa la biomassa di carbonio totale. Questa non include solo il carbonio presente nei tronchi e nei rami visibili, ma calcola anche quello stoccato nelle radici e nel suolo. Solo tutelando questi serbatoi naturali potremo mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia di 1,5°C.

Biodiversità globale: tra popoli indigeni e aree protette

Il 37% delle terre prioritarie identificate per la tutela della biodiversità globale coincide con territori gestiti da popoli indigeni. In molte regioni, la loro gestione millenaria ha già reso reale l’obiettivo 30×30. Il riconoscimento formale dei loro diritti fondiari è la strategia più rapida ed economica per il successo del piano. I diritti fondiari (in inglese land rights) sono l’insieme delle norme giuridiche e consuetudinarie che stabiliscono chi può possedere, utilizzare, gestire o trasferire la terra e le risorse naturali che si trovano su di essa (come acqua, foreste e sottosuolo).

Territori gestiti da popoli indigeni per la tutela della biodiversità globale.
Figura 2 – Territori gestiti da popoli indigeni per la tutela della biodiversità globale. [Fonte: Pixabay.com]

Molte di queste terre sono classificate come OECM (Other Effective Area-Based Conservation Measures, ovvero Altre misure di conservazione efficaci basate sull’area). Questa sigla indica territori che, pur non essendo parchi nazionali tradizionali, sono gestiti per produrre risultati di conservazione a lungo termine.

Uno scudo contro le future pandemie

La crisi del COVID-19 ha mostrato i pericoli della distruzione naturale. La salvaguardia della biodiversità globale funge da vera e propria polizza assicurativa sanitaria per l’umanità.

La deforestazione crea infatti pericolose “zone di contatto” tra esseri umani e fauna selvatica. Questi contatti facilitano il salto dei virus dagli animali all’uomo, un fenomeno noto come spillover. Mantenere gli habitat intatti e preservare i corridoi naturali riduce il rischio, poiché la natura agisce come una barriera preventiva contro future epidemie.

Un piano per la sopravvivenza

Il progetto scientifico mira a riconoscere che il 50% della Terra deve restare naturale o seminaturale. Solo così l’altra metà potrà ospitare la civiltà umana in modo sicuro.

Ripristinare e proteggere la biodiversità globale richiede investimenti massicci. Tuttavia, i costi sono minimi se confrontati con i sussidi attuali destinati ai combustibili fossili. Custodire gli ecosistemi è l’unica strategia per stabilizzare il clima e proteggere la salute collettiva.

Fonti:

Immagini:

  • Immagine di copertina: https://pixabay.com/it/photos/lago-vista-aerea-campi-prati-2755907/
  • Immagine 1 : https://pixabay.com/it/photos/foresta-radici-dellalbero-4704358/
  • Immagine 2 : https://pixabay.com/it/photos/filippine-luzon-risaie-2163333/