Erwinia amylovora, il patogeno dei frutteti

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By Michela Cattabriga

Erwinia amylovora è batterio patogeno delle piante, ovvero è in grado di instaurare un rapporto di tipo necrotrofico con un’ampia gamma di piante ospiti. Il colpo di fuoco batterico (la patologia causata da E. amylovora) è una malattia che colpisce oltre 200 specie appartenenti a 40 generi della famiglia delle Rosacee, tra cui moltissime di grande importanza per l’economia umana (melo, pero, nespolo del Giappone, cotogno, sorbo) e altre specie ornamentali (biancospino, cotognastro, agazzino, fotinia). In Italia i primi focolai furono rilevati nel 1990 in pereti pugliesi delle provincie di Brindisi e Lecce seguiti da sporadiche segnalazioni in Sicilia e Calabria.

Rami di albero con foglie bruciate dalla Erwinia amylovora
Figura 1 – Rami di albero con foglie bruciate dalla Erwinia amylovora. [Fonte: https://agricoltura.provincia.bz.it]

Caratteristiche generali

Il batterio Erwinia, patogeno tipico dei frutteti, a differenza di Pseudomonas syringae, si sviluppa a temperature di oltre 30°C, con elevata umidità ambientale. Questo patogeno penetra nella pianta attraverso i fiori delle fioriture secondarie; altre vie di penetrazione sono rappresentate dagli stomi delle foglie apicali (frequente nei casi piemontesi) e da ferite causate sia da potature in verde sia da grandine. Il batterio presenta una velocità di penetrazione elevata e il contagio fra pianta infetta e sana risulta assai rapido. Dopo qualche giorno dall’avvenuta infezione, le foglie interessate acquisiscono una colorazione brunastra e si osserva il tipico ripiegamento a uncino degli apici. In condizioni di caldo umido si forma un essudato che favorisce ulteriormente la diffusione del batterio. In seguito il germe andrà a svernare nei cancri presenti sul tronco e sui rami.

Filogenesi del batterio Erwinia amylovora

Erwinia amylovora è un batterio gram-negativo appartenente alla famiglia delle Enterobatteriaceae. Fu descritto da Winslow nel 1920 e appartiene all’ordine delle Enterobacteriales. La classe è quella dei Gamma Proteobacteria, il phylum è Proteobacteria, regno Bacteria e dominio Prokaryota.

Morfologia strutturale

Le cellule di Erwinia hanno forma a bastoncino le cui dimensioni variano tra gli 1-3xo, 5-1 micrometri. Le cellule di Erwinia sono mobili per la presenza di numerosi flagelli peritrichi. Erwinia amylovora ha cellule circondate da uno strato di polisaccaridi extracellulari spesso addensati a formare un capside. La presenza dello strato di polisaccaridi è correlato positivamente alla virulenza. Si ritiene che l’amilovorano (polisaccaride del batterio) funga da soppressore delle tecniche di resistenza degli ospiti. Si è visto che l’agglutinazione dei batteri svolta dal melo viene annullata già in presenza di pochi grammi di amilovorano. Altri fattori di virulenza sono il sorbitolo, l’arpina e i siderofori.

Metodi di identificazione

In vitro i ricercatori hanno evidenziato un optimum di crescita del batterio tra i 25°C e i 27°C, crescita che è invece scarsa sotto i 4°C e assente oltre i 32-34°C. Erwinia cresce bene in vivo tra i 16°C e i 30°C. La specie Erwinia amylovora non è suddivisa in pathovar. Sono possibili infezioni sperimentali incrociate con ceppi provenienti da specie ospiti distinte (non ospite-specifico).

Foglia completamente bruciata da Erwinia amylovora
Figura 2 – Foglia completamente bruciata da Erwinia amylovora. [Fonte: https://agricoltura.provincia.bz.it]

Patologia e trattamento di Erwinia amylovora

Erwinia amylovora sverna ai margini dei cancri rameali formati nel corso della stagione precedente. In primavera il microbo inizia a moltiplicarsi rapidamente ed evade producendo goccioline di essudato dolce di colori che variano in base al ceppo e alla pianta ospite. Dai cancri il batterio si propaga per mezzo di insetti, pioggia e vento sulla stessa pianta o su quelle vicine, in cui penetra attraverso vie naturali di infezione (fiori, stomi, lenticelle, idatodi) oppure attraverso le ferite. Uno stadio avanzato della malattia comporta il disseccamento dei rami, branche o dell’intera pianta, nonché imbrunimenti sui frutti in maturazione. Elementi caratteristici della malattia sono:

  • colatura di linfa dai cancri che all’aria scuriscono e macchiano di color ruggine rami e tronchi
  • colorazione rosso-mattone dei tessuti (osservazione mediante asportazione strato corteccia)
  • anomala presenza in autunno delle foglie secche sui germogli colpiti ripiegati a uncino
  • gocce lattiginose emesse dalle parti infette

Il trattamento prevede l’uso di streptomicina da diffondere sui rami, e il taglio dei rami colpiti oppure l’estirpazione e la distruzione totale delle piante tramite combustione. Un’alternativa possibile è che alcune piante ornamentali ad alto rischio di contagio possano essere sostituite da altre piante meno problematiche. Ad esempio in alternativa ai cotognastri tapezzanti e ai cotogni giapponesi (Chaenomeles) i giardinieri consigliano specie che crescono basse quali Mahonia, Stafilea, Cespiglio di arunco, Rosa ornamentale, Bosso, Lonicera, Tasso, Thuja, Pino, Sempreverde, Edera, Gauteria bassa. Per la realizzazione di siepi, in alternativa a specie alte di cotognastro (Cotoneaster), di agazzino (Pyracantha), di nespolo laurino (Stranvaesia), di cotogno giapponese (Chaenomeles), di biancospino e di biancospino rosso (Crataegus) o di pero corvino (Amelanchier), è possibile scegliere tra: Carpino, Nocciolo, Fior d’angelo, Euonimo, Olivello, Sinforicarpo, Lillà, Corniolo.

Epidemiologia

Questa malattia delle piante è apparsa per la prima volta alla fine del ‘700 lungo la costa atlantica del Nordamerica. Successivamente si è diffusa in tutti gli stati centrali fino al Canada. In Europa il batterio Erwinia amylovora arrivò per la prima volta nel 1957 in pereti del Kent (Gran Bretagna), per poi diffondersi un nuovo focolaio in Egitto. In meno di 50 anni si è diffusa in tutti gli stati europei. Il batterio arrivò poi anche in Giappone e Nuova Zelanda.

In Italia si isolarono i primi focolai nel 1990 in pereti della bassa Puglia poi in Calabria. Nel 1994 il microbo contagiò i frutteti in Emilia Romagna, regione nella quale si è manifestata con una notevole virulenza e rapidità di diffusione. Successivamente si sono isolati casi in Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige e Piemonte. Il batterio è inserito nella lista europea dei patogeni “da quarantena” e in Italia il batterio è soggetto alle misure di lotta obbligatoria stabilite dal D.M. 1999, n.356.

Bibliografia

Crediti immagini:

  • Immagine in evidenza: https://www.fitosanitario.pr.it/wp-content/uploads/2023/12/Colpo-di-fuoco-batterico.webp
  • Figura 1: https://agricoltura.provincia.bz.it/it/colpo-fuoco-batterico-erwinia-amylovora
  • Figura 2: https://agricoltura.provincia.bz.it/it/colpo-fuoco-batterico-erwinia-amylovora