A spasso nella storia III – La Sindrome Itai-Itai.

Arrivati al terzo capitolo di “A spasso con la storia” abbiamo ormai intuito che in epidemiologia tantissime scoperte arrivano in seguito al sacrificio di un gruppo di persone. Per assurdo, comprendiamo la tossicità determinata sostanza X solo in seguito all’esposizione di una popolazione a tale sostanza. L’ennesimo esempio di ciò è rappresentato dallo studio e dalla caratterizzazione della Sindrome itai-itai. Tale sindrome è individuata per la prima volta nel 1930 in Giappone. Solo nel 1960, però, si collega all’avvelenamento da Cadmio, un metallo pesante che può accumularsi a livello ambientale.

Cadmio: caratteristiche principali

Il Cadmio è un metallo pesante, estremamente pericoloso a causa della sua reattività. Si presenta come un metallo bianco/argenteo e si può trovare in tracce nella crosta terrestre, nell’aria e nell’acqua. Esso è in grado di reagire determinando la formazione di diversi composti, molti dei quali risultano essere tossici. A causa di questa elevata reattività raramente lo troviamo in forma pura. Viene rilasciato nell’ambiente in vari modi, ad esempio in seguito alle lavorazioni industriali di metalli non ferrosi, tramite l’uso di combustibili fossili e così via. Viene anche impiegato nella produzione di batterie e vernici, per questo motivo è facile trovarlo come inquinante.

cadmio elemento
Figura 1 – Aspetto dell’elemento Cadmio [Fonte: Wikipedia]

Essendo un metallo pesante ha ovviamente degli effetti nocivi sulla salute, i quali sono determinati dalla durata d’esposizione, dalla via di esposizione e, infine, dalla quantità dell’elemento presente nell’organismo. A differenza degli altri metalli pesanti può avere effetto cancerogeno, può generare tumore al fegato, ai reni e all’utero.
Una volta assorbito si distribuisce in tutti gli organi, soprattutto reni, fegato ed ossa e – purtroppo – viene espulso dall’organismo a velocità bassissime. L’intossicazione da Cadmio può essere:

  • Acuta: quando abbiamo singole esposizioni ma a dosi elevate;
  • Cronica: quando abbiamo esposizioni prolungate a piccole dosi.

Dove, quando e perché

Gli eventi che stiamo per raccontarvi si svolgono in Giappone, in particolare nella prefettura di Tomoya. Qui a causa dell’inquinamento ambientale la popolazione è stata, per un lungo periodo di tempo, esposta al Cadmio, con importanti conseguenze per la salute. Tra il 1960 e il 1970 la nazione è protagonista di una forte crescita economica. Di pari passo, però, aumentano le fonti di inquinamento. Le patologie ad esso correlate diventano un problema importante, tra queste emerge proprio la Sindrome itai-itai. Tale sindrome è associata a un avvelenamento da Cadmio, all’epoca causato principalmente dal suo accumulo all’interno delle risaie. Il numero di pazienti che hanno sofferto di questa patologia, dal 1910 al 2007, equivale a circa 400.

Sindrome di Itai-Itai: descrizione della patologia

La denominazione di questa sindrome deriva da un’espressione giapponese che richiama il suono emesso quando proviamo dolore, letteralmente “itai-itai” può essere tradotto come ahi-ahi. Essa si caratterizza per tutta una serie di sintomi, tra cui predominante è la fragilità ossea. Il soggetto affetto, generalmente, presenta dolore acuto a gambe e colonna vertebrale e può presentare la deformazione di alcune ossa a causa dell’azione del Cadmio. Man mano che le ossa indeboliscono diventa maggiore il rischio di incorrere in fratture, delle volte anche gravi. Altri organi colpiti in maniera importante sono i reni ed il fegato. Nei casi più gravi si arriva ad insufficienza renale, la quale porta inesorabilmente alla morte. Alcuni studi evidenziano che il danno alle cellule renali è in realtà così importante perché ad essere colpiti sono i mitocondri.

La miniera di Kamioka e il ruolo dell’inquinamento

La località di Tomoya si caratterizza per essere una dei più importanti produttori di riso ed attraversata dal fiume Jinzu. Ma non solo, qui si ritrova anche la famosa ed antichissima miniera di Kamioka, localizzata proprio a monte del fiume stesso. Tale miniera è una delle più importanti a partire dal diciassettesimo secolo per l’estrazione di argento, rame e piombo.

fiume jinzu e regioni inquinate
Figura 2 – Rappresentazione del fiume Jinzu e delle regioni inquinate. [Fonte: e12:99 (int-res.com)]

Nel 1868 la miniera di Kamioka viene acquisita da una società Giapponese conosciuta all’epoca come Mitsui Company, la quale dal 1905 inizia ad estrarre anche Zinco. Nel 1914 furono introdotti i processi di fusione dello Zinco, grazie ai quali il Giappone, diviene il principale produttore dello stesso. La problematica principale derivante da questi processi era rappresentata dal fatto che le particelle minerali polverizzate andavano a contaminare la zona fluviale, nelle immediate vicinanze. Furono contaminate, quindi, le acque, i campi, le risaie, la vegetazione, i pesci presenti nel fiume stesso e così via. Come abbiamo detto, il Cadmio raramente si trova in forma pura ma in presenza di Zinco si lega ad esso. In particolare, presenta un’elevata affinità con il Solfuro di Zinco (ZnS), una delle forme estratte dalla miniera.

La scoperta della sindrome

La caratterizzazione della malattia di itai-itai avviene solo negli anni ’50. Nonostante ciò, è lo stesso Ministero della Salute ad affermare che i primi casi della malattia risalgono al 1910. Uno dei primi a notare questa sindrome fu il medico Shigejiro Hagino, il quale già nel 1935 affermava che la sua causa era l’inquinamento minerario presente nella zona. Purtroppo, però, inizialmente si riteneva che la sindrome itai-itai fosse di origine reumatica. Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale si iniziò a studiare questa possibile correlazione. Intanto gli effetti dell’inquinamento diventavano sempre più evidenti e devastanti.

fiume jinzu sindrome itai-itai
Figura 3 – Fiume Jinzu visto dall’alto. [Fonte: Wikipedia]

Sempre più persone risultavano presentare i sintomi della sindrome, le cui cause si ricercavano nella malnutrizione, il troppo lavoro e la mancanza di esposizione al sole durante i mesi invernali.

Le intuizioni di Nobuo Hagino

Tra i vari medici ricercatori che cercano di caratterizzare la patologia c’è Nobuo Hagino, figlio di S. Hagino. Egli, pur non essendo a conoscenza delle osservazioni di suo padre, notò che la maggior parte dei pazienti erano persone che hanno vissuto o lavorato nella regione nelle immediate vicinanze del fiume Jinzu. Per questo iniziò a considerare l’inquinamento da Zinco una delle cause potenziali della Sindrome di Itai-Itai. Egli propose anche la sua intuizione ad altri accademici che lo criticarono pesantemente. Nobuo non si trovava in errore, semplicemente in questa fase della sua ricerca non aveva considerato la presenza del Cadmio. Fu un agronomo, Kinchi Yoshioka, a proporre il Cadmio come l’agente causale della malattia.

L’approdo alla verità

Più tardi il Jinzu Mining Pollution Prevention Council (JMPPC) affida proprio a Yoshioka l’incarico di condurre una ricerca  sui danni causati dall’attività della miniera. L’obiettivo era quello di trovare prove schiaccianti contro la miniera di Kamioka ed i suoi gestori. Fu effettuata una ricerca sul campo con lo scopo di estimare i danni agricoli. Parallelamente fu condotta un’indagine, con l’aiuto dello stesso Hagino, mirata a valutare tutti i danni biologici causati dall’inquinamento minerario. Insieme dimostrarono che la Sindrome Itai-Itai compariva solo nelle lingue di terra inquinate dal fiume Jinzu. Dall’analisi del contenuto dei metalli nell’acqua, nei vegetali, nel suolo, negli animali e persino negli organi delle persone presenti in questa zona fu riscontrata una strana abbondanza di Cadmio. Come volevasi dimostrare! Finalmente nel giugno del 1961 Yoshioka concluse il suo studio, la Sindrome Itai-Itai non era più una patologia sconosciuta ma aveva una causa.

Azioni legali e conclusioni

Ovviamente i pochi sopravvissuti e i familiari di alcune vittime della Sindrome Itai-Itai avviarono dei procedimenti legali nei confronti della Mitsui & Company. La società cercò di sminuire le accuse, infangando i due studiosi e la ricerca da essi condotta. Le prove a sfavore, però, erano troppe e nel 1971 la corte dichiarò la Mitsui Mining and Smelting & Co. colpevole. La società fu costretta a pagare le cure mediche alle vittime, nonostante un primo rifiuto iniziale. Inoltre, si fece carico la stessa del controllo e del monitoraggio delle acque nelle zone inquinate. Inutile dire che questi provvedimenti sono stati fin troppo leggeri rispetto ai danni alla salute e all’ambiente provocati, invece, dalla compagnia.

Greta Guida

Fonti

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GRETA GUIDA

Dottoressa in Scienze Biologiche e studentessa magistrale in Biodiagnostica, presso la Federico II di Napoli. Amo la divulgazione perché è il mezzo attraverso il quale la conoscenza e l’informazione può raggiungere chiunque.

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