L’acqua potabile: un nutriente dimenticato per il microbiota intestinale

L’acqua: il nutriente dimenticato

Il microbiota del tubo digerente esercita un ruolo fondamentale nella fisiologia dell’ospite. Fattori quali lo stile di vita e la dieta sono ormai ampiamente riconosciuti come fattori chiave nel determinare la composizione del microbioma intestinale e orale. Sebbene l’acqua potabile sia tra gli alimenti consumati in quantità maggiore, ancora poco si conosce sul legame acqua potabile e microbiota e sul potenziale impatto sullo stesso. Nuovi studi rivelano che la fonte di acqua potabile è tra i fattori chiave che contribuiscono a spiegare la variazione del microbiota intestinale. Così come è appurata l’importanza delle scelte alimentari per un microbiota intestinale in salute, si può dire lo stesso per la scelta dell’acqua?

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Figura 1 – Bere acqua è importante per uno stile di vita sano, lo sappiamo. Come incide sulla salute del nostro microbiota intestinale? [Fonte: pxhere.com]

L’effetto del cibo, dei nutrienti e della dieta generale sulla composizione e sulle funzioni del microbiota intestinale umano è stato ampiamente studiato. Ad esempio, ciò che mangiamo non solo può alterare la composizione microbica intestinale entro le 24 ore, ma può anche modellarne le funzioni e l’infiammazione intestinale.

Quando si cercano le modalità più efficaci per garantire un microbiota intestinale sano e il mantenimento della salute, concentrarsi sulla qualità della dieta è meglio che concentrarsi su nutrienti specifici. Tuttavia, al di là delle scelte alimentari, poco si conosce sull’impatto delle scelte idriche (in termini di fonte e assunzione di acqua) sulla composizione del microbiota intestinale. Questo è in parte spiegato dal fatto che l’acqua potabile non è sempre considerata parte della dieta e alcuni scienziati l’hanno addirittura definita come “il nutriente dimenticato”.

Microbiota e acqua potabile: le conoscenze fino ad oggi

L’effetto dell’acqua potabile sul microbioma intestinale è, quindi, poco conosciuto. Solo un numero limitato di studi ha esplorato la composizione del microbiota dopo l’ingestione di diversi tipi di acqua potabile e ha osservato, in un modello sperimentale murino, che il tipo di acqua portava a differenze nelle composizioni del microbiota intestinale.

Oggi, l’effetto dell’acqua potabile sull’intestino umano e sul microbiota orale è ancora meno studiato.

Si è osservato che, nel corso dello sviluppo del microbioma infantile, vi è influenza dell’assunzione di acqua del rubinetto o di acqua bollita con le specie del microbiota intestinale. Ciò indica che l’acqua potabile può essere un fattore determinante per l’acquisizione del microbiota. Negli adulti, prove limitate suggeriscono che la fonte di acqua potabile consumata è associata alla composizioni del microbiota orale o intestinale.

Microbiota e acqua potabile: uno studio recente

Un recente studio inglese ha rivelato un legame tra l’origine dell’acqua potabile e la quantità e le differenze nella composizione del microbiota intestinale. Un’analisi condotta su oltre 3.000 partecipanti, per lo più sani, ha mostrato come bere diversi tipi di acqua portasse a differenze nella composizione del microbiota intestinale.

Rispetto all’acqua in bottiglia, del rubinetto o filtrata, l’acqua potabile è stata associata a una maggiore diversità del microbiota fecale. Questa, in generale, è un segno distintivo della salute del microbioma intestinale.

Comparando questi dati con altri fattori noti che influenzano il microbiota intestinale, l’effetto della fonte di acqua potabile sulla diversità del microbiota fecale all’interno dello stesso individuo era inferiore rispetto a fattori quali età, indice di massa corporea e tipo di dieta.

Ma cosa, nell’acqua, influenza il microbiota?

Anche la quantità di acqua consumata è importante. In particolare, i consumatori di elevati volumi di acqua (quotidianamente o regolarmente) rispetto a quelli che assumevano poca acqua (consumando elevati volumi mai, raramente o occasionalmente) hanno mostrato diverse composizioni del microbiota fecale. Ad esempio, i bevitori d’acqua avevano una minore abbondanza di batteri del genere Campylobacter, che è stato collegato a un’infezione gastrointestinale.

Quindi quali potrebbero essere i fattori che influenzano il modo in cui l’acqua influisce sulla composizione del microbiota intestinale? A tale proposito, gli autori hanno ipotizzato che le proprietà fisico-chimiche, il contenuto minerale o la composizione microbica dell’acqua possano influenzare il microbiota dei partecipanti.

I risultati ottenuti suggeriscono un’associazione tra la composizione del microbiota fecale e la composizione minerale dell’acqua del rubinetto. In particolare, la diversità individuale del microbiota fecale è risultata associata alla dose media giornaliera di sodio, in quanto una dose più alta di sodio era associata ad una minore diversità del microbiota.

Inoltre, studi preclinici hanno riportato differenze nella composizione del microbiota intestinale di topi che bevono acqua acida e neutra, suggerendo così che il pH dell’acqua può influenzare le comunità microbiche intestinali

Va riconosciuto che lo studio non ha riportato i risultati sulla salute dei partecipanti in relazione alle loro scelte idriche, quindi resta da valutare l’impatto dell’acqua potabile sul mantenimento della salute o sulla gestione dei problemi intestinali.

Si è osservato che la fonte di acqua potabile è stato tra i principali fattori che hanno contribuito alla variazione composizione del microbiota intestinale.

Come previsto, i microbi orali non variavano invece con la fonte di acqua potabile. Ciò supporta l’idea che il microbiota orale sia piuttosto stabile e resistente ai cambiamenti in risposta alle modifiche nella dieta.

Conclusioni

Il lavoro di cui sopra ha contribuito a formulare alcune ipotesi sul legame tra consumo di acqua e composizione del microbiota fecale e orale. Tale studio è il primo, nello specifico, ad esplorare i collegamenti tra consumo di acqua potabile, sia in termini di origine che di quantità consumata, e il microbiota del tratto digerente (indipendentemente da un’ampia gamma di fattori quali lo stile di vita e dieta) in un ampio campione della popolazione generale.

Sicuramente è troppo presto per concludere che i cambiamenti nella composizione del microbiota intestinale sono i principali fattori di benefici per la salute derivanti da una buona idratazione. In ogni caso, lo studio sottolinea l’importanza di considerare l’assunzione di acqua, parte della dieta generale, come una variabile significativa in grado di modulare i microrganismi intestinali.

Fonti

  • Bowyer R.C.E., Schillereff D.N., Jackson M.A., Le Roy C., Wells P.M., Spector T.D., Steves C.J. “Associations between UK tap water and gut microbiota composition suggest the gut microbiome as a potential mediator of health differences linked to water quality. Sci Total Environ 2020; 739: 139697.
  • Dias M.F., Reis M.P., Acurcio L.B., Carmo A.O., Diamantino C.F., Motta A.M., Kalapothakis E., Nicoli J.R., Nascimento A.M.A. “Changes in mouse gut bacterial community in response to different types of drinking water. Water Res 2018;132: 79–89.

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Giuseppe Chindemi

Autore di Microbiologia Italia. Laureato nel 1987 in Scienze biologiche presso l’Università degli Studi di Messina ed abilitato all'esercizio della libera professione di Biologo nel 1989. Specializzato nel 1990 in Microbiologia applicata presso la facoltà di Scienze dell ́Università degli Studi di Messina e, nel 1994, in Parassitologia medica ad indirizzo biologico presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell ́Università degli Studi di Messina. Nel 2016 ha conseguito il Master in "Alimentazione e Dietetica Vegetariana" presso l'Università Politecnica delle Marche. Nel 2017 ha conseguito il Master in "Nutrizione Clinica" presso l ́Università Telematica Unicusano in collaborazione con l 'A.I.Nu.C. (Accademia Internazionale di Nutrizione Clinica). Nel 2018 ha conseguito il Master in "Nutrizione e Dietetica Applicata allo Sport" presso l' ́Università Politecnica delle Marche. Nel 2021 ha conseguito il Master in "Genetica ed epigenetica applicata al trattamento nutrizionale" presso l'Università Telematica Unicusano in collaborazione con l 'A.I.Nu.C. (Accademia Internazionale di Nutrizione Clinica). Mantiene attualmente rapporti di collaborazione scientifica con diverse realtà nazionali per l’aggiornamento scientifico professionale (corsi ECM, Ordine Nazionale dei biologi). Attualmente svolge attività libero professionale in qualità di direttore scientifico del laboratorio di analisi degli alimenti Eurolab s.r.l. (accreditato da ACCREDIA con n. 0843). Esercita, come nutrizionista, nello studio di “Consulenze nutrizionali del Dott. Giuseppe Chindemi e della Dott.ssa Maria Tomasello”, con sede a Reggio Calabria. Ha svolto attivita´ di docente/formatore/relatore per conto di diversi Enti di formazione professionale (formazione degli operatori del settore alimentare) e con l´Ordine Nazionale dei Biologi.

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