Alexandre Yersin: una missione per conto del pianeta

Alexandre Yersin (Figura 1) è stato un medico e batteriologo svizzero, naturalizzato francese e vietnamita, famoso per aver individuato il batterio che causa la peste.

La sua vita fu un viaggio estremamente avventuroso ed avvincente; non si occupò, infatti, solo di discipine mediche, ma la sua opera riguardò anche l’ornitologia, la botanica, la geologia, l’architettura, persino l’astronomia e la politica.

Fotografia che raffigura Alexandre Yersin
Figura 1 – Fotografia di Alexandre Yersin (22 Settembre 1863 – 1 Marzo 1943) [Fonte: alchetron.com]

Biografia

Alexandre-Émile-John Yersin nacque il 23 Settembre del 1863 in Svizzera, a La Vaux, nei pressi di Aubonne, un caratteristico villaggio che sorge sulle sponde di un omonimo fiume, che si tuffa dopo pochi chilometri nel lago di Ginevra.

Non conobbe mai il padre, Jean-Alexandre-Marc, appassionato di botanica, che spirò due settimane prima della sua nascita. Da lui, si narra, ereditò lo spirito curioso ed avventuriero.

Crebbe dunque con la giovane madre e due fratelli più grandi, a Morges.

La sua carriera inizia a Marburg, dove si iscrive a Medicina per poi dirigersi a Parigi, nel 1885. Probabilmente catturato dal fascino della città, Parigi significava soprattutto frequentare una scuola dalla già grande tradizione di medicina clinica. Infatti, riorganizzatasi nei primi anni dell’800, la facoltà poteva contare dell’apporto di persone come Jean-Nicolas Corvisart des Marets, medico personale di Napoleone Bonaparte, René Laennec, importante anatomo patologo inventore dello stetoscopio, e tanti altri.
In un ambiente di importante produttività scientifica, Alexandre Yersin ottenne il dottorato nel 1888 in Microbiologia, con una tesi di ricerca sulla tubercolosi, che gli valse una pubblicazione.

Studente capace e brillante, venne notato e seguito in quegli anni da un importante scienziato del settore: Émile Roux, che gli aprì le porte dell’Istituto Pasteur.

La vita all’Istituto

Lavorò subito al vaccino antirabbico, che in quegli anni era sotto la lente d’ingrandimento in tutta Europa, fatto che valse diversi finanziamenti importanti.
L’istituto era all’epoca un centro all’avanguardia, per mezzi e idee, rappresentando oltretutto una delle grandi scuole della microbiologia del tempo, quella ovviamente di Louis Pasteur. L’altra, era quella tedesca, guidata da Robert Koch.

Yersin venne quindi inviato a Berlino per “studiare” questa nuova scuola, e tornò con un’ampia e dettagliata relazione.
Lavorò in seguito ancora sulla tubercolosi e la difterite per un po’ di tempo.

Dopodiché, emerse il suo lato da esploratore e, pur continuando a collaborare con l’istituto, decise di lasciare Parigi e quella routine a cui non riusciva ad abituarsi.

“È un po’ difficile quest’ultimo giorno in cui mi allontanerò da tutta la mia famiglia per arrivare così lontano.
Per fortuna non ci sono distanze di pensiero e di affetto…”


Il 21 Settembre del 1890, salpò a bordo della Oxus dal porto di Marsiglia, alla volta dell’Indocina Francese (territorio che comprendeva gli odierni Vietnam, Laos e Cambogia).

In Asia

Alexandre Yersin arrivò a Saigon (che nel 1975 prese il nome di Ho Chi Minh) il 18 Ottobre 1890, e lavorò come medico presso la Messageries Maritime, una compagnia francese di spedizioni mercantili.

Come primo incarico, fece il medico di bordo sul piroscafo  “Voga”, nella tratta Saigon-Manila.

Cambiò poco tempo dopo, restando sempre nel territorio vietnamita e potendo così disegnare dettagliatamente una mappa di quella zona del mar della Cina, altra attività che lo appassionava fortemente.

Iniziò quindi una proficua stagione di spedizioni, missioni e viaggi che gli fecero scoprire quella parte di mondo ancora ignoto, e di cui divenne in alcuni casi il primo esploratore. Il tutto, descritto minuziosamente in un diario e in alcune cartografie, che gli valsero dei riconoscimenti.

Fece ritorno in Francia, ma solo per un breve periodo e stavolta lasciando anche l’Istituto Pasteur. Tornò subito in Vietnam, a Nha Trang, dove ebbe modo già in precedenza di visitare gratuitamente i malati del posto.

Innamoratosi di una vita tranquilla e un ambiente amico, la sua “pausa” da ricercatore non durò molto. Nel 1894, una lettera del governo francese lo convocò per una missione ufficiale: indagare su un’improvvisa epidemia di peste in corso ad Hong Kong.

La missione

Come riporta lo storico Deville, autore di un libro sulla vita dello scienziato, questa fu una fase molto delicata per Yersin. Il fatto che fosse francese rendeva complicato muoversi in una colonia britannica. Nonostante ciò ottenne il permesso di condurre le ricerche.

Analizzò il liquido che ottenne dai bubboni delle vittime della malattia e scoprì la presenza di un “corpo estraneo”, che verrà identificato come un batterio, e nominato, appunto Yersinia pestis.

Al termine di questa ricerca, fece ritorno per un breve periodo in Francia per lavorare ad un vaccino anti-peste.

Gli ultimi anni

Rientrò quindi a Nha Trang, dove si dedicò ad un insieme di attività e passioni, che andavano oltre la ricerca medica.

Proseguì nel fornire visite mediche gratuite alla popolazione, oltre a dirigere l’Istituto Pasteur del posto e, per un breve periodo, l’ospedale di Hanoi.

Fece costruire case, laboratori, una rete stradale e partecipò alla progettazione sia dell’ospedale, sia dell’istituto Pasteur di Nha Trang che venne ultimato nel 1905.

In qualità di docente, tenne lezioni di fisica, chimica ed anatomia, cercando di diffondere la conoscenza scientifica alla popolazione.

Si interessò, inoltre, di ornitologia e di agricoltura, studiando a fondo alcune specie di piante e sperimentando la loro crescita in quell’ambiente.

Morì nel 1943 a Nha Trang; lo seppellirono in questa sua amata città, che contribuì a far crescere come nessun altro nella sua storia.

Focus: la Yersinia Pestis

La peste nera, il simbolo della morte nel medioevo e in tanti secoli precedenti e successivi, il male che tanto ispirò la letteratura e la pittura, con Alexandre Yersin ebbe finalmente un volto.

Inviato dalla Francia ad Hong Kong durante uno dei suoi tanti periodi a Nha Trang, Yersin iniziò ad occuparsi del caso, non senza difficoltà.

Proveniente da una colonia francese, con pochi mezzi a disposizione, si diresse in un luogo sotto il controllo degli inglesi, che non ne ostacolarono l’attività ma la ritardarono.

E questo rappresentava un problema, sia a livello medico e sociale, ma anche politico, poiché la Francia voleva risposte prima di chiunque altro, anche per una questione di prestigio.

Ma l’unico che poté impensierire Yersin in questo senso, fu il giapponese Shibasaburo Kitasato, eccellente microbiologo giapponese accorso sul luogo. 

Yersin arrivò da Saigon con la strumentazione necessaria e iniziò a prelevare materiale infetto dai bubboni dei malati.

Rientrò quindi alla sua “base”, un laboratorio costituito da una capanna (Figura 2) dove, in virtù del clima favorevole, il batterio riuscì a crescere rapidamente. Da una prima osservazione, notò dei corpi estranei al microscopio con una forma di bastoncino; annotò il tutto ed iniziò ad inviare le informazioni raccolte all’Istituto Pasteur in Francia. 
Non servì molto a capire che questo microbo era la causa scatenante della malattia. Al batterio in questione venne poi dato il nome di Yersinia pestis.

Intuì inoltre il ruolo fondamentale dei topi nella diffusione della malattia, sebbene non fu lui a scoprire che i veri portatori erano le pulci che li infestavano, ma un altro scienziato proveniente dalla scuola di Pasteur, Paul Louis Simond.

Capanna laboratorio di Yersin, a Nha Trang.
Figura 2 – La capanna-laboratorio dove Alexandre Yersin isolò il batterio responsabile della peste [Fonte: researchgate.net]

Lo sviluppo del vaccino

Rientrò quindi a Parigi dove, insieme ai colleghi Amédée Borrel e Albert Calmette, con i quali aveva già pubblicato studi sulla tubercolosi, iniziò a lavorare su un siero anti-peste. Dopo alcuni test su diversi animali, ottennero un siero efficace per i cavalli, nel 1895. I risultati furono soddisfacenti e i tre scienziati ritennero di poter procedere con la sperimentazione umana.

Yersin fece dunque ritorno in Cina, a Canton, una tra le città più colpite dalla piaga. Testò il siero su un ragazzo di 18 anni con evidenti segni della malattia, che guarì in pochi giorni, divenendo il primo al mondo ad essere curato efficacemente dalla peste.

Confortato dal risultato, Yersin poté quindi procedere con la somministrazione in altre città e a più persone, ponendo di fatto fine ad un incubo durato millenni.

Contributo scientifico

L’opera scientifica di Alexandre Yersin comprende una vasta gamma di aree ed interessi differenti, non ascrivibili unicamente alla microbiologia.

Ricordato sicuramente per il lavoro sulla peste e la scoperta del batterio responsabile di una piaga che per molti secoli terrorizzò la popolazione umana, va comunque citato per i suoi lavori in altri ambiti.

Anzitutto, diede un grande contributo agli studi sulla difterite e sulla tubercolosi, che insegnò anche ai suoi studenti in Indocina.

Di grande spessore anche la sua opera didattica, in materie chiave come l’anatomia, la fisica e la chimica, che si premurò di diffondere anche durante la sua esperienza in Asia.

E si ricorda, ovviamente, anche la sua attività di esploratore; fu infatti il primo a disegnare le mappe della costa vietnamita che percorse durante la sua esperienza come medico di bordo. Inoltre, fu il primo ad esplorare e percorrere alcune aree interne del paese, dando un impulso al suo sviluppo socio-economico.

Premi e riconoscimenti

Venne nominato Cavaliere dell’ordine del Dragone di Annam, riconoscimento assegnato per meriti militari e civili. Gli venne conferito da Bảo Đại, ultimo imperatore Vietnamita, per le sue esplorazioni che permisero di scoprire un altipiano, dove ora sorge la città di Da Lat.

Per la sua scoperta sulla peste, ottenne la Legione d’Onore francese.

Molte sono poi le scuole, i monumenti, le targhe e gli istituti dedicati a lui in diverse parti del mondo, segno che lasciò un’eredità inestimabile per le generazioni future di tutto il pianeta.

Fonti

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