Allergie alimentari: batteri “buoni” per contrastarle!

Introduzione

Il sistema immunitario ha un ruolo molto importante per il nostro organismo, in quanto ci protegge da agenti estranei, generalmente patogeni. Talvolta, però, questo sistema così efficiente funziona in maniera “anomala” nei confronti di alcune sostanze particolari, gli allergeni, presenti nell’ambiente, negli alimenti, nei farmaci. L’esposizione a questi genera delle reazioni da ipersensibilità, comunemente note con il nome di allergie. Ad oggi si stima che circa una persona su tre negli Stati Uniti soffra di allergia.

Cosa accade nel caso delle allergie?

Il sistema immunitario, che incontra per la prima volta l’allergene, produce un particolare tipo di anticorpi, le immunoglobuline E (IgE). Questo primo incontro, privo di sintomi, rende il soggetto sensibile. Il secondo incontro con l’allergene induce una risposta immunitaria esagerata. Le IgE legano la superficie di basofili e mastociti, promuovendo il rilascio di istamina, prostaglandine e leucotrieni. Questi inducono una serie di reazioni a catena che provocano infiammazione nei tessuti circostanti.

Allergie alimentari

È proprio delle allergie che ci vogliamo occupare in questo articolo, in particolare di quelle alimentari.

Nell’ultimo decennio, pare che il numero di soggetti affetti da allergie alimentari sia aumentato: negli Stati Uniti si stima che circa 32 milioni di persone ne soffrono, di cui circa l’8% sono bambini.

Le ragioni di questo aumento non sono ancora del tutto chiare, ma si pensa che dipenda dal cambiamento nello stile di vita dei Paesi Occidentali. Fattori come aumento del numero dei parti cesarei, diminuzione del tempo di allattamento al seno ed uso smodato di antibiotici non fanno altro che alterare l’equilibrio del microbiota, provocando quella disbiosi che è alla base di numerose allergie alimentari.

Microbiota: batteri “buoni” e batteri “cattivi

Le allergie alimentari nei bambini sono state oggetto di studio di due team di ricerca, quello del Boston Children’s Hospital e quello del Brigham and Women’s Hospital, che hanno collaborato per ottenere un risultato importante, pubblicato sulla rivista Nature lo scorso 24 giugno.

Questi ricercatori hanno raccolto campioni fecali da 56 pazienti con allergie alimentari e da 98 controlli. Analizzando i campioni, i ricercatori hanno riscontrato delle differenze tra i soggetti allergici e i controlli. Queste hanno portato a promuovere una distinzione, nel microbiota, tra batteri buoni e batteri cattivi.

Ma questi batteri “cattivi” sono i responsabili delle allergie alimentari?

Lo studio

I ricercatori hanno trapiantato i batteri fecali dei due gruppi di bambini in un ceppo particolare di topi allergici. Successivamente hanno somministrato a questi topi, come nutrimento, piccole dosi di alcune proteine contenute nelle uova (che sembra essere uno degli alimenti verso cui si sviluppa la maggior parte delle allergie alimentari), per sensibilizzare l’organismo. Dopo aver fatto questo, hanno somministrato ai topi sensibilizzati una quantità elevate di quelle stesse proteine.

I topi in cui erano stati trapiantati i batteri fecali dei bambini allergici, avevano sviluppato una reazione allergica molto grave, addirittura letale, come lo shock anafilattico, mentre al contrario gli altri topi erano risultati “protetti”.

Sia nei topi che nei bambini con allergie alimentari si è osservato un aumento della produzione di IgE a scapito delle IgA (anticorpi prodotti a livello del tessuto linfoide associato alle mucose dell’apparato digerente e dell’apparato respiratorio e coinvolti nell’immunità neonatale).

Dall’immunoterapia alla batterioterapia

Questa scoperta potrebbe essere utilizzata in ambito terapeutico per andare a curare le allergie alimentari somministrando batteri con funzione protettiva.

Ad oggi la terapia maggiormente utilizzata è l’immunoterapia A-SIT (Allergene-Specific Immunotherapy), che consiste nel somministrare all’individuo dosi crescenti di allergene, in modo tale da desensibilizzarlo e da rieducare le cellule del sistema immunitario nei confronti di questa particolare sostanza. Si tratta, però, di un processo lento e graduale.

Utilizzando la batterioterapia, mediante utilizzo di batteri appartenenti all’ordine dei Clostridiales (figura 1), si induce la protezione dell’organismo verso le allergie alimentari, andando ad agire direttamente sul sistema immunitario. Questa terapia permette l’attivazione di un meccanismo di trasduzione del segnale che coinvolge la proteina MyD88 e il gene ROR-γt in cellule Treg nascenti (cellule di natura regolatoria che hanno il compito di spegnere risposte immunitarie esagerate).

Figura 1: Batteri appartenenti all’ordine dei Clostridiales

Il microbiota dei soggetti allergici (sia nell’uomo che nel topo), invece, non riesce a promuovere l’attivazione di queste cellule. Inoltre, eliminando MyD88 o ROR-γt da queste cellule, viene meno anche la funzione protettiva della batterioterapia.

Con questo tipo di terapia non solo si potrebbe avere la prevenzione di questo tipo di allergie, ma, in modelli di animali allergici, si potrebbe arrivare addirittura all’eliminazione delle allergie.

Ad oggi è in fase I di sperimentazione clinica una batterioterapia da utilizzare nelle allergie alimentari pediatriche, la quale potrebbe essere utilizzata, successivamente, anche per altre allergie.

Emanuela Pasculli

Fonti

  • Genetic Engineering and Biotechnology News

Informazioni su Emanuela Pasculli 59 Articoli
Laureanda in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche in quel di Bari. Sono una ragazza molto curiosa e mi piace osservare ciò che mi circonda e trovare una risposta alle mie tremila domande. Grazie a questo blog ho unito due passioni: la microbiologia e la scrittura e spero che questo sia solo il punto di partenza.

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