Batteri che riscrivono la storia: fu Bartonella a sconfiggere Napoleone in Russia

Le malattie infettive esistono da sempre. Esse diventano una realtà preoccupante in caso di condizioni igienico-sanitarie precarie. Per tale motivo nel XIX secolo erano assai diffuse, specialmente durante le guerre. I soldati non avevano la possibilità di lavarsi e cambiarsi spesso e le trincee si trasformavano in veri e propri serbatoi di microrganismi patogeni.

A tal proposito un interessante studio, pubblicato sul Journal of Infectious Deseases, ha rivelato che la maggior parte dei soldati delle truppe napoleoniche che si incamminarono verso la Russia, morì stremata dal tifo esantematico e dalla febbre delle trincee. Entrambe trasmesse con ogni probabilità da pulci e pidocchi.

Il ritrovamento fortuito

A quanto pare non fu soltanto il freddo a decimare l’esercito Napoleonico nella famosa campagna di Russia (Figura 1). La Grande Armata difatti fu costretta ad una ritirata clamorosa quel gelido inverno del 1812: una fulminea infezione da Bartonella stava mietendo più vittime del grande “Generale Inverno” e della guerra stessa. Lo dimostrano le analisi sul DNA dei resti di alcuni soldati della Grande Armata, ritrovati in una fossa comune vicino Vilnius, in Lituania.

Nel 2002, durante alcuni scavi nei pressi di un cantiere, fu portata alla luce una moltitudine di ossa umane. Si trattava sicuramente dei resti dei soldati dell’Imperatore, come confermano le tipiche uniformi e l’effigie dell’aquila napoleonica. I corpi, sepolti sul fondo di quella che era, all’epoca, una trincea e ben conservati dalle basse temperature, hanno suscitato il curioso interesse di un gruppo di studiosi francesi del CNR di Marsiglia. La sfida era quella di mettersi alla ricerca della causa della morte di quei soldati. Le indagini si sono concentrate sul materiale biologico estratto dalla polpa dentale che, verosimilmente, non si era deteriorato col tempo.

La caratterizzazione della specie

Grazie all’analisi di ben 72 denti di 35 diversi scheletri è stato possibile isolare due tipi di DNA, uno umano e uno batterico. L’approccio molecolare a questo campione prevedeva un elevato grado di purezza per la caratterizzazione che ha portato a ben due risultati: Bartonella quintana e Rickettsia prowazakii, quest’ultimo riscontrato solo in 3 soggetti.

I campi di battaglia, come si può ben immaginare, pullulavano di pidocchi, pulci e zecche in grado di veicolare fino all’uomo gli agenti patogeni di numerose malattie, al tempo mortali per la stragrande maggioranza della popolazione. Non è stata una sorpresa, dunque, scoprire che fu proprio un batterio a sbaragliare uno dei più grandi eserciti mai esistiti. La storia ci insegna che dopo la Campagna di Russia fecero ritorno in Patria poche migliaia di uomini, a fronte del mezzo milione che era partito. Un terzo di essi fu “sconfitto” dalle infezioni.

E Napoleone? Rincasa, forse un po’ giù di morale, ma sicuramente illeso. Né il tifo né la febbre delle trincee riuscirono ad abbattere le sue difese immunitarie. Tuttavia non si esclude che tra le possibili cause della morte dell’Imperatore di Francia vi sia un batterio: Helicobacter pylori, non di rado diffuso negli accampamenti.

Campagna Russia 1812
Figura 1 – Ritiro di Napoleone dalla Russia di Adolph Northen. Il dipinto, un olio su tela realizzato nel XIX secolo, rappresenta il fallimento dell’invasione della Russia, nel 1812, da parte dell’esercito napoleonico.

La febbre delle trincee

Di questa malattia non si conosce molto se non l’agente eziologico e la sintomatologia. Causata da Bartonella quintana, probabilmente deve il nome al fatto di essersi assai diffusa tra i soldati della Grande Guerra, difatti una guerra di trincea. Trattasi di una malattia infettiva caratterizzata da malessere generale e febbre alta, che dura all’incirca 4-5 giorni. Per questo è conosciuta anche come “febbre quintana”. Le manifestazioni febbrili sono ricorrenti e recidive, anche anni dopo aver contratto la malattia, e sono occasionalmente accompagnate da rash e forti dolori ossei.

L’esordio è improvviso: i batteri responsabili permangono nel sangue a lungo prima della comparsa dei sintomi. La malattia, di cui l’uomo è l’unico serbatoio, è oggi curabile con antibiotici ed anche la mortalità ad essa associata è del tutto trascurabile. Tuttavia risulta essere ancora endemica nei Paesi in via di sviluppo e non è raro trovarla negli Stati Uniti, tra le popolazioni più disagiate, in Asia e in Europa orientale.

Un focus sull’agente eziologico

Bartonellaceae è una famiglia di batteri da sempre patogena per l’uomo che determina un insieme di malattie rare e poco conosciute: le cosidette bartonellosi. Tra le 8 specie pericolose per l’uomo le più comuni sono Bartonella bacilliformis (Figura 2), che causa la febbre di Oroya, Bartonella henselae, responsabile della malattia del graffio di gatto e Bartonella quintana, agente eziologico della febbre delle trincee.

specie bartonella flagelli
Figura 2 – Rappresentazione di Bartonella bacilliformis. Questo batterio presenta una fisionomia alquanto singolare: una forma a bastoncello ed un ciuffo di flagelli localizzati ad un estremità della cellula che consente il movimento. Questa specie è l’unica del genere Bartonella ad essere mobile.

Questi batteri sono bacilli gram negativi e crescono in presenza di ossigeno. Necessitano di un vettore, pulci, zecche e pidocchi in primis, per potersi diffondere (Figura 3). L’unica eccezione è rappresentata dalla specie B. henselae che invece si trasmette in seguito ad una lesione cutanea, provocata ad esempio dal graffio di un gatto.

Per la sintomatologia non specifica conseguente l’infezione, le bartonellosi da B. henselae sono state confuse molto spesso con la malattia di Lyme. In entrambi i casi infatti la malattia è trasmessa dalle zecche, presenta sintomi generali e sistemici come affaticamento, febbre e mialgia e dei tipici segni sulla pelle. Inoltre, date le modalità di diffusione di questi batteri, nonché la loro morfologia, le specie di Bartonella sono state identificate a lungo come Rickettsie.

Meccanismo di trasmissione

Solitamente Bartonella si comporta come un parassita intracellulare ed infetta solo soggetti deboli, con un sistema immunitario compromesso, tant’è vero che viene considerato un patogeno opportunista. Le cellule bersaglio sono gli eritrociti ma il meccanismo d’azione non è ben noto. Pare che dopo aver infettato le cellule del sangue il batterio promuova il rilascio di fattori in grado di stimolare la proliferazione delle cellule endoteliali vascolari.

B. bacilliformis, infatti, si replica una volta aderito alle emazie del soggetto contagiato per poi agevolare la sintesi del fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VGEF), favorendo così l’angiogenesi. Altre specie di Bartonella, come B. henselae e B. quintana, non legano i globuli rossi umani ma stimolano ad ogni modo il fattore VGEF.

modalità diffusione bartonella
Figura 3 – Modalità trasmissione di Bartonella. Una volta ingeriti, i batteri del genere Bartonella si stabilizzano nell’intestino degli ematofagi e/o mosche ed iniziano a moltiplicarsi per poi essere rilasciati negli escrementi di questi animali. Quando i pidocchi si nutrono del sangue di un ospite non ancora infetto, l’irritazione sulla pelle diffonde i batteri che tendono a nascondersi nei rivestimenti dei vasi sanguigni.

Bartonella nell’eziopatogenesi dei disturbi psichiatrici

Esistono numerose prove a favore di una possibile correlazione tra infezioni batteriche e schizofrenia. La malattia conosciuta col nome di neurosifilide è solo un primo esempio di come infezioni latenti non curate adeguatamente possono comportare deterioramenti cognitivi ed emozionali importanti. Recentemente, alla North Carolina State University, è stato condotto un nuovo studio interessante che connette disturbi psichiatrici e microrganismi. Un adolescente cui è stata diagnosticata una schizofrenia a insorgenza rapida, correlata indubbiamente ad un’infezione da B. henselae.

Il caso, pubblicato sul Journal of Central Nervous System Disease, ha puntualizzato che malattie croniche, autoimmuni e clinicamente complesse, possono essere attribuite a cause microbiche. Lo conferma, in questo studio, la presenza di lesioni sulla pelle del paziente, tipiche di Bartonella ed il successo di terapie antibatteriche combinate che, in caso contrario, non avrebbero portato ad alcun risultato. Si fa riferimento in particolar modo a malattie con decorso rapido, senza alcuna spiegazione medica specifica e ad esordio improvviso. Dalle malattie reumatoidi  alle convulsioni, dalle emicranie ai disturbi psichiatrici, per l’appunto.

Carla Caianiello

Fonti:

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