Chewing Gum masticati: quali batteri si possono trovare?

Introduzione

L’abitudine di masticare sostanze gommose pare che risalga agli antichi Maya, dopodichè in epoca moderna si è aggiunto il tabacco alle resine. Questa pratica, tipica in particolare dell’America Latina, nella seconda metà dell’Ottocento ispirò forse l’industriale statunitense Thomas Adams a mettere sul mercato i Chiclets nel 1871, ricavate da una resina gommosa di un albero messicano. In Italia la gomma da masticare arrivò alla fine della Seconda Guerra Mondiale, proprio grazie agli Alleati che distribuivano alla popolazione questa merce sconosciuta con la quale si cercava di alleviare la fame.

Chiclets
Figura 1 – Chiclets [Fonte: wikipedia]

Com’è fatto un Chewing Gum?

Le gomme da masticare di oggi sono costituite generalmente da due fasi: una fase insolubile in acqua e una fase idrosolubile che può essere composta da zucchero (se si tratta di gomme da masticare zuccherate) oppure da alcoli di zucchero come polioli (se le gomme da masticare sono senza zucchero). La parte insolubile non è commestibile, ma consente la masticazione per lunghi periodi.

Quanti Chewing Gum buttati?

Secondo alcune stime di Legambiente, le gomme da masticare sono al quarto posto nella classifica dei 10 rifiuti più inquinanti del pianeta. Tante tonnellate di gomme vengono gettate a terra e oltre a danneggiare l’ambiente, vi sono costi elevati di rimozione dalle strade delle nostre città. Nell’ambiente la degradazione naturale avviene mediamente in 5 anni. Inoltre i residui di gomma da masticare appiccicati agli edifici storici o alle opere d’arte contribuiscono negativamente alla conservazione dell’opera stessa.

Premio Ignobel per l’Ecologia 2021

Nel 2020, i chewing gum masticati e appiccicati sulle superfici sono stati i protagonisti di una ricerca scientifica molto originale e curiosa.

In particolare, alcuni ricercatori (Leila Satari et al., 2020) hanno utilizzato le gomme da masticare disperse in luoghi all’aperto di cinque diverse località del mondo, per valutare la componente batterica contenuta nelle gomme stesse. Hanno analizzato i batteri nelle diverse profondità della gomma (strati superficiali e strati più interni). Inoltre hanno eseguito un esperimento più specifico: dopo aver masticato un certo numero di gomme, le hanno appiccicate su una pavimentazione all’aperto per 12 settimane. In questo modo hanno analizzato i cambiamenti dinamici del contenuto batterico.

Risultati

Da questi esperimenti, si è osservato che tutte le gomme da masticare, buttate e analizzate, avevano una componente microbica relativamente simile tra loro.

Analizzando i cambiamenti dinamici, invece, si è visto come varia la comunità batterica nel tempo grazie ad analisi genetiche. La tecnica utilizzata si chiama Next Generation Sequencing (NGS) che consente di sequenziare rapidamente il DNA di migliaia di campioni in parallelo. Subito dopo la masticazione, il microbioma è costituito principalmente dai batteri tipici della cavità orale; dopodichè i batteri ambientali non orali colonizzano la gomma masticata. I batteri trovati della cavità orale sono principalmente Streptococcus spp. o Corynebacterium spp.; in poche settimane poi si trovano principalmente Acinetobacter spp.Sphingomonas spp. e Pseudomonas spp.

C’è da tenere presente che i cambiamenti ambientali di pH, temperatura, livelli di ossigeno o contenuto d’acqua possono svolgere un ruolo fondamentale nel cambiamento della comunità batterica della gomma.

I ricercatori di questo studio sono stati i vincitori del premio IgNobel per l’Ecologia nel 2021. Valutare la componente microbica dei chewing gum, successivamente alla loro masticazione, sputati e appiccicati su qualche superficie nell’ambiente, può essere utile in maniera significativa in diversi campi: nella medicina legale o negli studi per il controllo delle malattie contagiose, oppure per il biorisanamento dell’ambiente dai residui di gomma buttati.

Fonti

Crediti delle immagini

Immagine in evidenza:

Figura 1:

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