Cistite: infiammazione delle vie urinare

Caratteristiche della patologia

La cistite è un’infiammazione delle vie urinare che affligge per la maggior parte le donne.

Tale infiammazione è associata ad un’infezione batterica, il batterio protagonista in questione è l’Escherichia coli, batterio Gram-negativo che popola la parte bassa dell’intestino.

Anche se rappresenta un comune simbionte, il quale partecipa attivamente al processo digestivo, ci sono situazioni in cui E. coli si trasforma in un vero e proprio nemico per l’uomo, come nel caso della cistite. Il processo infettivo si verifica quando il batterio intestinale, raggiunge il condotto uretrale e risale in vescica colonizzandola.

cistite causa e rimedi
Figura 1 – cistite causa e rimedi [fonte https://farmaciadelvomero.it/cistite-sintomi-e-rimedi]

Eziologia e patogenesi della cistite

Causa predominante della cistite sono i microrganismi fecali, batteri normalmente presenti nelle feci, i quali, in determinate circostanze, riescono a raggiungere l’uretra e la vescica determinando così l’insorgenza della patologia. In modo particolare, maggior svantaggio è dato alla donna in quanto, quest’ultima avendo l’uretra più corta rispetto a quella maschile risulta essere più vicina al canale anale.

Come già detto, solitamente il batterio responsabile delle cistiti batteriche è Escherichia Coli. Quest’ultimo ha acquisito il soprannome di  super-mutante”, in quanto è dotato di grande capacità di sopravvivenza nel corpo umano. Inoltre, il soprannome è legato anche alla rapidità con cui è in grado di mutare in modo tale da resistere alle terapie antibiotiche per un certo periodo di tempo. L’Escherichia coli, quindi, è in grado di sopravvivere in ambiente acidi, adattandosi e moltiplicandosi con facilità in ogni tipo di ambiente. Difatti, risulta uno dei patogeni più pericolosi e resistenti contro cui combattere.

Tra le cause più comuni della cistite ritroviamo anche una condizione di stress, che indebolisce il sistema immunitario rendendolo incapace di contrastare l’attacco dei batteri.

Altro fattore predisponente è la menopausa, processo fisiologico naturale, il quale prevede la diminuzione dei livelli di estrogeni, determinando cosi un assottigliamento dell’uretra che favorisce la crescita di batteri dannosi.

Ulteriore causa sono le cattive abitudini, come cattiva igiene o una cattiva alimentazione caratterizzata da un eccessivo consumo di caffè, insaccati e alimenti raffinati. Inoltre, le cattive abitudini sono responsabili dell’insorgenza di una disbiosi da funghi, la quale genera una cistite batterica.

I sintomi della cistite

La cistite può essere fastidiosa e dolorosa. I sintomi più ricorrenti sono lo stimolo persistente a urinare in piccole quantità e la sensazione di bruciore durante la minzione. A completare la sintomatologia si aggiunge:

  1. presenza di dolore nell’area pelvica;
  2. sensazione di mancato svuotamento vescicale;
  3. possibili tracce di sangue nelle urine;
  4. leggera febbre.
 sintomi cistite
Figura 2 – sintomi cistite [fonte https://interlabanalisi.it/cistite-esami-delle-urine/]

Epidemiologia

Le infezioni delle vie urinarie rappresentano un importante problema sanitario a causa della loro prevalenza e morbilità. Solo negli USA ogni anno sono causa di circa sette milioni di visite ambulatoriali e circa un milione di ricoveri ospedalieri.

Si è calcolato che circa il 10-20% delle donne soffrirà almeno una volta di cistite nel corso della vita, e che l’incidenza della patologia aumenti con l’avanzamento dell’età, difatti circa il 20-50% delle donne over 60 soffre di cistite.

Nell’uomo, invece, la cistite si associa ad una prostatite batterica, ed anche per i pazienti di sesso maschile l’incidenza aumenta con l’avanzare dell’età.

Diagnosi e test di laboratorio

Per la diagnosi di un’infezione delle vie urinarie, l’urologo sottopone il paziente ad un’accurata anamnesi patologica familiare e ad una scrupolosa visita medica, per valutare la possibile presenza di patologie in atto, come un prolasso vescicale o sclerosi del collo vescicale.

Inoltre, il medico prescrive una serie di esami di laboratorio e diagnostici al paziente. Per esempio, un esame dell’emocromo, per valutare la presenza di una modesta leucocitosi. Fondamentale è l’esame delle urine con urinocoltura ed antibiogramma, con tale esame si identificheranno i germi patogeni responsabili dell’infezione in atto.

L’urinocoltura è fondamentale perchè permette di individuare un’adeguata e mirata terapia antibiotica per debellare nel migliore dei modi il patogeno responsabile dell’infezione, cercando di evitare farmaci non specifici.

Terapia

La cura più comune è l’utilizzo di farmaci antibiotici, tra i più utilizzati troviamo i beta-lettamici i quali inibiscono la sintesi della parete cellulare dei batteri rendendoli più sensibili e propensi ad una lisi osmotica. Un esempio di beta-lattamico ampiamente utilizzato è l’amoxicillina.

Nel caso di infezioni poco sviluppate o di prevenzioni si consiglia l’utilizzo di integratori alimentari. A riscontrare maggior successo tra scrivanie mediche e banconi da farmacia è uno zucchero semplice, il D-mannosio.

Quest’ultimo viene assorbito nel tratto intestinale superiore, in modo da non interferire con i livelli di glucosio nel sangue, arriva alla vescica dove lega le pareti, colonizza il batterio avvolgendolo e saturandone le fimbrie, per poi essere espulso attraverso le urine.

Ultimamente si è valutato di combinare il D-mannosio con il Lactobacillus paracasei per la profilassi delle infezioni delle vie urinarie. Il ceppo L. paracasei sembra essere in grado (in vitro) di metabolizzare gli ossalati, offrendo una potenziale protezione dal rischio di infiammazione intestinale.

Antibiotici vs Prebiotici

Durante una cura antibiotica è importante seguire nel modo giusto la posologia prescritta dal medico, in quanto, nella maggior parte dei casi, si ricorre all’auto-prescrizione, portando così alla formazione di ceppi resistenti. Nel caso dell’Escherichia coli, la resistenza si sviluppa in seguito a delle mutazioni o acquisizioni di elementi genetici mobili. Come la produzione dell’enzima beta-lattamasi. In questi casi, la cura antibiotica da “fondamentale” diventa “deleteria”, la terapia non mostrerà alcun effetto terapeutico sul paziente ma andrà solo a danneggiare la microflora, generando ulteriori fastidi nel paziente come:

  1. Disbiosi intestinale;
  2. Diarrea;
  3. Nausea;
  4. Vomito;
  5. Glossite;
  6. Stomatite.

Al contrario, un uso prolungato di prebiotici, genera una condizione protettiva del soggetto, ma non solo. Un prebiotico, data la trasformazione in acidi grassi a catena corta, è in grado di:

  1. riequilibrare la flora batterica intestinale;
  2. provocare un calo del pH nell’intestino crasso, con presunta riduzione della crescita di batteri patogeni;
  3. migliorare la funzionalità intestinale;
  4. stimolare la crescita di Bifidobatteri.

Talvolta è consigliabile combinare la cura antibiotica con un simbiotico, un integratore che contiene sia microrganismi probiotici che sostanze prebiotiche.

Durante una cura antibiotica il primo apparato a risentirne è quello digestivo. In particolare se la terapia è prolungata, a livello dello stomaco viene danneggiata la parete gastrica, generando delle vere e proprie erosioni della mucosa e causando fastidi come reflusso gastrico, stitichezza o diarrea. A livello dell’intestino, inoltre, viene alterata la microflora batterica, cuore pulsante del nostro sistema immunitario, in quanto la flora batterica “blocca” la diffusione delle infezioni e filtra le sostanze nocive generate dalla digestione di alimenti, impedendone la diffusione.

Assumere un simbiotico durante la cura antibiotica, può rappresentare un vero e proprio punto di forza per il paziente, non solo per l’aspetto preventivo nei confronti della patologia, da parte di un simbiotico, ma anche per compensare tutti gli aspetti negativi di una cura antibiotica.

Fonti

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