DCA e microbiota: la scienza va avanti!

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DCA: di cosa si tratta?

Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si è sentito a disagio con il proprio corpo. Quante volte avete detto o avete sentito dire “non mi piaccio”, “mi sento inadatta/o”? Quante volte vi siete guardati allo specchio e avete desiderato di avere una bacchetta magica per sentirvi più a vostro agio?

In una società in cui l’ideale di perfezione fisica sembra sovrastare l’intelligenza, la spontaneità e la naturalezza, dobbiamo tenere bene a mente che nessuno è perfetto, ed è proprio la nostra imperfezione a renderci unici. In alcuni casi, però, è difficile riuscire a gestire il rapporto con il proprio corpo, e si iniziano ad adottare comportamenti poco convenzionali e tutt’altro che salutari.

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono patologie caratterizzate dall’alterazione delle abitudini alimentari e da una preoccupazione ossessiva per il proprio peso. Tutti i disturbi dell’alimentazione sono più frequenti nella popolazione femminile, dove l’incidenza dell’anoressia nervosa è di circa 8-9 nuovi casi per 100mila persone, mentre per la bulimia si raggiungono i 12 casi. Mentre il tasso di diffusione dell’Anoressia Nervosa si mantiene piuttosto costante, quello della Bulimia è in continuo incremento.

I DCA sono disturbi complessi la cui eziologia è sconosciuta, ma che derivano dall’interazione tra fattori sociali (famiglia, amici), genetici e precipitanti (diete restrittive, tentativi di diete fallite, problemi personali). Coloro che ne sono affetti presentano un marcato disagio psicofisico che sfocia in condizioni quali depressione e disequilibrio emotivo.

L’aspetto clinico

Caratteristica di queste patologie è l’evata comorbilità clinica e psichiatrica. Oltre all’aspetto psicologico,infatti, è molto importante anche l’aspetto clinico. Il digiuno prolungato (nel caso dell’anoressia nervosa), il comportamento purgativo (nel caso della bulimia nervosa) e l’introduzione incontrollata di cibo (nel caso del binge eating), portano ad importanti alterazioni dello stato di salute come:

  • Danneggiamento di denti e gengive;
  • Erosione della mucosa di gola ed esofago;
  • Ulcere gastriche;
  • Alterazione della motilità gastro-intestinale e dei processi digestivi;
  • Anemia;
  • Alterazioni del ciclo mestruale;
  • Indebolimento muscolare;
  • Squilibri elettrolitici.

e molto altro….

Figura 1- effetti dell'AN
Figura 1- effetti dell’AN sul nostro organismo

Il rapporto tra DCA e microbiota

Come Feuerbach insegna, “l’uomo è ciò che mangia”. La nostra dieta, infatti, influisce notevolmente sull’assetto del profilo microbico intestinale, importante per la regolazione di molte funzioni metaboliche, immunologiche ed anche mentali. Oltre al loro ruolo nell’omeostasi energetica, infatti, i microbi enterici e i loro metaboliti possono modulare l’umore e il comportamento umano. I ricercatori hanno scoperto un vero e proprio asse intestino-cervello, collegato tramite percorsi neuronali, ormonali ed immunologici.  

Figura 2- interazione tra microbioma e cervello
Figura 2- Interazioni tra microbioma intestinale e il cervello: la modulazione del comportamento e dell’aspetto immunologico

Studi sull’anoressia nervosa

Nonostante all’interno della categoria dei DCA rientrino più patologie quali la bulimia nervosa (BN), il binge eating (BED) o l’anoressia nervosa (AN), gli studi atti a mettere in evidenza una relazione tra microbiota e DCA si sono concentrati maggiormente sull’anoressia nervosa, dimostrando che i caratteristici comportamenti del paziente anoressico possono indurre diversi cambiamenti a livello del microbiota intestinale. Nell’anoressia nervosa, in particolare, questa comunicazione a livello dell’asse intestino-cervello sembra essere alterata, portando ad una disregolazione dell’appetito ed a una percezione distorta della sazietà.

Le modifiche dell’assetto microbico: chi più e chi meno

Le modifiche apportate dalla malattia sul microbiota, non riguardano solamente l’assetto microbico ma anche i metaboliti da essi prodotti. E’ stato osservato che pazienti con AN presentavano un’abbondanza inferiore di batteri appartenenti ai generi StreptococcusClostridium, e Bacteroides e, a livello metabolico, un elevato contenuto di acidi grassi a catena ramificata (BCFAs) prodotti dai batteri stessi. I livelli dei BCFAs sono stati monitorati anche in fase di remissione ed è stato osservato che la loro presenza rimane comunque molto elevata.

Questo è molto importante, in quanto ci indica che il microbiota intestinale di pazienti clinicamente affetti da AN rimane metabolicamente anormale. In realtà, il meccanismo attraverso il quale il nostro microbiota  influenzi la persistenza dei disturbi alimentari non è del tutto chiaro e necessita quindi di ulteriori studi.

In uno studio effettuato da Pfleiderer e colleghi, in pazienti ospedalizzati sono stati scoperte ben 11 nuove specie batteriche appartenenti ai phyla FirmicutesBacteroidetes e Actinobacteria.

Ormoni e DCA: una relazione complicata

Il microbiota intestinale è influenzato da ormoni e neurotrasmettitori fisiologicamente prodotti dal nostro organismo e, a sua volta, è in grado di influenzare la secrezione ormonale. In particolare, alcuni microorganismi sono in grado di produrre dopamina, serotonina, noradrenalina e GABA (acido- γ-amminobutirrico) ed influenzare i livelli di ormoni connessi con gli stimoli di fame/sazietà (leptina, oressina e grelina).

In condizione fisiologiche, l’ormone della sazietà leptina sembra essere associato ad una maggiore abbondanza di Bifidobacterium e Lactobacillus e una ridotta abbondanza di Bacteroides e Prevotella, mentre l’ormone della fame grelina mostra relazioni inverse. Inoltre, sembra che i batteri intestinali aiutino a regolare il rilascio di oressina (un neuropeptide che regola l’eccitazione la veglia e l’appetito).

Nei pazienti con AN nervosa, invece, è stato osservato un ribaltamento dell’assetto ormonale: si ha un aumentato di grelina ed oressina ed una riduzione dei livelli di leptina e tiroxina.

Figura 3- le funzioni della leptina
Figura 3 – la leptina, normalmente prodotta dal tessuto adiposo, regola il senso di sazietà ed è inoltre coinvolta in molte altri processi fisiologici

Infine, alcune caratteristiche dell’AN come la fame costante, lo stess ed il disturbo bipolare sono connesse ad un aumento dei livelli sierici, urinari e salivari di cortisolo, il cosiddetto “ormone dello stress”. Questi aumentati livelli di cortisolo sono correlati sia ad uno stato di malnutrizione (che determina quindi un ridotto catabolismo dell’ormone) e sia ad un’aumentata produzione. Anche in questo caso, si è indagata la possibile correlazione tra l’ormone e il microbiota.

Alcuni studi hanno dimostrato che la somministrazione di lattobacilli e bifidobatteri, carenti in pazienti con AN, ha portato ad una riduzione dei livelli sierici di cortisolo. Questo va ad enfatizzare ancor di più la relazione tra stress, DCA e microbiota.

Come fanno i batteri intestinali ad influenzare l’assunzione di cibo?

Agiscono attraverso la produzione di particolari peptidi analoghi a neuropeptidi e neuroormoni implicati nella regolazione dell’appetito nell’uomo. Anche il microbiota del sistema intestinale, infatti, rappresenta una fonte antigenica molto importante: questi antigeni microbici, i quali vengono vengono riconosciuti come “estranei” dal nostro sistema immunitario, possono innescare la produzione di autoanticorpi che reagiscono con i normali neuropeptidi andando a scatenare una risposta immunitaria ed interferendo con il normale funzionamento del sistema ormonale. Tali autoanticorpi, infatti, agiscono proprio a livello dei i sistemi ipotalamici responsabili della regolazione dell’assunzione di cibo.

Un esempio? Sono stati individuati autoanticorpi che si legano all’ormone α-melanocita-stimolante, un ormone che manda al cervello segnali riguardanti l’appetito. Un altro importante studio si è concentrato sul ruolo della proteina C1pB: si tratta di una proteina prodotta da alcuni microrganismi commensali e patogeni in grado di mimare l’attività dell’alfa MSH, il quale svolge un ruolo importante nella regolazione dell’appetito mostrando effetti anoressizzanti.

In conclusione….

I disturbi del comportamento alimentare vengono molto spesso sottovalutati, anche se rappresentano un problema importante nella società odierna. L’eziopatogenesi e i meccanismi neuronali sono in realtà in parte sconosciuti, ed è quindi importante continuare a fare ricerche in quanto, comprendere il meccanismo che c’è dietro il problema, è sicuramente un buon punto di partenza per risolverlo.

Fonti

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