Encefalopatia traumatica cronica (CTE)

L’encefalopatia traumatica cronica o CTE, comporta la deplezione delle cellule cerebrali causata da ripetuti traumi cranici o esplosioni. Questa patologia si sviluppa con il progressivo accumulo nel cervello di una proteina (Tau), che comporta la morte delle cellule cerebrali.

Proteina Tau

Presso la University of Toronto in Canada è stato svolto uno studio che ha coinvolto 22 ex atleti professionisti di Canadian Football, hockey e snowboard. I risultati ottenuti sono stati confrontati, poi, con 12 persone affette da Alzheimer e 5 individui sani. Lo studio riporta che circa la metà degli atleti aveva livelli di proteina Tau, nel liquido cerebrospinale, superiori alla norma. Tale proteina è stata collegata alla CTE.

Differenza tra un cervello sano ed uno affetto da CTE
Figura 1 – L’immagine evidenzia come si presenta un cervello sano (a sinistra) ed uno affetto da CTE (a destra). [Fonte: Boston University Center for the Study of Traumatic Encephalopathy]

Lo studio è proseguito, poi, riportando che gli atleti con livelli più elevati di Tau, sottoposti ad un test che misura l’abilità di pensiero, mostravano un punteggio inferiore rispetto agli atleti con normali valori di Tau. Inoltre, le scansioni cerebrali hanno evidenziato che la sostanza bianca del loro cervello si mostrava gravemente alterata. Fino ad ora, è stato possibile diagnosticare l’encefalopatia traumatica cronica solo dopo il decesso, attraverso analisi istologica. Tuttavia, uno studio recente apre le porte ad una possibile e futura diagnosi in soggetti vivi, mediante PET . 

Sintomi da CTE

I sintomi della CTE possono iniziare in età avanzata, a volte dopo i 60 anni. Alcuni soggetti colpiti da CTE presentano sintomi lievi da giovani che poi peggiorano con l’avanzare dell’età.

I principali sintomi includono: 

  • Depressione;
  • Irritabilità;
  • Pensieri suicidi;
  • Aggressività;
  • Demenza;
  • Difficoltà nel parlare chiaramente.

Come viene diagnosticata la CTE

Ad oggi i medici possono solo ipotizzare che questa si manifesti in soggetti che hanno avuti numerosi episodi di traumi cranici e che palesano i suddetti sintomi. Non esiste, tutt’ora, alcun esame diagnostico che permetta di affermare con certezza assoluta che il paziente soffra di tale malattia. Purtroppo, l’unico modo per averne certezza è studiare il cervello post-mortem.

Come si tratta la CTE

Purtroppo, non esistono cure per la CTE ma ci sono piccole linee guida che possono essere utilizzate dai medici:

  • Vita in un ambiente sicuro e definita da una routine ed attività regolari;
  • Psicoterapia;
  • Farmaci per alleviare eventuali sintomi.

Prima che le loro capacità decisionali siano compromesse, i soggetti con CTE devono prendere quante più decisioni mediche, finanziarie e legali possibile. Questo comprende la scelta di una persona di fiducia in grado di prendere ulteriori decisioni mediche per conto suo una volta che lui o lei non sia più in grado di farlo.

Dr. Bennet Omalu, l’uomo che sfidò la NFL

Nel 2002, il Dr. Bennet Omalu, medico legale, eseguì l’autopsia di Mike Webster, ex centro dei Pittsburgh Steelers morto a 50 anni, improvvisamente, dopo anni difficili tra diminuzione delle facoltà mentali, sbalzi d’umore, depressione, abuso di droghe e numerosi tentativi di suicidio.  Il cervello di Mike inizialmente sembrò normale ma Omalu decise di eseguire analisi supplementari, autofinanziandosi, perché sospettò che dietro a quella morte improvvisa ci fosse qualcosa di nascosto. Da queste analisi scoprì un accumulo della proteina Tau nel cervello di Mike. Nel 2005, Omalu pubblicò, sulla rivista Neurosurgery, un articolo denominato Chronic Traumatic Encephalopathy in a National Football League PlayerOvviamente, i medici della NFL smentirono il lavoro di Omalu. 

Scontro tra due giocatori di football americano
Figura 2 – Scontro tra due giocatori di football americano [Fonte: www.biopills.net]

Nel 2006 Omalu pubblicò un secondo articolo in seguito alla morte di Terry Long, ex giocatore di NFL, morto suicida a 45 anni. Anche in questo caso, Omalu aveva riscontato una elevata concentrazione della proteina Tau nel cervello di Terry ed anche nei cervelli di Justin Strzelczyk, morto a 36 anni, Andrew Waters, morto a 44 anni, e Tom McHale, morto a 45 anni. Tutti ex giocatori di football americano. Nel 2007 Omalu presentò la sua ricerca al Commissioner NFL Roger Goodell, ma venne di nuovo confutata ed archiviata. La NFL non riconobbe alcuna attinenza tra le commozioni cerebrali del football e l’encefalopatia traumatica cronica fino al 2009. Nel 2015 tramite il film “Zona d’ombra”, in cui Will Smith interpreta magistralmente il Dr. Omalu affrontando tale problematica e rendendo omaggio ad un uomo e scienziato straordinario che ha perseguito un obiettivo anche a costo della sua stessa incolumità. 

Fonti

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