Essere, essenza, olii essenziali. Filosofia antibatterica.

Essenziali, per la Biologia, sono quelle molecole di per sé improducibili, a partire da altre; per conversione, sostituzione di gruppi funzionali; inderivabili, dunque, inesorabilmente. La loro necessarietà, il loro valore, è racchiuso in questa rarità biologica, che richiede quindi un’acquisizione da tal quali. Da fonti generose, quanto ignare. Pena, l’interruzione di infinitesime catene enzimatiche, cordate metaboliche, con in capo il destino dell’essere. La sua essenza. Vorticoso punto concentrico, di ordini e principi.

Concentrato. Essenza. Essere. Quello stagiritico « essere in quanto essere » da cui gòcciola sostanza, materica οὐσία; distillato Vero, con cui far fronte al reale. E le taciturne piante, metafisicamente così sussistono: con scorte inducibili di umori fenolici; pronte a respingere eterne proteiformi ostilità. Essenziali olii, dal potenziale appena dischiuso.

Olii essenziali: già utili, sempre più indispensabili.

Le sfide, più propriamente le minacce, alle attuali rese agricole, a qualunque destinazione segnate, crescono, mutano e si impermeabilizzano, alle nostre controffensive chimiche. Ne restano bruciati e veneficati solo suolo, acque, atmosfera: condannate, le catene trofiche, a far circolare atomi, estranei e disgreganti, per i corpi viventi, di ogni ordine e regno.

Finora, le pratiche agronomiche hanno contato su preventivi trattamenti a base di rame, nella strenua difesa dei raccolti; rame sì, e tuttavia sprofondato in vettori chimici. Ma se da un lato il rame si presenta stabile, efficace, e clemente, con i nostri sistemi biologici, dall’altro il costante ricorso, crea accumulazione, e persino resistenza nei microbi; come ogni furbo fitofarmaco. Tanto, da indurre gli organismi di controllo europei, nel 2019, a porre un freno; almeno su grande, evidente, scala. Mentre, la cùpride arma, residua ancora in contesti a regime biologico; di patenza minore.

E fuori dalla Coscienza Europea, l’antibiotizzazione ambientale continua ottusa, a vagare sulle gambe di streptomicina e gentamicina. Fulcri, di sempre nuove formulazioni; pronte, a permanere in tracce su ogni prodotto ortofrutticolo. Crescente, l’antibioticoresistenza dei microbi; annichilente, la prospettiva funzionale di ogni vivente sistema.

Prima che antibatterica, l’essenza fu prece liturgica

Artemisia per Iside, maggiorana per Osiride. Le pareti si fanno d’oro e la dimensione si schiaccia nel piano. Aromi, in un cono di cera che, al calore del sole fondendo, rilasciano i sacri sentori (figura 1).

Resina di terebinto, mirra, cinnamomo, giunco odoroso, zafferano, bdellio, semi di aspalato, spighe di nardo, cassia pura di buona qualità, cipero puro; bacche resinose e grandi di ginepro. Vi uniscono poi calamo aromatico, miele e vino quanto basta. Mettono in un mortaio e pestano bdellio, vino e mirra. Poi aggiungono ancora del miele e vi uniscono gli acini di uva. Alla fine, i restanti ingredienti dopo averli pestati. Quindi ricavano delle pastiglie di forma tondeggiante e le offrono agli dèi in forma di fumum.

Galeno, Antidoti XIV.

Da quel « per fumum », gli olii essenziali ne hanno fatta di strada. Non mutando fama, né tanto meno impieghi, ma correndo tutte le terre emerse, al servizio di svariate culture; battezzati poliglotti, e fiorenti ritrovati. Persi, e ritrovati. Dissolto Illo Imperium, la medica sapienza si rintanò nell’àlveo orientale. Costantinopoli. Con tutti i libri di Galeno, Ippocrate, Dioscoride, al sèguito. Ne fioccarono tradotti in persiano, in arabo. Ne giovò Avicenna, e non negò al mondo i suoi progressi. A lui, persino, c’è un soffio che attribuisce l’invenziòn dell’alambicco; nel X secolo. Fede farebbero i nomi arabi, d’instromènto, e di sua fase mobile: al hambic, e solvente al kohl.

L’Europa perse patrimonio. E poi lo ristrappò a sé, in sortite polisemiche; crociate. L’Evo orbo degli adusi agi, intanto, scorse turbolento con le amare carestie, pungolato alla ri-esperienza pratica, diretta, sui germogli farmaceutici. Quindi, Lullo e l’alchimia rinascimentale. Poi ancora il manoscritto Clavis Artis, tra XVII e XVIII secolo, infarcito di disegni a penna, di curiosi oggetti estrattivi, sondanti. Fino alla consacrazione storica dell’attuale alambicco.

Alla deriva chimica, ci deve pur essere un’alternativa: lo studio.

Questo, è quanto va ripetendosi, entro i propri ranghi, che vibrando risuonano fin qui, la Ricerca tutta. Tutta tesa a questo scopo; di ogni piega organica, fungente d’arma biodinamica, fa matrice di sondaggio. Prospettiva e motore, dell’ultima azione sperimentale, condotta da M. R. Proto e dai suoi colleghi, tra ateneo e IRCSS di Bologna e Roma, è la confutazione dell’antibiosi, in olii essenziali ed idrolàti.

Li distinguono, olii essenziali ed idrolàti, il peso, la natura, la densità delle molecole attive: il vapore di distillazione porta con sé l’olio essenziale; esso poi condensa, nella serpentina di raffreddamento, separandosi dall’olio; per il diverso peso specifico. Pure, l’acqua distillata resta marcata d’olio essenziale e dei suoi attivi. Nasce l’idrolato: acqua aromatica.

Gli olii essenziali (OE), coinvolti nelle prove sperimentali sono:

  • Origanum compactum carvacrolo (OC);
  • Thymus vulgaris timolo (TM), e tujanolo (TJ);
  • Satureja montana carvacrolo (STG).

Gli idrolati (Hy), invece, interessati dalla verifica sperimentale sono:

  • Satureja montana (HySTG);
  • Citrus aurantium var. amara (AA).

Mentre gli olii essenziali hanno subìto emulsione, gli idrolati hanno partecipato da tal quali. E l’emulsione si è configurata come due diversi prodotti: pur partendo dalla medesima miscelazione di OE 1% e Tween80 1%, la tecnica di mescolamento mediante vortex, la miscela M1, e mediante agitatore magnetico riscaldante, la miscela M2, ha fatto la differenza. Differenza ad esame obiettivo: lattescente ed opaca la M1, miscela chiara la M2. Differenza d’applicazione: la M2 impiegata, infatti, solo in test ex vivo ed in planta.

Minute e specifiche dell’idea sperimentale.

Tale nuovo lavoro d’indagine sugli antichi olii essenziali, si dipana tra tests in vitro delle capacità di OE ed Hy contro Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi (agente eziologico del cancro batterico dell’ulivo), Allorhizobium vitis (agente eziologico del fiele della corona dell’uva), Erwinia amylovora, e Xanthomonas vesicatoria. Ma anche, tests ex vivo contro E. amylovora (agente eziologico del colpo di fuoco batterico delle Pomaceae -pero, melo, cotogno, nespolo), in grado di valutare la loro efficacia sulla prevenzione finanche dei sintomi patologici su fiori di pero e suoi piccoli frutti, se applicati direttamente; e contro anche popolazione epifitica di E. amylovora, su fiori di melo.

Ed infine, tests in planta su piante di pomodoro per sondare l’efficacia contro X. campestris pv. vesicatoria (agente eziologico della maculatura batterica fogliare di pomodoro, BLST).

Gli antagonisti microbici, son dovuti essere, per esigenze sperimentali: E. amylovora 273R1 (ceppo wild-type, e ceppo rifampcina resistente), X. vesicatoria DISTAL 2684, A. vitis DISTAL 5159, P. savastanoi pv. savastanoi DISTAL 11,628.

In vitro: microdiluizioni e macrodiluizione.

Nei saggi di microdiluizione, le cui aliquote di sospensioni batteriche iniziali corrispondevano a 50 µL, i ricercatori hanno destinato al controllo positivo il terreno liquido LB brodo, con Tween80 all’1%; LB addizionato con 100 µg/mL di streptomicina solfato (SM), controllo negativo. Mediante idonee piastre da microtitolazione, gli operatori hanno quindi valutato due parametri fondamentali: la concentrazione minima inibitoria (MIC) e la concentrazione battericida minima (MBC). Relativamentente alle capacità di olii essenziali e idrolati.

MIC, definisce la più bassa concentrazione, in grado di inibire il 99% delle crescite batteriche; MBC, la minor concentrazione correlata alla morte del 99% o più dell’inoculo microbico iniziale.

Nei saggi di macrodiluizione, invece, in cui l’inoculo microbico iniziale ammontava a 150 µL, tale aliquota nemica è stata aggiunta a 15 mL di brodo LB. La sospensione poi inoculata a sua volta in solo brobo LB; ed in brodo addizionato con streptomicina solfato (SM); rispettivamente, controllo positivo e negativo. Quindi incubazione a 80 rpm d’agitazione, 25°C di temperatura, per 24 ore.

Esiti d’efficacia degli olii essenziali e degli idrolati.

I risultati, giunti nelle mani dei ricercatori, parlano di olio essenziale di Origanum compactum carvacrolo (OC), e di idrolato di Satureja montana (HySTG), come dei più efficaci contro Erwinia amylovora, Xanthomonas vesicatoria ed Allorhizobium vitis; con MIC e MBC compresi tra 0.015% and 0.06% v/v. Mentre, contro Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi, l’origano in olio essenziale, ha portato i parametri rispettivamente a 0.03% v/v per MIC, 0.015% v/v per MBC.

L’olio essenziale meno adatto è risultato Thymus vulgaris tujanolo (TJ), con la minor efficacia antibatterica, nei confronti di ogni agente fitopatogeno.

Tra gli idrolati, invece, su tutti i nemici microbici delle piante in questione, ha brillato per solerzia di Citrus aurantium var. amara (AA); MBC pari a 3.1 v/v. Meno soddisfacente Satureja montana (HySTG), con MBC di 50% v/v.

Incidenza patologica e dinamiche di popolazione: terpeni v/s antibiotici.

Sarà bene tener presente negli OE, in particolare di Thymus vulgaris timolo (TM), i composti presenti siano prevalentemente dei monoterpeni; con linalolo, alcol monoterpenoide, e βcariofillene, monoterpenoide biciclico. Timolo e carvacrolo, ancora, monoterpeni fenolici. Così, questi ultimi, insieme al monoterpene e cicloesandiene, γ-terpinene, ed il monoterpene aromatico para-cimene, si ritovano, nell’OE di origano.

Componenti principali, invece, degli idrolati sono linalolo, citronellolo, geraniolo e nerolo; carione, terpinolene e α-terpineolo; in particolare nel Citrus aurantium var. amara (AA).

Ebbene, i ricercatori hanno riscontrato che sui fiori di pero nessun trattamento con olii essenziali sia efficace. A 4 giorni dall’inoculo, infatti, la minor incidenza patologica (DI) sui fiori pare essere merito dell’Origanum compactum carvacrolo (OC) allo 0.06%: DI pari a 42%. Più alta, invece, con percentuali diverse, Origanum compactum carvacrolo (OC) allo 0.12%, e Thymus vulgaris timolo (TM) allo 0.06%. Quasi paragonabili al controllo. A 6 giorni dall’inoculo, invece, Origanum compactum carvacrolo (OC) allo 0.06%, Origanum compactum carvacrolo (OC) allo 0.12%, e Thymus vulgaris timolo (TM) allo 0.06%, tutti, hanno espresso DI alte (75%, 71%, 87%, rispettivamente).

Invece, sui fiori trattati con streptomicina solfato, la DI valutata, dopo 4 come dopo 6 giorni, rispetto all’inoculo, rende i valori tristemente allettanti: pari allo 0%, e 13%, rispettivamente. Così come, ad esame obiettivo dei fiori, la necrosi del calice è evidente con origano e timo. Inestistente sotto antibiotico.

L’ex vivo, si giova dei dati in vitro. Per ora, l’essere vegetale arranca.

Sulla scorta dei risultati appena descritti, i ricercatori hanno scelto di applicare sui frutti immaturi di Abate Fétel, delle concentrazioni essenziali congrue: Origanum compactum carvacrolo (OC) allo 0.12%, e Thymus vulgaris timolo (TM) allo 0.12%, emulsioni M1 ed M2. Queste percentuali, insieme a quella di Citrus aurantium var. amara (AA) al 10%, non hanno addotto soddisfacenti incidenze patologiche, che vedessero quindi una riduzione.

Anzi, ad onor del Vero, a distanza di 3 giorni dall’inoculo, sui piccoli frutti, trattati con origano da emulsione M1 allo 0.12%, ed idrolato di Citrus aurantium var. amara (AA) al 10%, l’incidenza nefasta è schizzata fino al 100%. Meno deludente, invece, il trattamento, sui frutti, con le emulsioni M2 di origano e timo (TM), allo 0.12%, la cui incidenza DI si è almeno attesta sui rispettivi 87% ed 82%. Ma dopo 6 giorni, anche in questo caso, la débâcle ha toccato il 100% di DI.

Impietosamente diverso l’esito offerto dal trattamento chimico con streptomicina solfato: 12% di DI, dopo 3 giorni; solo il 32% dopo 6 giorni. E per dirla tutta, a fronte di questo deludente impatto sulle cariche microbiche, gli olii essenziali non risparmiano i fiori dalla loro fitotossicità, con imbrunimento dei petali e progressiva necrosi dell’intero fiore. L’osservazione, inoltre, condotta con SEM in microscopia, non ha fatto altro che confermare quanto di macroscopico è emerso, aggiungendo che tale disfacimento tissutale nelle piante, dovuto all’olio essenziale di origano allo 0.5%, per esempio, è in atto già dopo 24 ore.

Resistenza indotta, in piante di pomodoro da olii essenziali: non si annunciano miracoli.

Quel che è evidente, è la forte pressione patologica anche su piante di pomodoro. Così, per tentare di eludere gli effetti fitossici degli OE, i ricercatori hanno applicato solo idrolato di Citrus aurantium var. amara (AA), contando sulla rarefazione in esso del contenuto essenziale. Per mezzo di due fasi sperimentali distinte, i ricercatori sono giunti a comprendere che una percentuale di Citrus aurantium var. amara (AA) pari al 4.5%, origano allo 0.03% e 0.015%, determini, almeno, una riduzione della severità della patologia batterica.

Si ragiona su valori di 23 spots/foglia, 27 spots/foglia e di 28 spots/foglia, rispettivamente; a fronte, pur sempre, di un acibenzolar-S-metile 75 µg/mL, capace di contere il parametro maculare entro 19 spots/foglia e 4 spots/foglia, tra prima e seconda fase, in esperimenti in planta.

La strada è lunga, ma la meta è essenziale.

Essenziale. L’essenza, per lo Stagirita, è ciò che non può essere nient’altro, da sé. Essenziale, oggi, è rivolgere tutte le attenzioni, intenzioni e strategie d’indagine alla riconversione dei mezzi difensivi, in campo microbiologico ambientale, dalla chimica, alla biochimica; vegetale, fungina, fin batterica. Gli olii essenziali, fanno onore al proprio nome negli organismi da cui stillano, ed in molti altri sistemi metabolici esterni. Il nostro organismo, li ringrazia da tanto, tanto tempo. Anche a nostra insaputa.

Un passo in avanti mancato, un odierno « non-essere », non è che una serie di passi laterali, di là da venire.

Alcune cose sono dette esseri perché sono sostanza, altre perché affezioni della sostanza, altre perché vie che portano alla sostanza, oppure perché corruzioni, o privazioni, o qualità, o cause produttrici o generatrici sia della sostanza, sia di ciò che si riferisce alla sostanza, o perché negazioni di qualcuna di queste, ovvero della sostanza medesima. (Per questo, anche il non-essere diciamo che « è » non-essere).

Aristotele, Metafisica, Libro IV.

Fonti

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Ilaria G. Giuliani

Autrice di Microbiologia Italia. In principio, fu la collaborazione di ricerca, in Microbiologia e Tecnologia Alimentare, presso il CNR-ISPA BARI. Poi l'approfondimento in Nutrizione Umana, declinato in consulenze professionali e programmi didattici, di Educazione Alimentare. La divulgazione scientifica, adesso, ha preso il sopravvento. Scrivere, è farsi ascoltare. Meglio.

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